{"id":23829,"date":"2025-03-19T03:08:31","date_gmt":"2025-03-19T02:08:31","guid":{"rendered":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2025\/03\/19\/gli-elementi-rigidi\/"},"modified":"2025-03-19T03:08:31","modified_gmt":"2025-03-19T02:08:31","slug":"gli-elementi-rigidi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2025\/03\/19\/gli-elementi-rigidi\/","title":{"rendered":"Gli elementi rigidi"},"content":{"rendered":"<div>\n<div style=\"margin: 5px 5% 10px 5%;\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/6_GRISPO-scaled-e1742297254135.jpg?resize=750%2C369&#038;ssl=1\" width=\"750\" height=\"369\" title=\"Figura 6: Spostamento ottenuto con l'applicazione di un RBE3 (Carico Distribuito)\" alt=\"\" data-recalc-dims=\"1\"><\/div>\n<div>\n<p><strong>Cosa sono gli elementi rigidi RBE2 e RBE3<\/strong>.<\/p>\n<p><em>di Francesco Grispo<\/em><\/p>\n<p>Simulare significa approssimare e per approssimare si deve essere in grado di capire quali sono le parti importanti di un assieme e quali invece non sono necessarie ai fini dei risultati che dobbiamo ottenere.<\/p>\n<p>Ma come si fa a tenere in considerazione il motore senza modellarlo e senza attribuirgli le caratteristiche di materiale? Queste semplificazioni possono essere fatte con degli <strong>\u201celementi rigidi\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p>Un elemento rigido altro non \u00e8 che un collegamento a<strong> infinita rigidezza<\/strong> (come prima approssimazione \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente) che unisce diversi punti tra di loro.<\/p>\n<p>Si consideri un\u2019ala con un motore aeronautico. Lo scopo dell\u2019analisi \u00e8 quella di valutare le deformate e gli stress sull\u2019ala. Le uniche informazioni interessanti sono la massa del motore e le sue caratteristiche di inerzia. Si pu\u00f2 perci\u00f2 semplificare il motore con un punto materiale.<\/p>\n<p>L\u2019unico aspetto mancante \u00e8 il modo con cui si pu\u00f2 collegare questo oggetto alla struttura principale<br \/>Nella realt\u00e0 la rigidezza del supporto motore sarebbe notevolmente pi\u00f9 rigida rispetto alla struttura dell\u2019ala. Quindi il rapporto di rigidezza tra supporto motore e struttura alare sarebbe talmente elevato che si potrebbe ipotizzare una struttura di collegamento rigida, le cui deformazioni sono nulle e che risulter\u00e0 soggetto solamente a traslazioni e rotazioni. Una possibile struttura semplifica al minimo potrebbe essere quella rappresentata in figura 1.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/1_GRISPO-scaled-e1742296995278.jpg?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"294\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/1_GRISPO-scaled-e1742296995278-1024x402.jpg?resize=750%2C294&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42933\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/1_GRISPO-scaled-e1742296995278-1024x402.jpg?resize=750%2C294&#038;ssl=1 1024w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/1_GRISPO-scaled-e1742296995278-300x118.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/1_GRISPO-scaled-e1742296995278-768x301.jpg 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/1_GRISPO-scaled-e1742296995278-1536x602.jpg 1536w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/1_GRISPO-scaled-e1742296995278-2048x803.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 1: Schematizzazione di una struttura di aeroplano + fusoliera+ motore<\/figcaption><\/figure>\n<p>Questa relazione pu\u00f2 essere schematizzata tramite l\u2019utilizzo di un particolare elemento che prende il nome di <strong>RBE (Rigid Body Element)<\/strong>.<\/p>\n<p>Gli RBE sono forse lo strumento pi\u00f9 potente a disposizione dell\u2019analista strutturale (e forse l\u2019elemento pi\u00f9 abusato in qualsiasi campo delle simulazioni).<\/p>\n<p>Ne esistono di diversi tipi a seconda della situazione che dobbiamo simulare. Quelli che si considereranno in questo articolo sono:<\/p>\n<ul>\n<li>RBE2<\/li>\n<li>RBE3<\/li>\n<\/ul>\n<p>Quello che contraddistingue questi collegamenti sono la presenza di nodi governanti detti master e di nodi dipendenti detti slave.<\/p>\n<h2>Elementi rigidi RBE2<\/h2>\n<p>Con questo elemento sono messi in relazione i sei spostamenti del singolo nodo master con quelle di pi\u00f9 nodi slave (figura 2), perci\u00f2 se il primo nodo si sposter\u00e0 di 5 mm, anche i nodi slave subir\u00e0 uno spostamento di 5 mm (o una rotazione). Ipotesi molto forte come condizione al contorno che pu\u00f2 introdurre una rigidezza aggiuntiva nella struttura. L\u2019utilizzo di questo elemento \u00e8 da ricercarsi in tutti quei casi in cui la rigidezza dell\u2019elemento collegato \u00e8 molto pi\u00f9 elevata della struttura a cui si collega (ad esempio una struttura in plastica su una struttura di acciaio).<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/2_GRISPO-scaled-e1742297066748.jpg?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"322\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/2_GRISPO-scaled-e1742297066748-1024x440.jpg?resize=750%2C322&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42934\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/2_GRISPO-scaled-e1742297066748-1024x440.jpg?resize=750%2C322&#038;ssl=1 1024w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/2_GRISPO-scaled-e1742297066748-300x129.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/2_GRISPO-scaled-e1742297066748-768x330.jpg 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/2_GRISPO-scaled-e1742297066748-1536x660.jpg 1536w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/2_GRISPO-scaled-e1742297066748-2048x880.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 2: Esempio di collegamento RBE2<\/figcaption><\/figure>\n<h2>Elementi rigidi RBE3<\/h2>\n<p>Si ha un solo nodo dipendente e un numero elevato di nodi indipendenti (master). Il valore di spostamento del nodo slave \u00e8 dato dalla media dei valori calcolati nei rispettivi master. Non si va ad aggiungere nessuna rigidezza alla struttura. Se il carico dovesse essere applicato nel nodo slave, i vari nodi master si muoveranno in maniera indipendente (ossia ognuno del proprio valore relativamente alla distribuzione del carico). Non si avr\u00e0 uno spostamento rigido della faccia ma un andamento secondo una certa curva. Da utilizzare quando le strutture che sono collegate hanno dei valori di rigidezza simili, in cui non si riesce a distinguere il pi\u00f9 rigido dei due.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/3_GRISPO-scaled-e1742297123742.jpg?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"341\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/3_GRISPO-scaled-e1742297123742-1024x466.jpg?resize=750%2C341&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42935\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/3_GRISPO-scaled-e1742297123742-1024x466.jpg?resize=750%2C341&#038;ssl=1 1024w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/3_GRISPO-scaled-e1742297123742-300x136.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/3_GRISPO-scaled-e1742297123742-768x349.jpg 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/3_GRISPO-scaled-e1742297123742-1536x698.jpg 1536w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/3_GRISPO-scaled-e1742297123742-2048x931.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 3: Esempio di collegamento RBE3<\/figcaption><\/figure>\n<h2>Applicazione FEM<\/h2>\n<p>Per comprendere meglio la differenza dei risultati, si procede all\u2019analisi di una piastra tirata.<\/p>\n<p>La piastra in acciaio ha dimensioni 400x100x15mm ed \u00e8 vincolata in un lato corto mentre l\u2019altro lato corto lo si considera collegato con un punto situato ad una distanza di 100 mm (figura 5)<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/4_GRISPO-scaled-e1742297162700.jpg?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"272\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/4_GRISPO-scaled-e1742297162700-1024x371.jpg?resize=750%2C272&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42936\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/4_GRISPO-scaled-e1742297162700-1024x371.jpg?resize=750%2C272&#038;ssl=1 1024w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/4_GRISPO-scaled-e1742297162700-300x109.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/4_GRISPO-scaled-e1742297162700-768x278.jpg 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/4_GRISPO-scaled-e1742297162700-1536x557.jpg 1536w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/4_GRISPO-scaled-e1742297162700-2048x742.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 4: Geometria della piastra con evidenziato il punto di caricamento della forza.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nel punto di destra applichiamo una forza di 100000 Newton in direzione parallela alla direzione maggiore della piastra.<\/p>\n<p>A parit\u00e0 di griglia di calcolo, si riportano le soluzioni degli spostamenti. In figura 5 \u00e8 rappresentato lo spostamento della linea di collegamento dovuta ad un RBE2 mentre in figura 6 lo spostamento della linea di collegamento dovuta ad un RBE3.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/5_GRISPO-scaled-e1742297217783.jpg?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"363\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/5_GRISPO-scaled-e1742297217783-1024x496.jpg?resize=750%2C363&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42937\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/5_GRISPO-scaled-e1742297217783-1024x496.jpg?resize=750%2C363&#038;ssl=1 1024w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/5_GRISPO-scaled-e1742297217783-300x145.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/5_GRISPO-scaled-e1742297217783-768x372.jpg 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/5_GRISPO-scaled-e1742297217783-1536x744.jpg 1536w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/5_GRISPO-scaled-e1742297217783-2048x992.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 5: Spostamento ottenuto con l\u2019applicazione di un RBE2 (collegamento rigido)<\/figcaption><\/figure>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/6_GRISPO-scaled-e1742297254135.jpg?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"369\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/6_GRISPO-scaled-e1742297254135-1024x504.jpg?resize=750%2C369&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42938\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/6_GRISPO-scaled-e1742297254135-1024x504.jpg?resize=750%2C369&#038;ssl=1 1024w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/6_GRISPO-scaled-e1742297254135-300x148.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/6_GRISPO-scaled-e1742297254135-768x378.jpg 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/6_GRISPO-scaled-e1742297254135-1536x756.jpg 1536w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/03\/6_GRISPO-scaled-e1742297254135-2048x1008.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 6: Spostamento ottenuto con l\u2019applicazione di un RBE3 (Carico Distribuito)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Da queste due immagini si nota come la scelta di una certa tipologia di collegamento rispetto ad un altro porti a dei risultati completamente differenti.<\/p>\n<p>Nel primo caso si nota una <strong>traslazione rigida<\/strong> dei nodi mentre nel secondo caso si forma un <strong>andamento curvilineo<\/strong> del bordo di applicazione.<\/p>\n<h2>Come faccio a scegliere il collegamento giusto?<\/h2>\n<p>Scegliere la giusta tipologia di collegamento da utilizzare per semplificare il problema dipende dal problema in questione. Se riprendiamo il caso del motore dell\u2019aereo collegato all\u2019ala, in quel caso i quattro fori subiranno delle traslazioni rigide uno rispetto all\u2019altro (la struttura di collegamento \u00e8 molto rigida e non permette uno spostamento relativo). Perci\u00f2 in quel caso \u00e8 d\u2019obbligo utilizzare un RBE2.<\/p>\n<p>Se invece, ad esempio, si ha una pressione da <a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/gestire-gli-assiemi-nelle-simulazioni-fem-tecniche-di-modellazione-di-contatto\/\">contatto<\/a>, essa sar\u00e0 differente tra la parte pi\u00f9 interna e la parte pi\u00f9 esterna. In questo caso sar\u00e0 necessario utilizzare un collegamento che sia in grado di distribuire la forza in maniera intelligente e reale e pertanto si dovr\u00e0 utilizzare un collegamento RBE3.<\/p>\n<\/div>\n<p>L&#8217;articolo <a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/gli-elementi-rigidi\/\">Gli elementi rigidi<\/a> sembra essere il primo su <a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/\">Il Progettista Industriale<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/gli-elementi-rigidi\/\">Vai alla fonte.<\/a><\/p>\n<p>Autore: Roberta Falco<\/p>\n<p class=\"wpematico_credit\"><small>Powered by <a href=\"http:\/\/www.wpematico.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">WPeMatico<\/a><\/small><\/p>\n<p><strong>_________________________________<\/strong><\/p>\n<p><strong>CFD FEA Service SRL<\/strong> &egrave; una societ&agrave; di servizi che offre <em>consulenza<\/em> e <em>formazione<\/em> in ambito <strong>ingegneria<\/strong> e <strong>IT<\/strong>. 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