{"id":23701,"date":"2025-01-23T13:50:28","date_gmt":"2025-01-23T12:50:28","guid":{"rendered":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2025\/01\/23\/criteri-per-la-progettazione-a-fatica-dei-componenti\/"},"modified":"2025-01-23T13:50:28","modified_gmt":"2025-01-23T12:50:28","slug":"criteri-per-la-progettazione-a-fatica-dei-componenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2025\/01\/23\/criteri-per-la-progettazione-a-fatica-dei-componenti\/","title":{"rendered":"Criteri per la progettazione a fatica dei componenti"},"content":{"rendered":"<div>\n<div style=\"margin: 5px 5% 10px 5%;\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-2.jpg?resize=750%2C607&#038;ssl=1\" width=\"750\" height=\"607\" title=\"Figura 2. Rappresentazione qualitativa della superficie di frattura per fatica in provini cilindrici intagliati, con carico unidirezionale, a flessione alterna e a flessione rotante. (Fonte: ASM Metals Handbook, vol. 11, 1986).\" alt=\"\" data-recalc-dims=\"1\"><\/div>\n<div>\n<p><strong>Molti cedimenti statici di componenti forniscono un preavviso visibile. Al contrario, un cedimento per fatica non fornisce alcun preavviso evidente: \u00e8 repentino, catastrofico e pertanto molto pericoloso. Progettare al fine di prevenire cedimenti statici \u00e8 relativamente semplice, mentre la fatica \u00e8 un fenomeno molto pi\u00f9 complesso e solo parzialmente compreso, oltre ad essere dominato da fenomeni di tipo statistico e quindi necessariamente da supportare con campagne sperimentali<\/strong>.<\/p>\n<p><em>di Giorgio De Pasquale ed Elena Perotti<\/em><\/p>\n<h2>Introduzione<\/h2>\n<p>Nella maggior parte delle prove riguardanti le propriet\u00e0 dei <a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/category\/materiali\/\">materiali<\/a> legate al diagramma tensione-deformazione, il carico viene applicato in modo <strong>statico <\/strong>e <strong>graduale<\/strong>, per consentire al provino di deformarsi in condizioni stazionarie. Inoltre, il campione viene portato a rottura, quindi le sollecitazioni sono applicate una sola volta. Questo tipo di test \u00e8 applicabile in condizioni statiche, che approssimano in modo accurato le condizioni reali a cui molti componenti strutturali e meccanici sono sottoposti.<\/p>\n<p>Tuttavia, spesso si presentano situazioni in cui le sollecitazioni variano nel tempo o fluttuano tra diversi livelli. Ad esempio, una fibra situata sulla superficie di un albero rotante soggetto a carichi di flessione subisce ciclicamente tensione e compressione a ogni rotazione dell\u2019albero. Se, inoltre, l\u2019albero \u00e8 caricato anche assialmente (come nel caso di un ingranaggio elicoidale), una componente assiale di sforzo si somma a quella di flessione. In questo caso, una tensione \u00e8 sempre presente in ogni fibra, ma il livello di tensione risulta ora variabile. Questi e altri tipi di sollecitazioni che si verificano nei componenti meccanici producono sforzi definiti come <strong>variabili<\/strong>, o <strong>ciclici<\/strong>.<\/p>\n<p>Spesso si osserva che i componenti meccanici vanno incontro a cedimento sotto l\u2019azione di sollecitazioni cicliche; inoltre, si osserva che in questo tipo di cedimento, gli sforzi massimi effettivi sono ben al di sotto della resistenza a rottura del materiale e, spesso, addirittura inferiori al limite di snervamento. La caratteristica distintiva di questi cedimenti per\u00f2 consiste nel fatto che le sollecitazioni siano ripetute un numero molto elevato di volte. Per questo motivo, tale cedimento \u00e8 noto come<strong> \u201ccedimento per fatica\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p>Quando le parti meccaniche cedono staticamente, in genere sviluppano una deformazione molto pronunciata, poich\u00e9 la sollecitazione ha superato il limite di snervamento, e il componente viene sostituito prima che si verifichi la frattura vera e propria. Molti cedimenti statici, dunque, forniscono un preavviso visibile. Al contrario, un cedimento per fatica <strong>non fornisce alcun preavviso evidente<\/strong>: \u00e8 repentino, catastrofico e pertanto molto pericoloso. Progettare al fine di prevenire cedimenti statici \u00e8 relativamente semplice, poich\u00e9 la nostra conoscenza in merito \u00e8 ampia. La fatica, invece, \u00e8 un fenomeno molto pi\u00f9 complesso e solo parzialmente compreso, oltre ad essere dominato da fenomeni di tipo statistico e quindi necessariamente da supportare con campagne sperimentali.<\/p>\n<h2><strong>Caratteristiche del cedimento a fatica<\/strong><\/h2>\n<p>Una superficie di frattura per fatica presenta un aspetto per certi versi simile a una <strong>frattura fragile<\/strong>, poich\u00e9 le superfici di frattura risultano piatte e perpendicolari all\u2019asse di sollecitazione, senza presenza di restringimento (o <strong>\u201cnecking\u201d<\/strong>, tipico della strizione duttile statica). Tuttavia, le modalit\u00e0 con cui avviene una frattura per fatica differiscono notevolmente da quelle di una frattura fragile statica e si sviluppano secondo tre stadi distinti.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-1.jpg?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-1.jpg?resize=397%2C489&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42501\" width=\"397\" height=\"489\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-1.jpg?resize=397%2C489&#038;ssl=1 437w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-1-244x300.jpg 244w\" sizes=\"(max-width: 397px) 100vw, 397px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 1. Esempio di cedimento per fatica dello stelo di un bullone soggetto a flessione alterna. Il meccanismo di frattura \u00e8 iniziato alla radice del filetto nel punto A, si \u00e8 propagata poi attraverso gran parte della sezione retta lasciano le tracce di \u201cbeach marks\u201d in B, fino al cedimento finale in C. (Fonte: <a href=\"https:\/\/dl.asminternational.org\/handbooks\">ASM Handbook<\/a>, vol. 12, 1992).<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<h3>Gli stadi della frattura<\/h3>\n<p>Lo <strong>stadio I<\/strong> corrisponde alla nucleazione di una o pi\u00f9 <strong>micro-fessurazioni<\/strong> (o micro-cricche) causate da deformazioni plastiche cicliche, con propagazione cristallografica che si estende per circa due-cinque grani intorno al punto di origine. Le micro-cricche di questo stadio non sono generalmente visibili a occhio nudo e non sono ancora rilevanti dal punto di vista ingegneristico.<\/p>\n<p>Lo <strong>stadio II <\/strong>comporta il passaggio da micro-cricche a cricche, con la formazione di superfici di frattura piatte e parallele, separate da creste longitudinali. Queste superfici, generalmente lisce e perpendicolari alla direzione della massima tensione di trazione, possono presentare bande ondulate scure e chiare note come \u201cbeach marks\u201d (segni da spiaggia) o \u201cclamshell marks\u201d (segni a conchiglia), come si pu\u00f2 vedere nella Fig. 1. Con l\u2019applicazione del carico alterno, queste superfici fessurate si aprono e si chiudono ciclicamente sfregandosi tra loro, e il loro aspetto varia in base ai cambiamenti dell\u2019intensit\u00e0 o della frequenza del carico stesso, oltre ad altri effetti come, ad esempio, la presenza di agenti corrosivi nell\u2019ambiente.<\/p>\n<p>In ultimo, lo <strong>stadio III<\/strong> si verifica durante l\u2019ultima parte della vita del componente, quando il campione presenta una sezione resistente residua cos\u00ec ridotta da non essere pi\u00f9 in grado di sostenere il carico, provocando un cedimento istantaneo e improvviso. Una frattura in stadio III pu\u00f2 essere fragile, duttile o una combinazione di queste modalit\u00e0.<\/p>\n<h3>La formazione delle fratture<\/h3>\n<p>Dalle configurazioni delle fratture in un cedimento per fatica si possono ricavare molte informazioni. Per esempio, in Fig. 2 si vedono le caratteristiche qualitative di alcune superfici di cedimento a fatica di vari componenti geometrici sottoposti a carichi differenti (sollecitazioni alterne oppure rotanti).<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-2.jpg?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"606\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-2-1024x828.jpg?resize=750%2C606&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42502\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-2-1024x828.jpg?resize=750%2C606&#038;ssl=1 1024w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-2-300x243.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-2-768x621.jpg 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-2.jpg 1036w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 2. Rappresentazione qualitativa della superficie di frattura per fatica in provini cilindrici intagliati, con carico unidirezionale, a flessione alterna e a flessione rotante. (Fonte:<a href=\"https:\/\/dl.asminternational.org\/handbooks\"> ASM Metals Handbook<\/a>, vol. 11, 1986).<\/figcaption><\/figure>\n<p>Quindi, come abbiamo detto, il cedimento per fatica \u00e8 causato dalla formazione e propagazione di cricche. Una cricca di fatica si innesca generalmente in corrispondenza di una discontinuit\u00e0 del materiale, dove la sollecitazione ciclica \u00e8 massima. Le discontinuit\u00e0 possono derivare da alcune particolari condizioni:<\/p>\n<ul>\n<li>presenza di <strong>bruschi cambiamenti di sezione<\/strong> (cave di chiavette\/linguette, sedi guarnizioni, fori, etc.), in cui si verificano concentrazioni di tensione;<\/li>\n<li>presenza di elementi che <strong>rotolano <\/strong>e\/o <strong>scorrono <\/strong>uno contro l\u2019altro (cuscinetti, ingranaggi, camme, ecc.) sotto elevate pressioni di contatto, sviluppando tensioni di contatto concentrate al di sotto della superficie, che possono causare sfaldamento del materiale dopo molti cicli di carico;<\/li>\n<li><strong>imperfezioni <\/strong>nel processo di fabbricazione, come segni di punzonatura, segni di utensili, graffi, bave, assemblaggi impropri e altri difetti di produzione;<\/li>\n<li><strong>imperfezioni <\/strong>nella composizione del materiale, derivanti ad esempio da processi di laminazione, forgiatura, fusione, estrusione, trafilatura, trattamento termico, ecc. Tali imperfezioni sono rappresentate da discontinuit\u00e0 superficiali microscopiche come inclusioni di materiali estranei, segregazione di leghe, vuoti, particelle dure precipitate e altre discontinuit\u00e0 del reticolo cristallino.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Diverse condizioni possono accelerare l\u2019iniziazione delle cricche, come la presenza di sollecitazioni residue di trazione, temperature elevate, cicli termici, ambienti corrosivi e cicli ad alta frequenza.<\/p>\n<p>La velocit\u00e0 e la direzione di propagazione delle cricche di fatica sono principalmente governate dallo stato di tensione locale e dalla struttura del materiale intorno alla cricca stessa. Tuttavia, come per la loro formazione, anche per la propagazione delle cricche rivestono un ruolo importante anche altri fattori, come l\u2019ambiente esterno, la temperatura e la frequenza. Come accennato, le cricche tendono a crescere lungo piani perpendicolari alle massime tensioni di trazione.<\/p>\n<h2>Approccio alla progettazione per fatica<\/h2>\n<p>Come evidenziato nella sezione precedente, anche nei casi di carico pi\u00f9 semplici esistono numerosi fattori da considerare. I metodi di analisi del cedimento per fatica rappresentano una combinazione tra <strong>ingegneria <\/strong>e <strong>scienza<\/strong>. Anche se la scienza non ha ancora completamente spiegato il meccanismo del cedimento per fatica, l\u2019ingegnere deve comunque progettare componenti che non vadano incontro a cedimento. Rispetto alla progettazione statica, nella progettazione a fatica ci sono molti pi\u00f9 fattori da considerare: vediamo gli approcci principali e gli strumenti utilizzati.<\/p>\n<h3>Metodi \u201cFatigue-Life\u201d<\/h3>\n<p>Questi approcci di progettazione a fatica consento di prevedere se e quando un componente sottoposto a carico ciclico andr\u00e0 incontro a cedimento per fatica in un determinato periodo di tempo. I presupposti di ciascun metodo sono molto diversi, ma ciascuno contribuisce alla comprensione dei meccanismi legati al cedimento per fatica. Tra questi i pi\u00f9 usati sono il metodo \u201cstress-life\u201d e il metodo \u201cstrain-life\u201d.<\/p>\n<h3>Resistenza a Fatica e Limite di Resistenza (Sezioni 6\u20137 e 6\u20138)<\/h3>\n<p>Il diagramma tensione-durata di vita (anche detto \u201cdiagramma S-N\u201d) fornisce la resistenza a fatica <em>S<sub>f<\/sub><\/em> in funzione del numero di cicli di sollecitazione <em>N<\/em> per un dato materiale. I risultati sono ottenuti da test su campioni standard sottoposti a carico alterno, in condizioni di laboratorio controllate. Il carico utilizzato \u00e8 spesso quello di una flessione pura sinusoidale inversa (anche detta flessione alterna simmetrica). I campioni sono lucidati e privi di intagli che possano causare concentrazioni di tensione nella zona a sezione ridotta dove la frattura per fatica deve verificarsi.<\/p>\n<p>Per acciai e ghise, il diagramma S-N evidenzia un asintoto orizzontale oltre un certo numero di cicli. La resistenza in questo punto \u00e8 definita come tensione limite di fatica e si verifica generalmente tra 10<sup>6<\/sup> e 10<sup>7<\/sup> cicli. Molti materiali non ferrosi invece non presentano un limite di fatica, come ad esempio molte leghe di alluminio.<\/p>\n<p>Ovviamente, i dati di resistenza raccolti da queste prove di laboratorio sono basati su molte condizioni controllate che non corrisponderanno a quelle di un vero componente in esercizio nel suo ambiente di lavoro. Esistono quindi opportune tecniche per \u201ccorreggere\u201d i valori ottenuti in laboratorio con quelli che si prevede rappresenteranno i dati reali, per tenere conto delle differenze tra le condizioni di carico \u201cprovino\u201d e quelle del \u201ccomponente\u201d.<\/p>\n<h3>Il metodo \u201cstress-life\u201d<\/h3>\n<p>Con questo metodo, per determinare la resistenza dei materiali sotto carichi di fatica, i campioni vengono sottoposti a forze cicliche di intensit\u00e0 specifica, mentre si contano i cicli fino al cedimento. Il dispositivo di prova pi\u00f9 ampiamente utilizzato in questo caso \u00e8 una macchina per flessione rotante ad alta velocit\u00e0 che sottopone il campione a una flessione pura (senza taglio trasversale) tramite pesi applicati. Il campione, mostrato in Fig. 3, \u00e8 lavorato e lucidato con estrema cura, con una lucidatura finale in direzione assiale per evitare graffiature circonferenziali. Esistono anche altre macchine per prove di fatica, che consentono di applicare sollecitazioni assiali o torsionali cicliche.<\/p>\n<p>A causa della natura statistica del fenomeno della fatica, per stabilire la resistenza di un materiale sono necessari numerosi test. Nel test a flessione rotante, per esempio, viene applicato un carico di flessione costante e si registra il numero di rotazioni del provino necessarie a provocarne il cedimento. La prima prova viene eseguita a una tensione leggermente inferiore alla tensione di rottura ultima del materiale, mentre la seconda a una tensione inferiore rispetto alla prima. Il processo continua, e i risultati ottenuti vengono rappresentati in un diagramma S-N del tipo di Fig. 4. Questo grafico pu\u00f2 essere tracciato in scala doppio-logaritmica. Per i metalli ferrosi e le leghe, il grafico diventa asintotico dopo un certo numero di cicli.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-3.jpg?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"637\" height=\"219\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-3.jpg?resize=637%2C219&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42503\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-3.jpg?resize=637%2C219&#038;ssl=1 637w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-3-300x103.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 637px) 100vw, 637px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 3. Disegno del provino a fatica per test su macchina a flessione rotante; il momento flettente risulta uniforme nella zona centrale del provino sotto l\u2019azione delle forze indicate.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-4.jpg?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"679\" height=\"513\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-4.jpg?resize=679%2C513&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42504\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-4.jpg?resize=679%2C513&#038;ssl=1 679w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-4-300x227.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 679px) 100vw, 679px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 4. Esempio di diagramma S-N ottenuto dal risultato delle prove di fatica a sollecitazione assiale ciclica (materiale: acciaio UNS G41300) (Fonte: NACA Tech. Note 3866, 1966).<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p>I diagrammi S-N possono essere determinati sia per un <strong>provino <\/strong>da laboratorio sia per un <strong>elemento meccanico reale<\/strong>. Anche quando il materiale del provino e del componente sono identici, si presentano differenze significative tra i due diagrammi.<\/p>\n<p>Nel caso degli acciai, si osserva un punto di<strong> \u201cginocchio\u201d<\/strong> nel grafico; per carichi inferiori a questa tensione, detta limite di fatica, il cedimento non si verifica, indipendentemente dal numero di cicli. I metalli e le leghe non ferrose non raggiungono mai un asintoto orizzontale, quindi, tali materiali non possiedono un limite di fatica. Il diagramma S-N si ottiene generalmente con cicli di sollecitazione completi (alterni simmetrici). Un ciclo di sollecitazione (<em>N<\/em> = 1) rappresenta l\u2019applicazione e la rimozione del carico, seguite dall\u2019applicazione e rimozione del carico nella direzione opposta. Quindi, <em>N<\/em> = 1\/2 indica che il carico \u00e8 applicato una volta e poi rimosso, come nel caso di una prova di trazione semplice.<\/p>\n<p>Le considerazioni sul cedimento per fatica da <em>N<\/em> = 1 a <em>N<\/em> = 1000 cicli \u00e8 classificata come <strong>\u201cfatica a basso numero di cicli\u201d <\/strong>(o \u201cfatica oligociclica\u201d). La fatica ad \u201calto numero di cicli\u201d, invece, riguarda i cedimenti relativi a sollecitazione superiori a 10<sup>3<\/sup> cicli. Nella Fig. 4 si distinguono una regione di vita finita e una regione di vita infinita. Il confine tra queste regioni non \u00e8 chiaramente definibile, per gli acciai si trova approssimativamente tra 10<sup>6<\/sup> e 10<sup>7<\/sup> cicli. Come gi\u00e0 osservato, \u00e8 buona pratica ingegneristica eseguire un programma di test sui materiali destinati alla progettazione e alla produzione. Questo, in effetti, \u00e8 un requisito indispensabile per prevenire il rischio di cedimento per fatica.<\/p>\n<h3>Il metodo \u201cstrain-life\u201d<\/h3>\n<p>Si tratta del metodo pi\u00f9 avanzato per descrivere la natura del cedimento per fatica. Questo approccio pu\u00f2 essere utilizzato per stimare le resistenze a fatica, anche se richiede l\u2019introduzione di numerose approssimazioni e ipotesi, che introducono inevitabili incertezze nei risultati. Tuttavia, il metodo \u00e8 molto significativo per la sua capacit\u00e0 di rappresentare la natura del cedimento per fatica.<\/p>\n<p>Come abbiamo detto, un cedimento per fatica ha quasi sempre origine in una <strong>discontinuit\u00e0 locale<\/strong>, come un intaglio, una fessura o un\u2019altra area di concentrazione delle tensioni. Quando lo sforzo in prossimit\u00e0 della discontinuit\u00e0 supera il limite elastico, si verifica una deformazione plastica. Perch\u00e9 si manifesti un cedimento per fatica, devono esistere deformazioni plastiche cicliche. Quindi, \u00e8 necessario studiare il comportamento dei materiali soggetti a deformazioni cicliche.<\/p>\n<p>E\u2019 stato dimostrato sperimentalmente a inizio \u2018900 che il limite elastico di ferro e acciaio pu\u00f2 essere modificato, sia in aumento sia in diminuzione, da una variazione ciclica della tensione. In generale, i limiti elastici degli acciai ricotti tendono ad aumentare quando sono sottoposti a cicli di sollecitazione, mentre per gli acciai lavorati a freddo tendono a diminuire.<\/p>\n<p>Sono stati studiati i comportamenti a basso numero di cicli di molti acciai ad alta resistenza, registrando diversi grafici tensione-deformazione in campo ciclico. La Fig. 5 mostra l\u2019andamento generico di questi grafici, limitatamente ai primi cicli di carico. Come si vede, la resistenza diminuisce con le ripetizioni dei cicli di tensione, come dimostrato dal fatto che le curve mostrano livelli di tensione progressivamente minori. Come notato in precedenza, altri materiali possono invece essere rafforzati da inversioni cicliche di tensione.<\/p>\n<p>A seguito di questi studi, \u00e8 stato correlato il dato di vita del componente all\u2019ampiezza della deformazione imposta. Questa correlazione \u00e8 riportata nel grafico di Fig. 6, in questo caso relativo ad un acciaio laminato a caldo. Per interpretare il grafico, definiamo innanzitutto i seguenti termini:<\/p>\n<ul>\n<li>Coefficiente di duttilit\u00e0 a fatica : \u00e8 la deformazione reale corrispondente alla frattura in una singola inversione (punto A in Fig. 5). La linea di deformazione plastica in Fig. 6 inizia da questo punto.\u00a0<\/li>\n<li>Coefficiente di resistenza a fatica : \u00e8 la tensione reale corrispondente alla frattura in una singola inversione (punto A in Fig. 5). Nella Fig. 6, la linea di deformazione elastica inizia in corrispondenza di , con \u00a0modulo elastico del materiale.<\/li>\n<li>Esponente di duttilit\u00e0 a fatica : \u00e8 la pendenza della linea di deformazione plastica in Fig. 6 ed \u00e8 l\u2019esponente a cui la durata di vita 2<em>N<\/em> deve essere elevata per essere proporzionale all\u2019ampiezza della deformazione plastica reale. Se il numero di inversioni di tensione \u00e8 2<em>N<\/em>, allora <em>N<\/em> rappresenta il numero di cicli.<\/li>\n<li>Esponente della resistenza a fatica : rappresenta la pendenza della curva di deformazione elastica ed \u00e8 l\u2019esponente a cui la durata di vita 2<em>N<\/em> deve essere elevata per essere proporzionale all\u2019ampiezza della tensione.<\/li>\n<\/ul>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-5.jpg?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"414\" height=\"519\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-5.jpg?resize=414%2C519&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42505\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-5.jpg?resize=414%2C519&#038;ssl=1 414w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-5-239x300.jpg 239w\" sizes=\"(max-width: 414px) 100vw, 414px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 5. Esempio di ciclo di isteresi tensione-deformazione dal quale si osserva un comportamento cosiddetto di \u201csoftening ciclico\u201d del materiale. La pendenza del tratto AB corrisponde al modulo elastico del materiale.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Dalla Fig. 5 osserviamo che la deformazione totale \u00e8 la somma delle componenti elastica e plastica. Pertanto, l\u2019ampiezza della deformazione totale corrisponde alla met\u00e0 del range totale di deformazione:<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/1_FORMULA.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/1_FORMULA.png?resize=217%2C92&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42497\" width=\"217\" height=\"92\"  data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Equazione 1<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p>L\u2019equazione della curva di deformazione plastica nella Fig. 6 \u00e8:<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/2_FORMULA.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/2_FORMULA.png?resize=218%2C108&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42498\" width=\"218\" height=\"108\"  data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Equazione 2<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p>L\u2019equazione della curva di deformazione elastica \u00e8:<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/3_FORMULA.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/3_FORMULA.png?resize=226%2C116&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42499\" width=\"226\" height=\"116\"  data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Equazione 3<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p>Da qui, combinando con l\u2019Eq. (1), otteniamo per l\u2019ampiezza della deformazione totale:<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/4_FORMULA.png?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/4_FORMULA.png?resize=360%2C104&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42500\" width=\"360\" height=\"104\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/4_FORMULA.png?resize=360%2C104&#038;ssl=1 436w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/4_FORMULA-300x87.png 300w\" sizes=\"(max-width: 360px) 100vw, 360px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Equazione 4<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p>che rappresenta la relazione di Manson-Coffin tra vita a fatica e deformazione totale. Anche se l\u2019Eq. (4) \u00e8 valida per calcolare la vita a fatica di un componente quando sono note la deformazione e le caratteristiche cicliche, la sua utilit\u00e0 per il progettista \u00e8 limitata. Non si dispone infatti di un metodo standard per determinare la deformazione totale alla base di una tacca o di una discontinuit\u00e0. Tuttavia, grazie all\u2019impiego di metodi di modellazione numerica agli elementi finiti, \u00e8 possibile ottenere stime attendibili di questi valori. Inoltre, l\u2019analisi agli elementi finiti pu\u00f2 fornire una stima delle deformazioni che si verificano in tutti i punti della struttura analizzata.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-6.jpg?ssl=1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"520\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-6.jpg?resize=750%2C520&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-42506\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-6.jpg?resize=750%2C520&#038;ssl=1 792w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-6-300x208.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2025\/01\/Fig.-6-768x532.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 792px) 100vw, 792px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 6. Diagramma doppio-logaritmico che evidenzia come la durata di vita a fatica sia correlata all\u2019ampiezza della deformazione, in un acciaio laminato a caldo. (Fonte: SAE J1099_200208, 2002).<\/figcaption><\/figure>\n<h2>Effetti influenti su limite di fatica<\/h2>\n<p>Le <strong>tensioni residue<\/strong> possono influire sul limite di fatica in modo migliorativo o peggiorativo. In generale, se sulla superficie del componente sono presenti tensioni residue di compressione, il limite di fatica risulta incrementato, quindi, si osserva un effetto benefico sul comportamento a fatica. Le rotture per fatica si manifestano generalmente come cedimenti per trazione, o quantomeno sono indotti da tensioni di trazione. Di conseguenza, qualsiasi operazione che riduca tali tensioni tende a diminuire la probabilit\u00e0 di cedimento per fatica. Trattamenti come la pallinatura, la martellatura o la laminazione a freddo introducono tensioni di compressione superficiali che incrementano significativamente il limite di fatica, a patto che il materiale non venga sottoposto a deformazioni eccessive.\u00a0<\/p>\n<p>Il limite di fatica di componenti realizzati da lamiere o barre laminate o trafilate, cos\u00ec come quello di pezzi forgiati, pu\u00f2 essere influenzato dalle caratteristiche direzionali del processo produttivo. Ad esempio, i pezzi laminati o trafilati mostrano un limite di fatica nella direzione trasversale che pu\u00f2 essere inferiore del 10-20% rispetto a quello nella direzione longitudinale.\u00a0<\/p>\n<p>In presenza di <strong>corrosione<\/strong>, \u00e8 risaputo che i componenti manifestano una resistenza a fatica ridotta. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto principalmente all\u2019azione degli agenti corrosivi che provocano irregolarit\u00e0 o piccole cavit\u00e0 sulla superficie del materiale. Tuttavia, in questi casi, il problema non si riduce semplicemente alla rilevazione dell\u2019entit\u00e0 della corrosione, ma piuttosto \u00e8 rappresentato dal fatto che corrosione e sollecitazioni agiscono simultaneamente. Questo implica che, in condizioni di atmosfera corrosiva, un componente sottoposto a sollecitazioni cicliche andr\u00e0 incontro a cedimento inevitabile, poich\u00e9 in tali condizioni non esiste un vero e proprio limite di fatica. Pertanto, il progettista deve ridurre la presenza di effetti che possono causare cedimenti prematuri, fra i quali possiamo citare:<\/p>\n<ul>\n<li>presenza di tensione media o statica: tensioni permanenti che si combinano con le sollecitazioni cicliche;\u00a0<\/li>\n<li>intensit\u00e0 della tensione alternata;<\/li>\n<li>concentrazione dell\u2019elettrolita: legata alla presenza di agenti chimici che accelerano la corrosione;<\/li>\n<li>ossigeno disciolto nell\u2019elettrolita: l\u2019ossigeno amplifica i fenomeni corrosivi;<\/li>\n<li>propriet\u00e0 e composizione del materiale: materiali diversi mostrano resistenze differenti alla corrosione e alla fatica;<\/li>\n<li>temperatura: valori elevati possono accelerare i processi corrosivi e influire negativamente sulla resistenza a fatica;<\/li>\n<li>frequenza del carico ciclico;\u00a0<\/li>\n<li>velocit\u00e0 di flusso di fluidi attorno al componente: flussi rapidi possono incrementare la corrosione per erosione;<\/li>\n<li>presenza di fessurazioni locali: cricche o imperfezioni fungono da punti di innesco per la corrosione e i cedimenti per fatica.\u00a0<\/li>\n<\/ul>\n<h3>Altri fattori che influenzano il comportamento a fatica<\/h3>\n<p>I <strong>rivestimenti metallici<\/strong>, come la cromatura, la nichelatura o la cadmiatura, possono ridurre il limite di fatica fino al 50%. In alcuni casi, la diminuzione della resistenza \u00e8 cos\u00ec significativa da rendere sconsigliabile un eventuale processo di electroplating. Al contrario, la zincatura non ha effetti negativi sulla resistenza a fatica. Per quanto riguarda l\u2019ossidazione anodica delle leghe leggere, essa pu\u00f2 ridurre i limiti di resistenza a flessione, mentre non influisce sui limiti di resistenza a torsione.\u00a0<\/p>\n<p>Analogamente, processi di <strong>metal spraying<\/strong> (\u201cspruzzatura di metalli\u201d) crea imperfezioni superficiali che possono innescare cricche. Test limitati indicano che questo processo pu\u00f2 ridurre la resistenza a fatica fino al 10-15%.\u00a0<\/p>\n<p>Inoltre, quando il danneggiamento per fatica \u00e8 dipendente dal tempo, si manifesta una correlazione con la <strong>frequenza di sollecitazione<\/strong>. In condizioni normali, il cedimento per fatica \u00e8 indipendente dalla frequenza, ma essa diventa rilevante in condizioni particolari, ad esempio in presenza di corrosione o di alte temperature (o di entrambi gli effetti combinati), diventa cruciale. Frequenze pi\u00f9 basse, associate a temperature elevate, accelerano la propagazione delle cricche, riducendo la vita utile del componente per un determinato livello di sollecitazione.\u00a0<\/p>\n<p>La <strong>corrosione da fretting<\/strong> si verifica a causa di micro-scorrimenti tra parti o componenti accoppiati con tolleranze ridotte. Esempi tipici sono le giunzioni bullonate, le piste di rotolamento dei cuscinetti, i mozzi di ruote e altri componenti di precisione analoghi. Questo fenomeno comporta decolorazioni superficiali, formazione di cavit\u00e0 e successivo cedimento per fatica. \u00a0Il progettista deve affrontare questi aspetti con strategie adeguate, come l\u2019uso di materiali resistenti alla corrosione, trattamenti superficiali protettivi e controllo delle condizioni effettive di lavoro.<\/p>\n<\/div>\n<p>L&#8217;articolo <a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/criteri-per-la-progettazione-a-fatica-dei-componenti\/\">&lt;strong&gt;Criteri per la progettazione a fatica dei componenti&lt;\/strong&gt;<\/a> sembra essere il primo su <a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/\">Il Progettista Industriale<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/criteri-per-la-progettazione-a-fatica-dei-componenti\/\">Vai alla fonte.<\/a><\/p>\n<p>Autore: Roberta Falco<\/p>\n<p class=\"wpematico_credit\"><small>Powered by <a href=\"http:\/\/www.wpematico.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">WPeMatico<\/a><\/small><\/p>\n<p><strong>_________________________________<\/strong><\/p>\n<p><strong>CFD FEA Service SRL<\/strong> &egrave; una societ&agrave; di servizi che offre <em>consulenza<\/em> e <em>formazione<\/em> in ambito <strong>ingegneria<\/strong> e <strong>IT<\/strong>. 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