{"id":24514,"date":"2026-04-10T03:37:39","date_gmt":"2026-04-10T01:37:39","guid":{"rendered":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2026\/04\/10\/progettazione-dei-collegamenti-al-suolo-per-macchine-industriali\/"},"modified":"2026-04-10T03:37:39","modified_gmt":"2026-04-10T01:37:39","slug":"progettazione-dei-collegamenti-al-suolo-per-macchine-industriali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2026\/04\/10\/progettazione-dei-collegamenti-al-suolo-per-macchine-industriali\/","title":{"rendered":"Progettazione dei collegamenti al suolo per macchine industriali"},"content":{"rendered":"<div>\n<div style=\"margin: 5px 5% 10px 5%;\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-11.13.52.png?resize=750%2C416&#038;ssl=1\" width=\"750\" height=\"416\" title=\"\" alt=\"\" data-recalc-dims=\"1\"><\/div>\n<div>\n<p><strong>Le vibrazioni legate al funzionamento rappresentano uno dei fenomeni dinamici pi\u00f9 diffusi e, al tempo stesso, pi\u00f9 critici nel funzionamento delle macchine industriali. Sebbene una certa entit\u00e0 di vibrazione sia inevitabile, il controllo di questo fenomeno costituisce un aspetto fondamentale della progettazione industriale.<\/strong><\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Principi dinamici dell\u2019isolamento vibrazionale<\/strong><\/h2>\n<p>La progettazione delle basi antivibranti si fonda su alcuni principi fondamentali della dinamica delle strutture. Un sistema meccanico soggetto a vibrazioni pu\u00f2 essere descritto, in prima approssimazione, mediante modelli dinamici semplificati che rappresentano il comportamento oscillatorio della macchina e del suo sistema di supporto. Tra questi, il modello pi\u00f9 utilizzato \u00e8 quello a singolo grado di libert\u00e0, costituito da una massa collegata a un elemento elastico e, in molti casi, a un dispositivo di smorzamento. Questo schema rappresenta una buona approssimazione del comportamento dinamico di molte macchine montate su supporti antivibranti.<\/p>\n<p>In tale modello, la massa rappresenta la macchina o il sottosistema considerato, mentre la molla simula la rigidezza equivalente dei supporti elastici. Lo smorzatore, quando presente, rappresenta i meccanismi dissipativi interni al materiale o introdotti artificialmente tramite elementi viscoelastici. L\u2019interazione tra massa, rigidezza e smorzamento determina la risposta dinamica del sistema alle eccitazioni esterne e definisce la sua capacit\u00e0 di isolare le vibrazioni.<\/p>\n<p>Il comportamento dinamico di un sistema massa\u2013molla\u2013smorzatore pu\u00f2 essere descritto dall\u2019equazione differenziale del moto:<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.29.34.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"91\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.29.34.png?resize=750%2C91&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45724\" style=\"aspect-ratio:8.260729267505647;width:373px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.29.34.png?resize=750%2C91&#038;ssl=1 826w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.29.34-300x36.png 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.29.34-768x93.png 768w\" sizes=\"(max-width: 826px) 100vw, 826px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<p>dove <em>m<\/em> rappresenta la massa del sistema, <em>c<\/em> il coefficiente di smorzamento, <em>k<\/em> la rigidezza elastica del supporto, <em>x<\/em> lo spostamento nel tempo e <em>F(t)<\/em> la forzante esterna applicata.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Frequenza naturale del sistema<\/h2>\n<p>Uno dei parametri pi\u00f9 importanti nella progettazione di basi antivibranti \u00e8 la <em>frequenza naturale<\/em> del sistema. Essa rappresenta la frequenza alla quale il sistema oscillerebbe liberamente in assenza di smorzamento e forze esterne, ed \u00e8 determinata dal rapporto tra la rigidezza dei supporti e la massa della macchina. Per un sistema semplificato privo di smorzamento, la frequenza naturale angolare \u00e8 espressa dalla relazione<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.30.46.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"486\" height=\"166\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.30.46.png?resize=486%2C166&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45725\" style=\"aspect-ratio:2.927892309140544;width:245px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.30.46.png?resize=486%2C166&#038;ssl=1 486w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.30.46-300x102.png 300w\" sizes=\"(max-width: 486px) 100vw, 486px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<p>in cui si vede immediatamente che la frequenza naturale diminuisce all\u2019aumentare della massa o alla riduzione della rigidezza del supporto. Dal punto di vista progettuale, questo aspetto \u00e8 cruciale: basi antivibranti pi\u00f9 morbide (cio\u00e8 con rigidezza inferiore) riducono la frequenza naturale del sistema, migliorando la capacit\u00e0 di isolamento alle vibrazioni ad alta frequenza. Tuttavia, una rigidezza troppo bassa pu\u00f2 comportare spostamenti statici eccessivi o instabilit\u00e0 della macchina, rendendo necessario un compromesso tra isolamento dinamico e stabilit\u00e0 strutturale.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Trasmissibilit\u00e0 delle vibrazioni<\/h2>\n<p>Per valutare l\u2019efficacia di un sistema antivibrante si utilizza il concetto di <em>trasmissibilit\u00e0<\/em>, cio\u00e8 il rapporto tra l\u2019ampiezza della vibrazione trasmessa alla struttura di supporto e quella della vibrazione generata dalla sorgente.<\/p>\n<p>Nel caso di eccitazione armonica, la trasmissibilit\u00e0 <em>T<\/em> dipende dal rapporto tra la frequenza di eccitazione w e la frequenza naturale del sistema w<sub>n<\/sub>, oltre che dal coefficiente di smorzamento. In forma semplificata, essa pu\u00f2 essere espressa come<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.33.40.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"608\" height=\"166\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.33.40.png?resize=608%2C166&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45726\" style=\"aspect-ratio:3.6629012520003768;width:322px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.33.40.png?resize=608%2C166&#038;ssl=1 608w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.33.40-300x82.png 300w\" sizes=\"(max-width: 608px) 100vw, 608px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<p>dove<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.34.50.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"122\" height=\"88\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.34.50.png?resize=122%2C88&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45727\" style=\"aspect-ratio:1.386432250044397;width:91px;height:auto\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<p>rappresenta il rapporto tra frequenza di eccitazione e frequenza naturale, mentre x \u00e8 il fattore di smorzamento relativo.<\/p>\n<p>Questa relazione evidenzia un comportamento caratteristico dei sistemi antivibranti: quando la frequenza di eccitazione \u00e8 prossima alla frequenza naturale, il sistema entra in risonanza e l\u2019ampiezza delle vibrazioni aumenta significativamente. Al contrario, quando la frequenza di eccitazione supera di almeno due o tre volte la frequenza naturale, il sistema inizia a comportarsi come un efficace filtro dinamico, riducendo progressivamente la vibrazione trasmessa.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Condizioni per un isolamento efficace<\/h2>\n<p>Affinch\u00e9 un sistema antivibrante funzioni correttamente, \u00e8 quindi necessario che la frequenza naturale del sistema sia significativamente inferiore rispetto alla frequenza delle vibrazioni generate dalla macchina o provenienti dall\u2019ambiente. In termini pratici, una regola progettuale comunemente adottata consiste nel mantenere la frequenza naturale del sistema inferiore a circa un terzo della frequenza di eccitazione principale.<\/p>\n<p>Questa condizione garantisce che il rapporto tra le frequenze sia sufficientemente elevato da collocare il sistema nella zona di isolamento dinamico, dove la trasmissibilit\u00e0 delle vibrazioni risulta inferiore all\u2019unit\u00e0 e quindi le oscillazioni vengono attenuate.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Tipologie di supporti antivibranti e materiali utilizzati<\/h2>\n<p>La scelta dei supporti antivibranti rappresenta uno degli aspetti pi\u00f9 rilevanti nella progettazione dei sistemi di isolamento dinamico per macchine industriali. La funzione di questi dispositivi \u00e8 quella di introdurre un elemento elastico e dissipativo tra la macchina e la struttura di supporto, in modo da ridurre la trasmissione delle vibrazioni generate dal sistema o provenienti dall\u2019ambiente circostante. La progettazione non si limita alla sola determinazione della rigidezza richiesta, ma necessita anche di una valutazione attenta dei materiali, delle condizioni operative e delle caratteristiche dinamiche del sistema.<\/p>\n<p>Nel contesto industriale esistono diverse tipologie di supporti antivibranti, ciascuna caratterizzata da specifiche propriet\u00e0 meccaniche e da ambiti applicativi distinti. Le soluzioni pi\u00f9 diffuse possono essere ricondotte a quattro grandi categorie: supporti elastomerici, supporti a molle metalliche, supporti pneumatici e sistemi ibridi che combinano differenti meccanismi di isolamento.<\/p>\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Supporti elastomerici<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>I supporti elastomerici (Fig. 1a) rappresentano una delle soluzioni pi\u00f9 comuni per l\u2019isolamento delle vibrazioni nelle macchine industriali di piccola e media dimensione. Essi sono generalmente realizzati con materiali polimerici ad elevata elasticit\u00e0, come gomma naturale, neoprene, poliuretano o elastomeri sintetici ad alte prestazioni. Questi materiali presentano una combinazione favorevole di rigidezza elastica e capacit\u00e0 di dissipazione energetica, caratteristiche che li rendono particolarmente efficaci nel ridurre l\u2019ampiezza delle vibrazioni.<\/p>\n<p>Dal punto di vista meccanico, un supporto elastomerico si comporta come una molla dotata di smorzamento interno. La deformazione del materiale avviene per compressione, taglio o una loro combinazione, a seconda della geometria del supporto e delle modalit\u00e0 di carico. La presenza di smorzamento viscoelastico consente di ridurre i picchi di vibrazione in prossimit\u00e0 della risonanza, migliorando la stabilit\u00e0 dinamica del sistema.<\/p>\n<p>Tuttavia, gli elastomeri sono sensibili a fattori ambientali quali temperatura, invecchiamento e presenza di agenti chimici. Nel tempo, tali condizioni possono modificare le propriet\u00e0 meccaniche del materiale, alterando la rigidezza e la capacit\u00e0 di smorzamento. Per questo motivo, nella progettazione industriale \u00e8 necessario considerare attentamente l\u2019ambiente operativo e prevedere eventuali margini di sicurezza nella scelta dei supporti.<\/p>\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Supporti a molle metalliche<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Per applicazioni che richiedono una maggiore capacit\u00e0 di isolamento, soprattutto a basse frequenze, si utilizzano frequentemente supporti basati su molle metalliche (Fig. 1b). Questi dispositivi sfruttano la deformazione elastica di molle elicoidali in acciaio per ottenere una rigidezza relativamente bassa e quindi una frequenza naturale del sistema inferiore rispetto a quella ottenibile con supporti elastomerici. Le molle metalliche presentano alcuni vantaggi importanti dal punto di vista progettuale. Innanzitutto, le loro propriet\u00e0 elastiche sono relativamente stabili nel tempo e poco sensibili alle variazioni di temperatura o agli agenti chimici. Inoltre, consentono di realizzare sistemi di isolamento efficaci anche per macchine di grande massa, come compressori industriali, generatori o macchine utensili di grandi dimensioni.<\/p>\n<p>Lo svantaggio principale di questa soluzione \u00e8 rappresentato dal ridotto smorzamento intrinseco del sistema. Le molle metalliche dissipano infatti una quantit\u00e0 limitata di energia, rendendo talvolta necessario l\u2019inserimento di elementi dissipativi aggiuntivi, come tamponi elastomerici o smorzatori viscosi. Questi componenti consentono di controllare l\u2019ampiezza delle oscillazioni nelle fasi transitorie e di evitare amplificazioni eccessive in prossimit\u00e0 della risonanza.<\/p>\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Supporti pneumatici<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Nei sistemi ad alta precisione o nelle applicazioni in cui \u00e8 richiesto un isolamento estremamente efficace, si ricorre spesso a supporti pneumatici (Fig. 1c). Questi dispositivi utilizzano camere d\u2019aria o membrane pressurizzate per sostenere la massa della macchina e garantire una rigidezza molto ridotta rispetto alle soluzioni tradizionali.<\/p>\n<p>Il principio di funzionamento si basa sulla compressibilit\u00e0 del fluido contenuto all\u2019interno del supporto. Variando la pressione dell\u2019aria \u00e8 possibile regolare la rigidezza del sistema e adattarla alle condizioni operative della macchina. Questo tipo di soluzione \u00e8 particolarmente diffuso nei banchi di misura, nelle apparecchiature di metrologia di precisione e nei sistemi di produzione micro-meccanica, dove anche vibrazioni di piccola entit\u00e0 possono compromettere la qualit\u00e0 del processo. Un ulteriore vantaggio dei supporti pneumatici \u00e8 la possibilit\u00e0 di integrare sistemi di controllo attivo che regolano automaticamente la pressione interna per mantenere costante l\u2019altezza o la rigidit\u00e0 del supporto. Tuttavia, tali soluzioni richiedono sistemi ausiliari di alimentazione e controllo, aumentando la complessit\u00e0 e il costo dell\u2019impianto.<\/p>\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Sistemi antivibranti combinati<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>In molte applicazioni industriali si adottano soluzioni ibride che combinano differenti principi di isolamento. Ad esempio, un supporto pu\u00f2 integrare una molla metallica per sostenere il carico statico e un elemento elastomerico per fornire smorzamento (Fig. 1d). Questa configurazione consente di ottenere una buona capacit\u00e0 di isolamento dinamico mantenendo al contempo un comportamento stabile del sistema.<\/p>\n<p>L\u2019integrazione di diversi materiali e meccanismi di dissipazione permette di ottimizzare le prestazioni del sistema antivibrante in funzione delle caratteristiche della macchina e dello spettro di frequenze da attenuare. Nei sistemi pi\u00f9 complessi, tali soluzioni vengono progettate mediante simulazioni dinamiche che consentono di prevedere il comportamento dell\u2019intero sistema macchina-supporto.<\/p>\n<p><strong><em>Tabella 1. Confronto tra le principali tipologie di supporti antivibranti utilizzati in ambito industriale<\/em><\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.53.27.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"629\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.53.27-1024x859.png?resize=750%2C629&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45728\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.53.27-1024x859.png?resize=750%2C629&#038;ssl=1 1024w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.53.27-300x252.png 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.53.27-768x644.png 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.53.27.png 1448w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Fig.-1.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"591\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Fig.-1-1024x807.png?resize=750%2C591&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45729\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Fig.-1-1024x807.png?resize=750%2C591&#038;ssl=1 1024w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Fig.-1-300x237.png 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Fig.-1-768x606.png 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Fig.-1-1536x1211.png 1536w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Fig.-1.png 1655w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em><strong>Figura 1. Confronto schematico tra diverse tipologie di supporti antivibranti utilizzati nelle applicazioni industriali. I supporti elastomerici (a) sfruttano la deformazione viscoelastica dei polimeri, i sistemi a molla metallica (b) utilizzano la rigidezza elastica delle molle per sostenere carichi elevati, mentre i supporti pneumatici (c) impiegano camere d\u2019aria pressurizzate per ottenere una rigidezza molto ridotta e un isolamento vibrazionale particolarmente efficace. I supporti ibridi (d) integrano una combinazione delle soluzioni precedenti.<\/strong><\/em><\/figcaption><\/figure>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Criteri di dimensionamento delle basi antivibranti<\/strong><\/h2>\n<p>Il dimensionamento delle basi antivibranti rappresenta la fase progettuale in cui i principi dinamici dell\u2019isolamento vengono tradotti in scelte tecniche concrete. L\u2019obiettivo \u00e8 individuare un sistema di supporti in grado di garantire contemporaneamente stabilit\u00e0 statica, corretta distribuzione dei carichi e adeguata attenuazione delle vibrazioni. Questo processo richiede un approccio sistematico che tenga conto delle caratteristiche della macchina, delle condizioni operative e delle frequenze delle eccitazioni dinamiche.<\/p>\n<p>In prima approssimazione, la progettazione pu\u00f2 essere condotta modellando la macchina come una massa concentrata sostenuta da un insieme di supporti elastici. Tuttavia, nei sistemi reali la distribuzione delle masse e la posizione dei supporti influenzano in modo significativo il comportamento dinamico globale, rendendo necessario valutare non solo il moto verticale della macchina ma anche eventuali rotazioni attorno al suo baricentro.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Scelta della rigidezza elastica dei supporti<\/h2>\n<p>Una volta determinato il carico su ciascun supporto, \u00e8 necessario selezionare la rigidezza elastica appropriata per ottenere la frequenza naturale desiderata del sistema. Come visto nella sezione precedente, la frequenza naturale dipende dal rapporto tra rigidezza e massa della macchina.<\/p>\n<p>Nel caso di <em>n<\/em> supporti con rigidezza equivalente totale <em>k<sub>tot<\/sub><\/em>, la frequenza naturale del sistema \u00e8<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.56.17.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"594\" height=\"168\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.56.17.png?resize=594%2C168&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45730\" style=\"aspect-ratio:3.5359501441726353;width:317px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.56.17.png?resize=594%2C168&#038;ssl=1 594w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.56.17-300x85.png 300w\" sizes=\"(max-width: 594px) 100vw, 594px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<p>dove la rigidezza totale \u00e8 la somma delle rigidezze dei singoli supporti. Per ottenere un isolamento efficace, il progettista deve selezionare supporti tali da garantire una frequenza naturale significativamente inferiore rispetto alle principali frequenze di eccitazione della macchina. Nella pratica industriale si utilizza spesso una regola empirica secondo cui la frequenza naturale del sistema dovrebbe essere inferiore a circa un terzo della frequenza di eccitazione dominante. Questa condizione consente di collocare il sistema nella regione di isolamento dinamico, dove la trasmissione delle vibrazioni risulta ridotta.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Spostamento statico dei supporti<\/strong> <\/h2>\n<p>La rigidezza dei supporti influenza direttamente anche lo spostamento statico della macchina sotto l\u2019azione del proprio peso. Per un supporto elastico lineare, la deformazione statica pu\u00f2 essere stimata mediante la relazione<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.59.35.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"104\" height=\"84\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-10.59.35.png?resize=104%2C84&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45731\" style=\"aspect-ratio:1.238139534883721;width:68px;height:auto\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<p>dove <em>F<\/em> \u00e8 il carico applicato al supporto e <em>k<\/em> la sua rigidezza. Lo spostamento statico rappresenta un parametro importante nella progettazione, poich\u00e9 valori eccessivi possono compromettere la stabilit\u00e0 della macchina o interferire con altri componenti dell\u2019impianto. In molti casi il valore di deformazione statica viene utilizzato come parametro di selezione dei supporti antivibranti, poich\u00e9 esso \u00e8 direttamente collegato alla frequenza naturale del sistema. Supporti con deformazioni statiche maggiori tendono infatti a generare frequenze naturali pi\u00f9 basse e quindi migliori prestazioni di isolamento.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Comportamento in presenza di carichi dinamici<\/h2>\n<p>Oltre al peso statico della macchina, i supporti antivibranti devono essere in grado di sopportare anche carichi dinamici variabili nel tempo. Tali carichi possono derivare da accelerazioni delle masse in movimento, urti, variazioni di velocit\u00e0 o processi di lavorazione. Per tenere conto di queste condizioni, nel dimensionamento si introduce generalmente un fattore di sicurezza che consente di considerare possibili variazioni del carico. Inoltre, nei sistemi soggetti a eccitazioni impulsive o a variazioni rapide delle forze, pu\u00f2 essere necessario prevedere supporti con caratteristiche di smorzamento adeguate al fine di limitare l\u2019ampiezza delle oscillazioni transitorie.<\/p>\n<p>In tabella 2 si riportano i criteri di selezione preliminare dei supporti antivibranti, utile come riferimento pratico per il progettista nella fase iniziale di dimensionamento. La tabella mette in relazione massa della macchina, frequenza di eccitazione tipica e tipologia di supporto consigliata, fornendo una guida orientativa per la scelta della tecnologia pi\u00f9 adatta. La selezione definitiva dei supporti antivibranti richiede comunque una verifica dinamica basata su parametri specifici del sistema, come la distribuzione delle masse, la posizione del baricentro e lo spettro delle vibrazioni generate o trasmesse dalla macchina.<\/p>\n<p><strong><em>Tabella 2. Selezione preliminare dei supporti antivibranti in funzione delle caratteristiche della macchina<\/em><\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-11.02.00.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"481\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-11.02.00-1024x657.png?resize=750%2C481&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45732\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-11.02.00-1024x657.png?resize=750%2C481&#038;ssl=1 1024w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-11.02.00-300x193.png 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-11.02.00-768x493.png 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-11.02.00.png 1452w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<p>In Fig. 2 si riporta il diagramma della trasmissibilit\u00e0 delle vibrazioni in funzione del rapporto di frequenza<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-11.02.45.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"166\" height=\"74\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Screenshot-2026-04-09-alle-11.02.45.png?resize=166%2C74&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45733\" style=\"aspect-ratio:2.24350580781415;width:89px;height:auto\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<p>Le regioni principali del grafico sono le seguenti:<\/p>\n<p>1. Regione di amplificazione (r \u2248 1): quando la frequenza di eccitazione \u00e8 vicina alla frequenza naturale del sistema si verifica la risonanza, con un forte aumento delle vibrazioni trasmesse.<\/p>\n<p>2. Regione di transizione (1 &lt; r &lt; \u221a2): il sistema non amplifica pi\u00f9 significativamente le vibrazioni ma non \u00e8 ancora un buon isolatore.<\/p>\n<p>3. Regione di isolamento (r &gt; \u221a2 \u2248 1.41): la trasmissibilit\u00e0 scende sotto 1 e il sistema riduce le vibrazioni trasmesse alla struttura.<\/p>\n<p>Il grafico mostra inoltre l\u2019effetto dello smorzamento, inversamente proporzionale all\u2019ampiezza del picco di risonanza. Si comprende quindi il motivo per cui il progettista deve bilanciare correttamente smorzamento e isolamento.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Fig.-2.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"595\" height=\"455\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Fig.-2.png?resize=595%2C455&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45734\" style=\"width:524px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Fig.-2.png?resize=595%2C455&#038;ssl=1 595w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Fig.-2-300x229.png 300w\" sizes=\"(max-width: 595px) 100vw, 595px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>Figura 2.<\/strong> Diagramma della trasmissibilit\u00e0 delle vibrazioni <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"7\" height=\"16\" src=\"data:image\/emf;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAgAAAAaCAYAAACKER0bAAAAAXNSR0IArs4c6QAAAHhlWElmTU0AKgAAAAgABQESAAMAAAABAAEAAAEaAAUAAAABAAAASgEbAAUAAAABAAAAUgEoAAMAAAABAAIAAIdpAAQAAAABAAAAWgAAAAAAAACQAAAAAQAAAJAAAAABAAKgAgAEAAAAAQAAAAigAwAEAAAAAQAAABoAAAAAKk9n AAAAAlwSFlzAAAWJQAAFiUBSVIk8AAAANpJREFUKBXtUDEKwkAQnAtpxELQx5g3xCq JOADJPlKHiCkEPxBPmBjny6QLqTR8TZnjg0axN6D5Wb2Znd2z5AgZo4xMMHMm0 HfQ\/Utece2Gp3igLcbMDDAVwuwf0eTBKXGxRpCpYl2LagreL1Ct5u4G73mk2GlLhcwNUKfDzA x3sOicIR9OqArZbQLwlFgv34rcQQRSNcnVLe2m7XoPns7MbbQeZEBnMEjbNB4FUx7ETnE7vAiMdlOME2mG\/f7XfYlKqSHA8KqZgljkS5rnKKjiXV5I\/\/OkHnnaidAfYGs4UAAAAAElFTkSuQmCC\">\u00a0in funzione del rapporto di frequenza <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"51\" height=\"16\" src=\"data:image\/emf;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAADMAAAAaCAYAAAAaAmTUAAAAAXNSR0IArs4c6QAAAHhlWElmTU0AKgAAAAgABQESAAMAAAABAAEAAAEaAAUAAAABAAAASgEbAAUAAAABAAAAUgEoAAMAAAABAAIAAIdpAAQAAAABAAAAWgAAAAAAAACQAAAAAQAAAJAAAAABAAKgAgAEAAAAAQAAADOgAwAEAAAAAQAAABoAAAAApjfYZQAAAAlwSFlzAAAWJQAAFiUBSVIk8AAAAnhJREFUWAntlcsr7VEUxz9HlPJKMmBghJKBfwCRgYGEMiAlI5QJAxMDz4GBQkkYMfAHKHkMlCQxlBQJpcRA8ijvWHfvszvt8zuncx3357rnns6uvVtrtb\/r8d177e0RQYiSERcldXjLiJhizs5gdNQdtfHu4N Hnp6GhweX\/nTP\/Ov59oZkZSG7u 5yidvehrIymJmBxUUoLwfNkv94fob9\/dDz9dV\/t5UvL6G72 pXV9DTY3WftLwM2dlQVOSzQLhYi1DS2BgyPo4oZ9LXh0xMIBsbToaOjhBVZMip7nvQ6Z6eIoWFiCJL7u Ruzuzp6AA2dlx7q uRqamrO0rWP9bpTwgXV1ISYl15r\/hT X6emR42PhsaED6 41cV4eMjNhYFxdISgpye2tt4WIDc\/M AFtb0NrqODCHcnwMbW0Ok0OZnYWcHGt6eoKVFVAFeIc6CVpajKyvWnKykfU6Nwe1tZCWZmyfYZOSQJ0iqamQnw8LC9DRYa4pj49IQgJycGCZCaxYBZC9vdDz5cWJPT\/3fsSiEvfiVJpycoJou0paDg\/N\/o8PJDfXea0\/wy4tIaq\/vX50ezQ3I5OTxh bm0h6OqIdBxbhRtdXpbTU9FlnJ1JVhVRUIPPzNs76OpKXZ3VfvM wa2tIcbHB1dQgq6tGVmuws  y6ab3kaT kCCymppsXwXG\/B12YAAZGjL MjIQ3Xc6zl8tJjBBf\/3mxjS TsTfHo5cWYno03l\/RzIzkcZG5Poa8Wiwab2fXVWPor4A2tvdxdUPRmIieDzKT2\/v15kJh72f3qOf\/vjBQXfMRAo6WuqIFD5jecQYiDEQYyDGQIyB\/4eBX2W8oIGNHCQvAAAAAElFTkSuQmCC\">per diversi valori del coefficiente di smorzamento relativo <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"6\" height=\"16\" src=\"data:image\/emf;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAAcAAAAaCAYAAAB7GkaWAAAAAXNSR0IArs4c6QAAAHhlWElmTU0AKgAAAAgABQESAAMAAAABAAEAAAEaAAUAAAABAAAASgEbAAUAAAABAAAAUgEoAAMAAAABAAIAAIdpAAQAAAABAAAAWgAAAAAAAACQAAAAAQAAAJAAAAABAAKgAgAEAAAAAQAAAAegAwAEAAAAAQAAABoAAAAA7M1ULQAAAAlwSFlzAAAWJQAAFiUBSVIk8AAAANtJREFUKBXtkD0OgkAQhR8\/DY2JBecgNrQewJKWG1h5AIjhDhyChtbC0FAYEk9hTayNkPB0XBw0cgQ3meyb983Ozq5FgphZlgXLnvHVct\/qdAKGwWS P7rS9nYD4xiMItBxwKIYrxIo0bbgeg2WpclfZwVcr BqBR4OBoincLMBk2QCCqsKXC7Bvv Fdl0DYQi4Ovc46XOzgwA4n4GmmUxV0j\/PwcUC3O2m1q8CgRKXC h54P1ucoVdB2633xMrlOrjcWqpT0nTb1PAfm8 wc0ynU3FnKfwLz5 4AFwBagCHYd7SwAAAABJRU5ErkJggg==\">. La regione di isolamento dinamico si ottiene per <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"36\" height=\"18\" src=\"data:image\/emf;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAACQAAAAcCAYAAAAJKR1YAAAAAXNSR0IArs4c6QAAAHhlWElmTU0AKgAAAAgABQESAAMAAAABAAEAAAEaAAUAAAABAAAASgEbAAUAAAABAAAAUgEoAAMAAAABAAIAAIdpAAQAAAABAAAAWgAAAAAAAACQAAAAAQAAAJAAAAABAAKgAgAEAAAAAQAAACSgAwAEAAAAAQAAABwAAAAAHrTI8wAAAAlwSFlzAAAWJQAAFiUBSVIk8AAAAkZJREFUSA3tlb0r\/VEcx1 eBosyeIhkUh4GpJRBUUxWSRkUg5UYlOSpGAyUiOIPsFgUi0UGJEXIYmAiKUIseP\/OcXz73vu7X\/fe snvDvfU6XzO Tx 35 Hb4qESKCV j9iOTqCq6tvPFuEfnMfH6Pi4s s2MxE7F9HaGMDJiZMJCaUoG0ffxWhhgZ0e t83t jgwN0d fHEBdCr69g97 uhwd4e4OcHOjpgbo6WF2FqiqYnv6yHg9Cp6coLw8ND6ObG\/9r4tENlTHONT7u9AcH0dmZoxcWUGGho1N3d8HAyNISrK9DYyMsLoZjUVEBe3vw8gKVldDVBScn4TJ\/30w6mJyErS2fY unpcXdp6agvNzRT0 QlfUlNzODZmdRQQEaGUFzc2h7 3sUnp\/R\/DwqLUXNzWhzE318RMqPjiLjXPX1jmdlqqsjZa vUX6 s2PRNNKor89XDIU4Gv3 jnp7XduauRLYGBcXKC0N7e 74u3uDpcziKu2FtmUeb4 A7KPy8v o8cMOi1C1kBZGWpqQiYNgQh5um1tqLUVjY2htbVwHx0dqL8\/\/M3WhTIy0Pl5OMMz6J2Xl2hgwBV3ZyeyA87jRTsPDx1KJSXo8dHXWVlBNTWuSWza2tuRqSWxs4Oys6N\/pe2G3Fw0NISscrQAgngWSbtDeUVFkVPajASlWCG\/D4IpbwZlZgbzY73af5ftOtvBsVZcAcUy8pP8uCb1TzqMZSvVzJ6EWaYTSTejPGGWjSXhaihh0EkGkkQgiUASgURB4A82FD8YrPcwDQAAAABJRU5ErkJggg==\">\u00a0(linea verticale), dove la vibrazione trasmessa alla struttura risulta inferiore a quella generata dalla sorgente.<\/figcaption><\/figure>\n<p>In Fig. 3 si riporta il grafico di variazione della frequenza naturale del sistema in funzione della massa della macchina, per cinque valori differenti della rigidezza del supporto antivibrante, utilizzando la relazione dell\u2019Eq. (4). Si osservano due effetti fondamentali: all\u2019aumentare della massa della macchina, la frequenza naturale diminuisce e il sistema tende a diventare pi\u00f9 facilmente isolabile; all\u2019aumentare della rigidezza del supporto, la frequenza naturale aumenta e il sistema diventa meno efficace come isolatore vibrazionale. Questo comportamento evidenzia perch\u00e9, nella progettazione delle basi antivibranti, si cerca spesso di utilizzare supporti relativamente morbidi, compatibilmente con la stabilit\u00e0 della macchina.<\/p>\n<p>Si riporta in Fig. 4 un diagramma di Campbell applicato al problema dell\u2019isolamento delle vibrazioni nelle macchine dotate di componenti rotanti. Sull\u2019asse orizzontale \u00e8 riportata la velocit\u00e0 di rotazione della macchina, espressa in giri al minuto, mentre sull\u2019asse verticale \u00e8 rappresentata la frequenza delle vibrazioni, espressa in Hertz. Questo tipo di diagramma \u00e8 comunemente utilizzato nell\u2019analisi dinamica dei sistemi rotanti per individuare le condizioni in cui le eccitazioni generate dal rotore possono entrare in risonanza con le frequenze naturali della struttura.<\/p>\n<p>Nel grafico sono rappresentate diverse linee di eccitazione rotazionale, corrispondenti alle principali armoniche generate dal moto del rotore. La linea indicata come 1X rappresenta la frequenza di eccitazione fondamentale dovuta allo squilibrio del rotore, che coincide con la velocit\u00e0 di rotazione convertita in Hertz. Le linee 2X e 3X rappresentano invece le armoniche superiori, che possono essere associate a fenomeni come disallineamenti, imperfezioni geometriche o interazioni dinamiche pi\u00f9 complesse tra i componenti della macchina. Oltre alle linee di eccitazione sono riportate due linee orizzontali, che rappresentano le frequenze naturali del sistema macchina\u2013supporto. La prima corrisponde a un sistema montato su basi antivibranti relativamente morbide, che introducono una rigidezza ridotta e quindi una frequenza naturale pi\u00f9 bassa. La seconda rappresenta invece un sistema pi\u00f9rigido, nel quale la frequenza naturale \u00e8 pi\u00f9 elevata a causa della maggiore rigidezza del supporto.<\/p>\n<p>Dal punto di vista progettuale, il diagramma evidenzia l\u2019importanza di posizionare la frequenza naturale del sistema macchina\u2013supporto a valori sufficientemente bassi rispetto alle frequenze operative della macchina. L\u2019utilizzo di basi antivibranti con rigidezza ridotta consente infatti di abbassare la frequenza naturale del sistema e di far s\u00ec che le eventuali condizioni di risonanza si verifichino a velocit\u00e0 inferiori rispetto a quelle di esercizio. In questo modo la macchina opera nel proprio campo di funzionamento in una regione dinamicamente stabile, dove la trasmissione delle vibrazioni verso la struttura di supporto risulta attenuata.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Fig.-4.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"638\" height=\"455\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Fig.-4.png?resize=638%2C455&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-45735\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Fig.-4.png?resize=638%2C455&#038;ssl=1 638w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2026\/04\/Fig.-4-300x214.png 300w\" sizes=\"(max-width: 638px) 100vw, 638px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>Figura 4.<\/strong> Diagramma di Campbell applicato al problema dell\u2019isolamento vibrazionale nelle macchine rotanti. Le linee di eccitazione (1X, 2X, 3X) rappresentano le principali armoniche generate dal moto rotatorio, mentre le linee orizzontali indicano le frequenze naturali del sistema macchina\u2013supporto. L\u2019intersezione tra tali curve identifica le condizioni di risonanza. La progettazione delle basi antivibranti mira a posizionare la frequenza naturale del sistema a valori sufficientemente bassi da evitare interferenze con il campo operativo della macchina.<\/figcaption><\/figure>\n<\/p>\n<\/div>\n<p>L&#8217;articolo <a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/progettazione-dei-collegamenti-al-suolo-per-macchine-industriali\/\">Progettazione dei collegamenti al suolo per macchine industriali<\/a> sembra essere il primo su <a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/\">Il Progettista Industriale<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/progettazione-dei-collegamenti-al-suolo-per-macchine-industriali\/\">Vai alla fonte.<\/a><\/p>\n<p>Autore: Emanuela Bianchi<\/p>\n<p class=\"wpematico_credit\"><small>Powered by <a href=\"http:\/\/www.wpematico.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">WPeMatico<\/a><\/small><\/p>\n<p><strong>_________________________________<\/strong><\/p>\n<p><strong>CFD FEA Service SRL<\/strong> &egrave; una societ&agrave; di servizi che offre <em>consulenza<\/em> e <em>formazione<\/em> in ambito <strong>ingegneria<\/strong> e <strong>IT<\/strong>. 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