C’è tempo fino al 30 agosto 2026 per partecipare al nuovo studio di settore sulla professione di architetto in Europa, promosso dal Consiglio degli Architetti d’Europa – ACE-CAE.

Il questionario è rivolto esclusivamente agli architetti e ha l’obiettivo di aggiornare il quadro economico, sociale e professionale del settore, verificando come il lavoro e l’organizzazione degli studi siano cambiati negli ultimi due anni. I dati raccolti confluiranno nel nuovo rapporto europeo sulla professione e contribuiranno alla definizione delle future politiche di settore.

Partecipa entro il 30 agosto al sondaggio ACE-CAE 2026 sulla professione di architetto in Europa: lavoro, compensi, IA, BIM e sostenibilità del settore UE.

Lo studio sulla professione di architetto in Europa viene realizzato con cadenza biennale e raccoglie dati statistici, sociologici ed economici sugli architetti, sul mercato della progettazione e sull’organizzazione degli studi professionali.

L’indagine permette di confrontare la situazione dei diversi Paesi europei e di costruire una serie storica attraverso la quale osservare l’evoluzione della professione: dimensioni degli studi, modalità di impiego, redditi, carichi di lavoro, specializzazioni, mobilità internazionale e prospettive future.

I risultati dell’edizione 2026 saranno presentati nel corso dell’Assemblea generale dell’ACE prevista entro la fine dell’anno.

Cosa viene chiesto agli architetti

La prima parte del questionario raccoglie informazioni sul profilo professionale dei partecipanti, come età, genere, anzianità lavorativa, stato occupazionale e numero di ore lavorate ogni settimana.

Agli architetti viene inoltre chiesto di descrivere il proprio settore di impiego. Le opzioni comprendono, tra le altre:

  • titolare, socio o direttore di uno studio privato;
  • dipendente di uno studio professionale;
  • libero professionista;
  • lavoratore dell’industria o del commercio;
  • dipendente di enti locali, amministrazioni regionali o Governo centrale;
  • professionista impiegato in istituti di istruzione, autorità sanitarie o altri organismi pubblici.

L’indagine approfondisce anche le dimensioni dello studio o dell’organizzazione presso cui si lavora, considerando il numero complessivo di architetti, progettisti, tecnici, assistenti e altri professionisti coinvolti nelle attività di progettazione e costruzione.

Mobilità professionale e lavoro all’estero

Un’apposita sezione riguarda la mobilità internazionale degli architetti. Il questionario chiede se il professionista abbia lavorato all’estero negli ultimi dodici mesi o se abbia preso seriamente in considerazione l’ipotesi di trasferirsi in un altro Paese europeo o extraeuropeo.

Tra i possibili ostacoli al lavoro internazionale vengono indicati:

  • difficoltà nel trovare incarichi;
  • conoscenze linguistiche insufficienti;
  • scarsa conoscenza della normativa urbanistica ed edilizia locale;
  • problemi legati al riconoscimento delle qualifiche;
  • difficoltà nel trovare partner professionali;
  • disponibilità finanziarie limitate;
  • problemi personali o organizzativi legati al trasferimento;
  • conoscenza insufficiente del mercato e dei sistemi tariffari;
  • copertura della responsabilità civile professionale per i lavori svolti all’estero.

Viene inoltre verificato se il professionista abbia svolto una parte del proprio percorso di studi in un Paese europeo diverso da quello in cui risiede attualmente.

Redditi, formazione e pensione

Lo studio raccoglie anche informazioni sulla retribuzione annuale degli architetti. I dipendenti possono indicare salario, bonus, dividendi e altri compensi, mentre i titolari e i soci di studi privati sono invitati a comunicare l’utile lordo conseguito nell’anno precedente.

Altri quesiti riguardano il numero di ore dedicate alla formazione professionale continua, l’età alla quale si prevede di andare in pensione e la possibilità di continuare a lavorare come architetto fino al termine della carriera professionale.

Una parte specifica è dedicata alla polizza di responsabilità civile professionale, con domande sulla presenza della copertura assicurativa e sul massimale previsto, da meno di 100mila euro fino a oltre 10 milioni di euro.

BIM, modellazione 3D e strumenti digitali

Una delle sezioni più significative dell’edizione 2026 riguarda la digitalizzazione degli studi di architettura.

Ai professionisti viene chiesto quali strumenti utilizzino personalmente con maggiore frequenza. Tra le tecnologie considerate figurano:

  • programmi di modellazione 3D;
  • software BIM, con informazioni integrate all’interno del modello;
  • programmi di rendering;
  • strumenti di coordinamento progettuale e clash detection;
  • software per la simulazione delle prestazioni energetiche e ambientali degli edifici;
  • programmi di progettazione parametrica;
  • strumenti di rilievo tramite laser scanner;
  • stampanti 3D;
  • tecnologie di realtà aumentata e realtà virtuale;
  • ambienti di condivisione dei dati, conosciuti come Common Data Environment – CDE.

Le risposte permetteranno di valutare quanto le tecnologie digitali siano effettivamente entrate nelle attività quotidiane degli studi e quali strumenti siano maggiormente utilizzati nelle diverse realtà professionali europee.

Intelligenza artificiale nella professione di architetto

Particolare attenzione viene riservata all’intelligenza artificiale, tema ormai centrale anche nel settore della progettazione.

Il questionario chiede se gli architetti utilizzino frequentemente strumenti di IA per:

  • preparare offerte e proposte professionali;
  • realizzare studi di fattibilità;
  • sviluppare la progettazione concettuale;
  • supportare la progettazione esecutiva;
  • redigere capitolati tecnici;
  • organizzare e gestire i progetti.

Ai partecipanti viene anche chiesto di valutare l’impatto dell’intelligenza artificiale su una scala da uno a cinque, dove il valore più basso corrisponde a una minaccia significativa e quello più alto a una opportunità significativa.

Un ulteriore quesito riguarda lo sviluppo delle competenze nei prossimi dodici mesi. Gli architetti possono indicare se intendano formarsi da autodidatti, seguire percorsi di apprendimento formale o partecipare ad attività formative non formali.

Questa parte dell’indagine potrà offrire indicazioni importanti non soltanto sulla diffusione degli strumenti di IA, ma anche sul modo in cui i professionisti percepiscono la trasformazione tecnologica del proprio lavoro.

Architettura sostenibile e transizione energetica

Un altro ambito analizzato è quello dell’architettura sostenibile. Il sondaggio verifica quali soluzioni vengano applicate più frequentemente nei progetti e se la loro adozione derivi da una richiesta del cliente o dal rispetto di obblighi normativi.

Tra i concetti presi in considerazione figurano:

  • edifici a basso consumo energetico;
  • edifici a energia quasi zero, conosciuti come nZEB;
  • edifici a energia positiva o Plus Energy Building;
  • progettazione e design circolare.

L’indagine cerca inoltre di comprendere attraverso quali canali gli architetti abbiano acquisito conoscenze e competenze su questi temi.

I dati dell’ultima edizione

Lo studio del 2024 aveva raccolto le risposte di circa 28mila architetti provenienti da 29 Paesi europei. Secondo il rapporto, in Europa operavano circa 580mila architetti, con un aumento dell’8% rispetto al decennio precedente.

Le donne rappresentavano il 45% dei professionisti, mentre quasi il 70% degli studi risultava costituito da attività individuali. Il 54% degli intervistati dichiarava inoltre di applicare frequentemente principi di progettazione a basso consumo energetico.

Questi dati mostrano il valore dello studio come strumento per comprendere non soltanto l’andamento economico della professione, ma anche le trasformazioni legate alla sostenibilità, alla digitalizzazione e alle nuove modalità di organizzazione del lavoro.

Perché è importante la partecipazione degli architetti italiani

La presenza degli architetti italiani ha un peso rilevante nella composizione complessiva della professione europea. Una partecipazione ampia consentirebbe quindi di rappresentare in maniera più precisa le condizioni di lavoro, le esigenze e le difficoltà dei professionisti che operano nel nostro Paese.

I risultati potranno essere utilizzati dagli organismi professionali e dalle istituzioni europee per elaborare iniziative in materia di mercato del lavoro, formazione, innovazione digitale, mobilità professionale, sostenibilità e tutela economica della categoria.

Il questionario può essere compilato online entro il 30 agosto 2026. La partecipazione costituisce un’occasione concreta per contribuire alla costruzione di una fotografia aggiornata e attendibile della professione di architetto in Italia e in Europa.

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L’articolo Architetti in Europa, aperto il sondaggio ACE-CAE 2026: partecipazione entro il 30 agosto proviene da Unione Geometri.

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Autore: Mauro Melis

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