{"id":24179,"date":"2025-09-04T10:16:37","date_gmt":"2025-09-04T08:16:37","guid":{"rendered":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2025\/09\/04\/da-esclusiva-ad-inclusiva-la-progettazione-cambia-punto-di-vista\/"},"modified":"2025-09-04T10:16:37","modified_gmt":"2025-09-04T08:16:37","slug":"da-esclusiva-ad-inclusiva-la-progettazione-cambia-punto-di-vista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2025\/09\/04\/da-esclusiva-ad-inclusiva-la-progettazione-cambia-punto-di-vista\/","title":{"rendered":"Da esclusiva ad inclusiva: la progettazione cambia punto di vista"},"content":{"rendered":"<div>\n<div style=\"margin: 5px 5% 10px 5%;\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/09\/Screenshot-2025-08-29-alle-10.20.39.png?resize=750%2C357&#038;ssl=1\" width=\"750\" height=\"357\" title=\"\" alt=\"\" data-recalc-dims=\"1\"><\/div>\n<div>\n<p><strong>Lanciare sul mercato un prodotto esclusivo \u00e8 generalmente percepito in modo positivo dalla societ\u00e0 contemporanea. Anche in ambito progettuale \u00e8 prassi comune definire nelle fasi preliminari di progetto una popolazione target ristretta e quindi requisiti altamente specifici. Tale approccio non garantisce l\u2019accessibilit\u00e0 al prodotto alla parte di popolazione esclusa dal set iniziale. Il rischio di esclusione viene amplificato dalle caratteristiche della societ\u00e0, la quale presenta un\u2019elevata eterogeneit\u00e0 \u2013 per cultura, et\u00e0, abilit\u00e0, condizioni fisiche e cognitive.<\/strong> <strong>In questo scenario, un design orientato esclusivamente all\u2019utente medio rischia di escludere una porzione troppo ampia della popolazione. La progettazione inclusiva diventa quindi non solo una scelta etica, ma anche una strategia commerciale lungimirante<\/strong>.<\/p>\n<p><em>di Gabriele Pietroni<\/em><\/p>\n<p>Lanciare sul mercato un prodotto esclusivo \u00e8 generalmente percepito in modo positivo dalla societ\u00e0 contemporanea: l\u2019aggettivo <strong><em>esclusivo<\/em> <\/strong>risulta accattivante ed evoca unicit\u00e0 ed originalit\u00e0. Tuttavia, si potrebbe analogamente parlare di prodotto <em><strong>che esclude<\/strong><\/em>, ma l\u2019effetto sarebbe certamente opposto. Nonostante le due espressioni siano linguisticamente equivalenti, solo la seconda restituisce il significato aderente all\u2019etimologia della parola: <em><strong>chiudere fuori<\/strong>, <\/em>dal verbo latino <strong>e<em>xcludere<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>Anche in ambito progettuale \u00e8 prassi comune definire nelle fasi preliminari di progetto una popolazione target ristretta e quindi requisiti altamente specifici. L\u2019imposizione di vincoli stringenti veicola le successive fasi di sviluppo prodotto \u2013 <em><strong>Conceptual Design<\/strong><\/em> ed <em><strong>Embodiment Design<\/strong><\/em> \u2013 facilitando la convergenza verso la fase di <em><strong>Detail Design<\/strong><\/em>, passaggio che precede la messa in produzione del prodotto.<\/p>\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Prospettive future sulla progettazione inclusiva<\/h3>\n<p>Tale approccio non garantisce l\u2019accessibilit\u00e0 al prodotto alla parte di popolazione esclusa dal set iniziale. Il rischio di esclusione viene amplificato dalle caratteristiche della societ\u00e0, la quale presenta un\u2019elevata eterogeneit\u00e0 \u2013 per cultura, et\u00e0, abilit\u00e0, condizioni fisiche e cognitive. Questa eterogeneit\u00e0 \u00e8 destinata ad aumentare drasticamente a causa di un fenomeno strutturale: l\u2019<strong>invecchiamento demografico<\/strong>. Attualmente, l\u2019aspettativa di vita media mondiale \u00e8 di circa 73 anni, con una crescita prevista di circa 5 anni entro il 2050 <a href=\"https:\/\/population.un.org\/wpp\/graphs?loc=900&amp;type=Demographic%20Profiles&amp;category=Line%20Charts\">[1]<\/a>. L\u2019invecchiamento comporta una progressiva riduzione delle capacit\u00e0 motorie e cognitive, oltre ad un aumento della probabilit\u00e0 di sviluppare disabilit\u00e0. Nell\u2019Unione Europea, nel 2023, l\u20198.3% della popolazione tra i 16 e i 24 anni presenta forme di disabilit\u00e0, percentuale che sale al 42% tra i 65 e i 74 anni e arriva al 74% oltre gli 85 anni <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/statistics-explained\/index.php?title=Population_with_disability#SE_MAIN_TT\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019invecchiamento \u00e8 un esempio emblematico di due caratteristiche fondamentali della disabilit\u00e0: l\u2019evoluzione nel tempo e la variet\u00e0 delle forme che pu\u00f2 assumere. Alcune invalidit\u00e0 sono temporanee e tendono a migliorare, come nel caso di infortuni; altre, invece, si aggravano progressivamente con l\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0. L\u2019invecchiamento introduce una crescente complessit\u00e0, dando origine a situazioni ibride, in cui si combinano deficit lievi ma multipli, sia fisici che cognitivi. In questo scenario, un design orientato esclusivamente all\u2019utente medio rischia di escludere una porzione sempre pi\u00f9 ampia della popolazione. Progettare in modo inclusivo diventa quindi non solo una scelta etica, ma anche una strategia commerciale lungimirante, capace di migliorare l\u2019usabilit\u00e0, prevenire incidenti legati ad un uso improprio ed ampliare la base di utenti potenziali.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Progettazione esclusiva vs inclusiva<\/h2>\n<p>Il processo di progettazione si articola in tre fasi: la definizione del problema, lo sviluppo di una soluzione ed infine la valutazione della soluzione proposta. Le caratteristiche della popolazione target selezionata influenzano profondamente ciascuna di queste fasi. Al termine del processo, sar\u00e0 necessario garantire che il prodotto risultante sia almeno accessibile ed usabile dall\u2019utente tipo identificato.<\/p>\n<p>Per <strong><em>accessibilit\u00e0<\/em> <\/strong>si intende la possibilit\u00e0, per un individuo, di utilizzare un prodotto e di interpretarne correttamente eventuali segnali di output \u2013 fisici, sonori o visivi. L\u2019<em><strong>usabilit\u00e0<\/strong><\/em>, invece, riguarda la facilit\u00e0 con cui un utente riesce a comprendere e utilizzare il prodotto. A questi due attributi fondamentali se ne affianca un terzo, non trascurabile: l\u2019<em>estetica<\/em>, spesso determinante nell\u2019accettazione e nell\u2019adozione del prodotto da parte dell\u2019utente.<\/p>\n<p>Alcune metodologie progettuali prevedono la selezione di utenti con capacit\u00e0 limitate, ponendosi l\u2019obiettivo di sviluppare soluzioni specifiche che garantiscano accessibilit\u00e0 ed usabilit\u00e0 in contesti ben circoscritti. \u00c8 il caso del <em><strong>rehabilitation design<\/strong><\/em>, che si concentra su specifiche invalidit\u00e0, o del <em><strong>design for story-telling<\/strong><\/em>, orientato sugli effetti dell\u2019invecchiamento. Questi approcci vengono anche detti <em><strong>Design for Disable<\/strong><\/em>, poich\u00e9 pongono enfasi sulle invalidit\u00e0 e le limitazioni che ne conseguono, rispondendo a bisogni specifici. Pur riuscendo a rispondere efficacemente a bisogni specifici e a migliorare la qualit\u00e0 della vita di gruppi minoritari, questi prodotti finiscono spesso per etichettare gli utenti a cui sono destinati, contribuendo involontariamente a rafforzare lo stigma sociale associato alla condizione di disabilit\u00e0.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il Design for All o Universal Design<\/h2>\n<p>A superamento degli approcci esclusivi, il <strong><em>Design for All<\/em> (DFAll)<\/strong> o lo <strong><em>Universal Design<\/em> (UD)<\/strong> si propongono l\u2019ambizioso obiettivo di progettare prodotti, servizi ed ambienti fruibili idealmente da tutti, senza necessit\u00e0 di adattamenti o modifiche successive. Alla base di queste metodologie sta l\u2019idea di una progettazione <em>proattiva<\/em> invece che <em>adattiva<\/em>. L\u2019obiettivo non \u00e8 pi\u00f9 adattarsi all\u2019utente medio, ma abbracciare l\u2019eterogeneit\u00e0 degli utenti come condizione progettuale di partenza, considerando come popolazione target la pi\u00f9 ampia possibile.<\/p>\n<h3 class=\"wp-block-heading\">I principi cardine<\/h3>\n<p>Il DFAll e lo UD si basano su 7 principi cardine definiti nel 1997 e formulati per guidare la progettazione:<\/p>\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>Uso equo (<em>Equitable Use<\/em>) \u2013 Il design \u00e8 utile e commerciabile per persone con abilit\u00e0 diverse.<\/li>\n<li>Flessibilit\u00e0 d\u2019uso (<em>Flexibility in Use<\/em>) \u2013 Il progetto si adatta a un\u2019ampia gamma di preferenze e abilit\u00e0 individuali.<\/li>\n<li>Uso semplice e intuitivo (<em>Simple and Intuitive Use<\/em>) \u2013 Il prodotto \u00e8 facile da capire, indipendentemente dall\u2019esperienza, dalle conoscenze o dalle capacit\u00e0 cognitive dell\u2019utente.<\/li>\n<li>Informazione percepibile (<em>Perceptible Information<\/em>) \u2013 Il design comunica in modo efficace le informazioni necessarie, indipendentemente dalle condizioni ambientali o dalle capacit\u00e0 sensoriali degli utenti.<\/li>\n<li>Tolleranza all\u2019errore (<em>Tolerance for Error<\/em>) \u2013 Il progetto minimizza i rischi e le conseguenze negative di azioni accidentali o non intenzionali.<\/li>\n<li>Basso sforzo fisico (<em>Low Physical Effort<\/em>) \u2013 Il prodotto pu\u00f2 essere utilizzato in modo efficiente e confortevole, con il minimo affaticamento.<\/li>\n<li>Misure e spazi adeguati (<em>Size and Space for Approach and Use<\/em>) \u2013 Il progetto prevede spazi e proporzioni adatte per l\u2019accesso e l\u2019uso, indipendentemente dalla corporatura, dalla postura o dalla mobilit\u00e0 dell\u2019utente.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Questi principi non sono soltanto indicazioni teoriche, ma hanno fornito le fondamenta a normative internazionali, europee e nazionali che guidano progettisti e aziende nella realizzazione di prodotti e ambienti pi\u00f9 accessibili. Tra queste, lo standard europeo \u201cEN 17161:2020 <em>Design for All \u2013 Accessibility following a Design for All approach in products, goods and services \u2013 Extending the range of users<\/em>\u2019 promuove l\u2019adozione di un approccio Design for All nella progettazione di prodotti, beni e servizi destinati al mercato generale. <\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Approcci progettuali per la progettazione inclusiva<\/h2>\n<p>La prima fase della progettazione riguarda la definizione del problema, un passaggio fondamentale che richiede di individuare la popolazione target e comprenderne le caratteristiche specifiche. Un modello particolarmente utile per visualizzare la distribuzione delle capacit\u00e0 nella popolazione \u00e8 lo <em>user pyramid design approach<\/em>. Secondo questo approccio, la popolazione pu\u00f2 essere rappresentata su tre livelli di una piramide: alla base si trovano gli utenti pienamente abili, nel livello intermedio coloro che presentano limitazioni lievi, ad esempio ridotta forza o mobilit\u00e0, e al vertice gli utenti con disabilit\u00e0 gravi o complesse. Progettare per gli utenti che occupano il vertice della piramide \u2013 quindi quelli con maggiori limitazioni \u2013 consente di creare soluzioni che risultano accessibili anche ai gruppi sottostanti, con esigenze meno stringenti <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1145\/355460.355471\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p>Un approccio affine, proposto da Pullin e Newell <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1007\/978-3-540-73279-2_29\">[4]<\/a>, \u00e8 quello che introduce la figura dell\u2019utente \u201cextra-ordinary\u201d, cio\u00e8 persone che presentano combinazioni di disabilit\u00e0, spesso legate all\u2019invecchiamento, quindi con esigenze particolarmente complesse. Il principio guida \u00e8 che un prodotto progettato per soddisfare questi \u201cutenti estremi\u201d debba poi essere valutato anche da parte di utenti giovani e senza disabilit\u00e0, solo al termine del ciclo progettuale, per garantirne l\u2019accettabilit\u00e0 universale. In altre parole, progettare per l\u2019estremo garantisce inclusione per tutti.<\/p>\n<p>L\u2019efficacia di questi approcci pu\u00f2 essere riscontrata nei numerosi casi \u2013 spesso non pianificati \u2013 di prodotti inizialmente pensati per nicchie di utenti con esigenze specifiche e solo successivamente diventati standard industriali o successi commerciali trasversali. In molti casi, ci\u00f2 non era previsto strategicamente, ma \u00e8 avvenuto grazie alla maggiore semplicit\u00e0 d\u2019uso rispetto alle alternative tradizionali. Un esempio emblematico \u00e8 il registratore a cassette, concepito inizialmente come audiolibro per utenti non vedenti, ha conquistato il mercato per la sua accessibilit\u00e0 e praticit\u00e0 <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1007\/978-3-540-73279-2_29\">[4]<\/a>.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L\u2019Inclusive Design Cube<\/h2>\n<p>Un ulteriore sviluppo metodologico \u00e8 rappresentato dall\u2019Inclusive Design Cube (IDC) <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1145\/355460.355471\">[3]<\/a> , un modello tridimensionale in cui ogni asse rappresenta una dimensione di capacit\u00e0 dell\u2019utente: cognitiva, motoria e sensoriale. Il volume occupato all\u2019interno del cubo identifica la porzione di popolazione che una determinata soluzione progettuale riesce a soddisfare, permettendo cos\u00ec una valutazione visiva e immediata sia del grado di inclusivit\u00e0 sia delle caratteristiche degli utenti esclusi dalla soluzione proposta. Inoltre, l\u2019IDC mostra diversi livelli di risposta progettuale possibili, in base alle capacit\u00e0 degli utenti. <\/p>\n<p>Prodotti pensati per la popolazione pi\u00f9 ampia possibile, utilizzando principi di universalit\u00e0 (<em>user-aware design<\/em>) coprono il volume maggiore del cubo. Tuttavia, queste soluzioni potrebbero non essere accessibili da utenti con invalidit\u00e0 severe, per i quali pu\u00f2 essere necessario una soluzione progettuale su misura (<em>Special-purpose design<\/em>). Tra questi due approcci si inserisce una possibilit\u00e0 intermedia che si focalizza sulla modularit\u00e0 e la personalizzazione del prodotto per rispondere alle diverse capacit\u00e0 degli utenti intermedi (<em>Customizable\/modular design<\/em>). L\u2019impostazione dell\u2019IDC aiuta a ragionare non pi\u00f9 in termini dicotomici inclusivo-esclusivo, ma in maniera sfumata, valutando fino a che punto una soluzione risponde ai bisogni della popolazione reale.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Conclusioni<\/h2>\n<p>La progettazione inclusiva rappresenta un cambiamento di paradigma che sposta il focus dalla realizzazione di soluzioni per pochi, all\u2019ambizione di creare prodotti, servizi e ambienti accessibili e utilizzabili da tutti. Questo approccio non solo risponde a esigenze etiche e sociali, ma si configura anche come una strategia progettuale lungimirante che consente alle aziende di intercettare un mercato pi\u00f9 ampio e diversificato, rispondendo con maggiore efficacia ai bisogni di una popolazione sempre pi\u00f9 eterogenea per et\u00e0, capacit\u00e0, cultura e condizione.<\/p>\n<p>Dunque, l\u2019inclusivit\u00e0 non \u00e8 solo un fattore di responsabilit\u00e0 sociale, ma un vantaggio competitivo, capace di generare valore tangibile in termini di accessibilit\u00e0, usabilit\u00e0, reputazione del brand e fidelizzazione degli utenti. L\u2019adozione di principi come quelli del Design for All o dello Universal Design, supportata da normative internazionali e standard di riferimento, permette alle imprese di anticipare la normativa futura, ridurre i costi legati alle personalizzazioni post-produzione e differenziarsi sul mercato con prodotti capaci di soddisfare un pi\u00f9 ampio ventaglio di esigenze.<\/p>\n<p>In definitiva, progettare in modo inclusivo significa progettare meglio: con maggiore attenzione, consapevolezza e apertura verso un futuro in cui la qualit\u00e0 del design sar\u00e0 sempre pi\u00f9 misurata dalla sua capacit\u00e0 di essere accessibile a tutti.<\/p>\n<\/div>\n<p>L&#8217;articolo <a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/da-esclusiva-ad-inclusiva-la-progettazione-cambia-punto-di-vista\/\">Da esclusiva ad inclusiva: la progettazione cambia punto di vista<\/a> sembra essere il primo su <a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/\">Il Progettista Industriale<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/da-esclusiva-ad-inclusiva-la-progettazione-cambia-punto-di-vista\/\">Vai alla fonte.<\/a><\/p>\n<p>Autore: Roberta Falco<\/p>\n<p class=\"wpematico_credit\"><small>Powered by <a href=\"http:\/\/www.wpematico.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">WPeMatico<\/a><\/small><\/p>\n<p><strong>_________________________________<\/strong><\/p>\n<p><strong>CFD FEA Service SRL<\/strong> &egrave; una societ&agrave; di servizi che offre <em>consulenza<\/em> e <em>formazione<\/em> in ambito <strong>ingegneria<\/strong> e <strong>IT<\/strong>. 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