{"id":23752,"date":"2025-02-18T12:58:53","date_gmt":"2025-02-18T11:58:53","guid":{"rendered":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2025\/02\/18\/analisi-fem-della-rottura-il-ruolo-dellingegneria-strutturale\/"},"modified":"2025-02-18T12:58:53","modified_gmt":"2025-02-18T11:58:53","slug":"analisi-fem-della-rottura-il-ruolo-dellingegneria-strutturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2025\/02\/18\/analisi-fem-della-rottura-il-ruolo-dellingegneria-strutturale\/","title":{"rendered":"Analisi FEM della rottura: il ruolo dell\u2019ingegneria strutturale"},"content":{"rendered":"<div>\n<div style=\"margin: 5px 5% 10px 5%;\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/2_TENSIONI.png?resize=750%2C383&#038;ssl=1\" width=\"750\" height=\"383\" title=\"Figura 2 Tensioni di von Mises su una piastra con un foro circolare. Una volta trovate le zone con tensione pi\u00f9 alta, \u00e8 possibile infittire la griglia di calcolo in queste zone, per un calcolo pi\u00f9 preciso e accurato.\" alt=\"\" data-recalc-dims=\"1\"><\/div>\n<div>\n<p><strong>L\u2019analisi agli elementi finiti (FEM) \u00e8 un metodo indispensabile per la previsione della tensione all\u2019interno dei vari corpi. Oltre alle analisi classiche allo snervamento, \u00e8 possibile anche effettuare analisi pi\u00f9 complesse e dettagliate fino alla rottura, in modo da ottimizzare il materiale e i costi di produzione. Questo articolo esplora i principi fondamentali della rottura, le modalit\u00e0 principali (fragile, duttile e per fatica) e il ruolo della FEM nel modellare tali fenomeni. Vengono presentati i passaggi chiave della procedura FEM, dall\u2019impostazione del modello geometrico all\u2019interpretazione dei risultati.<\/strong><\/p>\n<p><em>di Carlo Augusto Pasquinucci<\/em><\/p>\n<h2>Introduzione<\/h2>\n<p>Nel campo dell\u2019<strong>ingegneria strutturale<\/strong>, prevedere la tensione all\u2019interno dei materiali e componenti \u00e8 essenziale per garantire la sicurezza delle costruzioni. L\u2019<strong>analisi agli elementi finiti<\/strong> (FEM) si \u00e8 affermata come uno strumento indispensabile per modellare e analizzare strutture complesse, ma normalmente si utilizza ancora il limite allo snervamento per la maggior parte delle strutture. Questo comporta in molti casi a uno sovradimensionamento delle strutture. Da alcuni anni si sta sviluppando una nuova linea di pensiero che accetta che alcune parti possano snervarsi e addirittura rompersi, purch\u00e9 la struttura nel suo complesso rimanga funzionale o che almeno non crei danni ulteriori a persone o cose intorno in presenza di fenomeni violenti, ma molto rari, come per esempio terremoti o altre catastrofi naturali. Questo articolo esplora i principi fondamentali e le applicazioni pratiche dell\u2019analisi FEM per la rottura, fornendo uno sguardo chiaro e accessibile per professionisti e appassionati di ingegneria.<\/p>\n<h2>I Principi della Rottura nei Materiali<\/h2>\n<p>La rottura avviene quando un materiale non \u00e8 pi\u00f9 in grado di sostenere le sollecitazioni applicate. Si distinguono tre principali modalit\u00e0 di rottura:<\/p>\n<ul>\n<li><strong><em>Fragile:<\/em><\/strong> caratterizzata da una separazione rapida e senza significative deformazioni.<\/li>\n<li><strong><em>Duttile:<\/em><\/strong> accompagnata da deformazioni plastiche prima della frattura.<\/li>\n<li><strong><em>Per fatica:<\/em><\/strong> dovuta a carichi ciclici ripetuti.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Rispetto al semplice calcolo analitico, l\u2019analisi FEM permette di simulare queste modalit\u00e0 utilizzando modelli teorici pi\u00f9 complessi e avanzati. Tra i pi\u00f9 comuni vi sono:<\/p>\n<ol type=\"1\" start=\"1\">\n<li><strong><em>Modelli di frattura elastici lineari<\/em><\/strong> (LEFM), usati per materiali fragili.<\/li>\n<li><strong><em>Modelli elastoplastici non lineari<\/em><\/strong>, ideali per materiali duttili.<\/li>\n<li><strong><em>Modelli di fatica<\/em><\/strong>, utili per studiare strutture sottoposte a sollecitazioni cicliche.<\/li>\n<\/ol>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/tabella.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/tabella.png?resize=750%2C96&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42712\" width=\"750\" height=\"96\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/tabella.png?resize=750%2C96&#038;ssl=1 647w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/tabella-300x38.png 300w\" sizes=\"(max-width: 796px) 100vw, 796px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<h2>Procedura di Analisi FEM della Rottura<\/h2>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/01_grafico.jpg?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/01_grafico.jpg?resize=510%2C430&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42708\" width=\"510\" height=\"430\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/01_grafico.jpg?resize=510%2C430&#038;ssl=1 363w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/01_grafico-300x253.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 510px) 100vw, 510px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 1. Tipico grafico sforzo-deformazione per un metallo sotto carico: il grafico termina nel punto di frattura. Le frecce mostrano la direzione delle variazioni sotto un carico in continuo aumento. I punti H ed E sono rispettivamente i limiti di linearit\u00e0 ed elasticit\u00e0. Tra i punti H ed E, il comportamento \u00e8 non lineare. La linea verde che ha origine in P illustra la risposta del metallo quando il carico viene rimosso. La deformazione permanente ha un valore di deformazione nel punto in cui la linea verde intercetta l\u2019asse orizzontale.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Per effettuare un\u2019analisi FEM a rottura, bisogna ovviamente inserire oltre a tutti i dati per un\u2019analisi FEM lineare (quindi con tensioni ammissibili fino allo snervamento), i dati della curva tensione-deformazione al di l\u00e0 dello snervamento e i criteri di rottura del materiale.<\/p>\n<p>Innanzitutto, conviene comunque effettuare un\u2019<strong>analisi preliminare a snervamento<\/strong>, per capire innanzitutto se le tensioni superano o no questo limite e soprattutto capire quali possano essere le zone pi\u00f9 critiche, dove quindi bisogna effettuare una modellazione pi\u00f9 accurata, con una griglia di calcolo pi\u00f9 fitta e dettagliata.<\/p>\n<p>L\u2019analisi FEM, infatti, genera risultati che evidenziano:<\/p>\n<ul>\n<li><strong><em>Zone critiche di stress<\/em><\/strong>: aree a rischio di rottura.<\/li>\n<li><strong><em>Distribuzione delle tensioni<\/em><\/strong>: mappa di stress utile per identificare carenze progettuali.<\/li>\n<li><strong><em>Previsione della propagazione delle crepe<\/em><\/strong>: fondamentale per la progettazione preventiva.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Un esempio pratico \u00e8 l\u2019analisi di una piastra metallica con foro centrale sottoposta a trazione. Il FEM mostra un\u2019intensificazione delle tensioni intorno al foro, prevedendo la propagazione della frattura. Ovviamente, queste analisi preliminari ci danno informazioni su dove si potr\u00e0 generare una rottura, ma per analisi pi\u00f9 dettagliata \u00e8 necessario modellare la rottura attraverso dei modelli matematici.<\/p>\n<h2>Criteri di rottura<\/h2>\n<p>I principali criteri di rottura che possono essere utilizzati in un\u2019analisi FEM dipendono dal materiale e dalle condizioni operative. Tra i pi\u00f9 comuni, si annoverano i criteri basati sulle tensioni che\u00a0 \u00a0correlano il comportamento del materiale alle sollecitazioni indotte dai carichi applicati, i criteri basati sulle deformazioni, secondo i quali il materiale si rompe quando raggiunge una deformazione critica e quelli energetici, che si basano sull\u2019energia necessaria a innescare o propagare una frattura. Ogni criterio \u00e8 sviluppato per adattarsi a particolari materiali, modalit\u00e0 di cedimento o condizioni operative.<\/p>\n<h3>Criteri basati sulle tensioni<\/h3>\n<h4>1. Criterio della Tensione Massima Principale<\/h4>\n<p>Secondo questo criterio, la rottura si verifica quando la <em>massima tensione principale<\/em> in un punto supera la resistenza del materiale a trazione o a compressione. Viene utilizzato principalmente per materiali fragili, come vetro, ceramiche e calcestruzzo, in cui la rottura \u00e8 dominata dalla trazione. Ovviamente non considera gli effetti combinati delle tensioni principali, quindi pu\u00f2 sottostimare lo stato tensionale del materiale in presenza di sollecitazioni da pi\u00f9 direzioni.<\/p>\n<h4>2. Criterio di Tresca (Tensione di Taglio Massima)<\/h4>\n<p>Questo criterio prevede la rottura quando la <strong>massima tensione di taglio<\/strong> raggiunge il valore critico definito dal limite di snervamento del materiale. Viene utilizzato per materiali duttili, come acciai e leghe metalliche, che cedono per snervamento piuttosto che per rottura immediata. Non \u00e8 adatto per materiali anisotropi o a quelli con comportamenti differenti in trazione e compressione.<\/p>\n<h4>3. Criterio di Von Mises (Energia Distorsionale)<\/h4>\n<p>Il criterio di Von Mises considera la rottura quando l\u2019<strong>energia di deformazione distorsionale<\/strong> supera un valore critico. Questo criterio, pi\u00f9 complesso, \u00e8 perfetto per materiali isotropi e duttili, come acciai e alluminio. Inoltre, \u00e8 molto accurato per analisi tridimensionali o per condizioni di carico complesse con diversi carichi in pi\u00f9 direzioni. Purtroppo, non \u00e8 molto adatto in caso di materiali fragili.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/2_TENSIONI.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/2_TENSIONI-1024x523.png?resize=750%2C383&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42709\" width=\"750\" height=\"383\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/2_TENSIONI-1024x523.png?resize=750%2C383&#038;ssl=1 1024w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/2_TENSIONI-300x153.png 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/2_TENSIONI-768x392.png 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/2_TENSIONI-1536x785.png 1536w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/2_TENSIONI.png 2039w\" sizes=\"(max-width: 782px) 100vw, 782px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 2. Tensioni di von Mises su una piastra con un foro circolare. Una volta trovate le zone con tensione pi\u00f9 alta, \u00e8 possibile infittire la griglia di calcolo in queste zone, per un calcolo pi\u00f9 preciso e accurato.<\/figcaption><\/figure>\n<h4>4. Criterio di Coulomb-Mohr<\/h4>\n<p>Il criterio di Coulomb-Mohr combina la resistenza a trazione e compressione del materiale per determinare la rottura, formulando un\u2019equazione basata sulle tensioni principali. Per questo motivo, \u00e8 perfetto per caratterizzare la rottura di materiali fragili con comportamenti asimmetrici in trazione e compressione.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/03_CERCHIO.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"692\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/03_CERCHIO.png?resize=692%2C600&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42710\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/03_CERCHIO.png?resize=692%2C600&#038;ssl=1 692w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/03_CERCHIO-300x260.png 300w\" sizes=\"(max-width: 692px) 100vw, 692px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 3. Cerchio di Mohr. Il circolo di Mohr \u00e8 una rappresentazione grafica dello stato piano di tensione interna in un punto, proposta dall\u2019ingegnere tedesco Otto Mohr nel 1882. Permette di passare di calcolare le tensioni principali e le direzioni principali del problema piano di tensione. (Fonte: <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pagina_principale\">Wikipedia<\/a>)<\/figcaption><\/figure>\n<h3>Criteri basati sulle deformazioni<\/h3>\n<p>In alternativa, \u00e8 possibile stabilire anche un criterio basato sulla deformazione massima ammissibile, al di l\u00e0 della quale si genera la rottura. Questi criteri sono rilevanti per materiali che tollerano elevate deformazioni plastiche, come elastomeri, polimeri e alcuni metalli duttili, per i quali, i criteri basati solo sulla tensione sarebbero poco precisi. Tra i principali si includono:<\/p>\n<ol type=\"1\">\n<li><strong><em>Criterio della deformazione massima<br \/><\/em><\/strong>La rottura si verifica quando la deformazione normale o tangenziale in un punto supera un valore critico definito dalle propriet\u00e0 del materiale. \u00c8 utilizzato principalmente per metalli duttili.<\/li>\n<li><strong><em>Criterio della deformazione specifica (o localizzata)<br \/><\/em><\/strong>Considera la rottura come conseguenza di deformazioni eccessive concentrate in zone critiche, come punte di crepe o aree soggette a grandi gradienti di deformazione. Questo criterio \u00e8 spesso adottato per simulare materiali con comportamento plastico marcato.<\/li>\n<li><strong><em>Criterio della deformazione principale<br \/><\/em><\/strong>Si basa sulla valutazione delle deformazioni principali. La rottura avviene quando la massima deformazione principale (in trazione o compressione) raggiunge un valore limite. \u00c8 utile per analizzare materiali anisotropi o fragili con comportamenti diversi sotto trazione e compressione.<\/li>\n<li><strong><em>Criterio di deformazione volumetrica<br \/><\/em><\/strong>Analizza la deformazione volumetrica (cambiamenti di volume) per materiali che mostrano sensibilit\u00e0 al confinamento, come schiume o suoli. \u00c8 usato nelle analisi di materiali granulari o strutture porose.<\/li>\n<\/ol>\n<h3>Criteri energetici<\/h3>\n<p>I criteri di rottura energetici rappresentano un approccio <strong>avanzato <\/strong>per la previsione del cedimento nei materiali, basandosi sull\u2019energia necessaria a innescare o propagare una frattura. Questi metodi non si concentrano direttamente sulle tensioni o sulle deformazioni, ma analizzano la distribuzione e il bilancio dell\u2019energia all\u2019interno del materiale o della struttura. Sono particolarmente utili per studiare la propagazione delle crepe e il comportamento dei materiali sotto condizioni di carico estreme. I criteri energetici offrono un approccio potente e versatile per modellare il comportamento alla rottura, soprattutto in scenari complessi. La loro integrazione nei software FEM consente di analizzare dettagliatamente soprattutto i meccanismi di propagazione delle crepe, migliorando la progettazione strutturale e la sicurezza. Inoltre, \u00e8 possibile predire in quanto tempo la cricca raggiunger\u00e0 una dimensione tale da compromettere la sicurezza o la funzionalit\u00e0 del componente, aumentando quindi la vita utile e riducendo i costi di manutenzione. Tra i pi\u00f9 diffusi, abbiamo:<\/p>\n<h4>1. Criterio della Energia di Frattura (LEFM)<\/h4>\n<p>Il criterio della frattura elastica lineare (Linear Elastic Fracture Mechanics, LEFM) si basa sul concetto di energia di frattura critica che rappresenta l\u2019energia necessaria per far propagare una crepa per unit\u00e0 di superficie. \u00c8 consigliato per materiali fragili come vetro, ceramiche e polimeri, dove il comportamento elastico domina fino alla rottura.<\/p>\n<h4>2. Criterio di Griffith<\/h4>\n<p>Formulato originariamente per materiali fragili, il criterio di Griffith postula che una crepa si propaghi quando l\u2019energia rilasciata durante la sua crescita supera l\u2019energia necessaria per creare nuove superfici.<\/p>\n<p>Ovviamente questi criteri pi\u00f9 complessi necessitano di pi\u00f9 risorse computazionali e informazioni pi\u00f9 accurate sui materiali, non sempre disponibili.<\/p>\n<h2>Rottura per fatica<\/h2>\n<p>La rottura per fatica \u00e8 un fenomeno di cedimento progressivo che si verifica nei materiali sottoposti a <strong>carichi ciclici<\/strong> o ripetuti nel tempo, anche se le sollecitazioni applicate sono molto inferiori al limite elastico del materiale. \u00c8 una delle principali cause di guasto in componenti strutturali, specialmente in settori come l\u2019ingegneria civile, meccanica e aerospaziale. La fatica si sviluppa gradualmente, passando attraverso tre fasi distinte: innesco della cricca, propagazione della cricca, e rottura finale.<\/p>\n<h3>Meccanismo della Rottura per Fatica<\/h3>\n<ol type=\"1\">\n<li><em><strong>Innesco della cricca:<\/strong><br \/><\/em>Questo stadio iniziale \u00e8 causato da disomogeneit\u00e0 microscopiche nel materiale, come inclusioni, microfessure, o concentrazioni di tensione (ad esempio, spigoli vivi o fori). Le sollecitazioni cicliche creano deformazioni locali, favorendo la formazione di microcricche.<\/li>\n<li><em><strong>Propagazione della cricca:<\/strong><br \/><\/em>Una volta che si \u00e8 formata una cricca, essa si propaga lentamente ad ogni ciclo di carico. Durante questo processo, la cricca si allarga gradualmente, riducendo la sezione resistente del componente. La velocit\u00e0 di propagazione dipende dall\u2019intensit\u00e0 del carico e dalle propriet\u00e0 del materiale.<\/li>\n<li><em><strong>Rottura finale:<\/strong><br \/><\/em>Quando la cricca raggiunge una dimensione critica, la sezione residua del materiale non \u00e8 pi\u00f9 in grado di sopportare il carico applicato. La rottura avviene improvvisamente, spesso in modo catastrofico, senza segnali evidenti.<\/li>\n<\/ol>\n<h3>Curva di Fatica: Il Diagramma S-N<\/h3>\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/04_CURVA.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/04_CURVA-1024x638.png?resize=687%2C428&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42711\" width=\"687\" height=\"428\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/04_CURVA-1024x638.png?resize=687%2C428&#038;ssl=1 1024w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/04_CURVA-300x187.png 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/04_CURVA-768x479.png 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/04_CURVA-1536x958.png 1536w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/02\/04_CURVA.png 1989w\" sizes=\"(max-width: 687px) 100vw, 687px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 4. Curva S-N di un acciaio per cuscinetti soggetto a flessione rotante. La figura mostra una tipica curva S-N costituita da cricche iniziate in superficie e cricche partite da occlusioni interne.<\/figcaption><\/figure>\n<p>La resistenza alla fatica di un materiale viene comunemente rappresentata dal diagramma <strong>S-N<\/strong>, che mette in relazione l\u2019ampiezza della tensione (SSS) con il numero di cicli (NNN) fino alla rottura.<\/p>\n<ul>\n<li><strong><em>Regione a vita finita:<\/em><\/strong> Per carichi elevati, la rottura avviene dopo un numero relativamente basso di cicli.<\/li>\n<li><strong><em>Regione a vita infinita:<\/em><\/strong> Al di sotto di un certo livello di tensione (detto <strong>limite di fatica<\/strong>), il materiale pu\u00f2 teoricamente sopportare un numero infinito di cicli senza rompersi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Normalmente, queste curve vengono effettuate per carichi alternati e con valore costante nel tempo, cosa che non sempre avviene nelle realt\u00e0. Ovviamente, con i programmi FEM, \u00e8 possibile analizzare diverse fasi del ciclo di carico, in modo da calcolare la tensione massima e minima ma anche quelle nelle fasi intermedie. Non sempre questo \u00e8 strettamente necessario e molto spesso conviene appunto effettuare il calcolo solo nelle condizioni pi\u00f9 gravose. In questo modo, si considera un fattore aggiuntivo di sicurezza gi\u00e0 nella modalit\u00e0 del calcolo.<\/p>\n<p>\u00c8 bene ricordare poi che la rottura a fatica si basa su teorie statistiche e quindi \u00e8 buona norma considerare dei fattori di sicurezza maggiori rispetto al conto a snervamento.<\/p>\n<p>Per tenere conto di cicli di carico differenti, i <a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/category\/software\/\">software<\/a> di analisi FEM rendono poi possibile anche utilizzare modelli matematici pi\u00f9 complessi, come il modello basato sull\u2019energia della frattura (Fracture Mechanics Model) che concentra sull\u2019analisi della propagazione delle cricche all\u2019interno di un materiale. In particolare, esplora come le microfessure si evolvono sotto carico, portando alla rottura del materiale nel tempo. Questo permette anche di prevedere la vita residua di un componente soggetto a carichi ciclici, consentendo di valutare quando una cricca potrebbe raggiungere una dimensione critica, portando alla frattura catastrofica del materiale.<\/p>\n<p>Ovviamente, analisi pi\u00f9 complesse richiedono potenza e tempi di calcolo maggiori, ma soprattutto uno maggior numero di dati e una maggiore precisione degli stessi.<\/p>\n<h2>Conclusioni<\/h2>\n<p>In questo articolo abbiamo brevemente esplorato la rottura dei materiali. Ovviamente, la maggior parte delle analisi strutturali utilizza come criterio di accettazione l\u2019assenza di snervamento, ma per avere un\u2019ottimizzazione del materiale e quindi una riduzione dei costi, sempre pi\u00f9 aziende richiedono analisi a rottura. Per calcoli sempre pi\u00f9 complessi sono necessari software FEM avanzati, che permettano di utilizzare criteri di rotture basati su formule matematiche complesse. Grazie ai continui progressi nei modelli matematici e nei software, le applicazioni di questa tecnica continueranno ad espandersi, rivoluzionando il modo in cui progettiamo e valutiamo le strutture.<\/p>\n<\/div>\n<p>L&#8217;articolo <a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/analisi-fem-della-rottura-il-ruolo-dellingegneria-strutturale\/\">&lt;strong&gt;Analisi FEM della rottura: il ruolo dell\u2019ingegneria strutturale&lt;\/strong&gt;<\/a> sembra essere il primo su <a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/\">Il Progettista Industriale<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/analisi-fem-della-rottura-il-ruolo-dellingegneria-strutturale\/\">Vai alla fonte.<\/a><\/p>\n<p>Autore: Roberta Falco<\/p>\n<p class=\"wpematico_credit\"><small>Powered by <a href=\"http:\/\/www.wpematico.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">WPeMatico<\/a><\/small><\/p>\n<p><strong>_________________________________<\/strong><\/p>\n<p><strong>CFD FEA Service SRL<\/strong> &egrave; una societ&agrave; di servizi che offre <em>consulenza<\/em> e <em>formazione<\/em> in ambito <strong>ingegneria<\/strong> e <strong>IT<\/strong>. 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Oltre alle analisi classiche allo snervamento, \u00e8 possibile anche effettuare analisi pi\u00f9 complesse e dettagliate fino alla rottura, in modo da ottimizzare il materiale e i costi di produzione. 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