{"id":23327,"date":"2024-07-01T03:32:38","date_gmt":"2024-07-01T01:32:38","guid":{"rendered":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2024\/07\/01\/alberi-di-trasmissione-progettazione-a-fatica\/"},"modified":"2024-07-01T03:32:38","modified_gmt":"2024-07-01T01:32:38","slug":"alberi-di-trasmissione-progettazione-a-fatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2024\/07\/01\/alberi-di-trasmissione-progettazione-a-fatica\/","title":{"rendered":"Alberi di trasmissione: progettazione a fatica"},"content":{"rendered":"<div>\n<div style=\"margin: 5px 5% 10px 5%;\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131705\/1_CEDIMENTO.png?resize=624%2C620&#038;ssl=1\" width=\"624\" height=\"620\" title=\"Figura 1. Esempio di cedimento per fatica avvenuto lungo la sezione retta di un albero, con innesco dalla sede di chiavetta in alto (B) e collasso plastico finale (C) (fonte: Budynas and Nisbett, 2016).\" alt=\"\" data-recalc-dims=\"1\"><\/div>\n<div>\n<p><strong>I principali meccanismi di cedimento degli alberi sono dovuti a corrosione, usura, sovraccarico statico e fatica. I primi due, corrosione e usura, raramente determinano il cedimento dell\u2019albero della macchina e, nelle rare occasioni in cui lo fanno, lasciano evidenze chiare. Degli altri due meccanismi, la fatica \u00e8 pi\u00f9 frequente rispetto al sovraccarico statico. I cedimenti da sovraccarico sono causati da tensioni che superano la tensione limite del materiale, la quale assume un valore specifico a seconda che il materiale dell\u2019albero sia duttile o fragile. Generalmente, gli alberi impiegati nella progettazione di macchine sono acciai al carbonio basso o medio legati e relativamente duttili. Di conseguenza, quando su questi materiali viene applicato un sovraccarico estremo, essi subiscono una deformazione plastica prima di giungere a rottura.<\/strong><\/p>\n<p><em>di Giorgio De Pasquale ed Elena Perotti<\/em><\/p>\n<h2>La progettazione a fatica<\/h2>\n<p>La fatica \u00e8 stata identificata molto tempo fa dalla comunit\u00e0 scientifica. Uno dei primi test di fatica documentati risale al 1829 ad opera di tale W. Albert. Il cedimento per fatica avviene a causa della comparsa (superficiale) e della propagazione (in profondit\u00e0) di microfratturazioni, o cricche, nel materiale. Questo danneggiamento risulta essere progressivo, irreversibile, indotto dall\u2019applicazione di carichi variabili anche di entit\u00e0 nettamente inferiore alla tensione limite statica. Quindi, il cedimento per fatica \u00e8 dovuto alla formazione e propagazione di cricche. \u00c8 possibile che azioni di <strong>corrosione <\/strong>agiscano in concomitanza con il carico di fatica e accelerino il cedimento dell\u2019albero. <\/p>\n<p>Altro aspetto decisivo \u00e8 il fatto che il danneggiamento a fatica \u00e8 di natura statistica, cos\u00ec come la durata di vita a fatica di un particolare componente. Ci\u00f2 significa che la progettazione a fatica non consente di determinare con precisione la durata di un componente (in modo appunto \u201c<strong>deteministico<\/strong>\u201d), ma piuttosto di calcolare la probabilit\u00e0 con cui si prevede un guasto, sulla base di una grande popolazione di campioni. <\/p>\n<p>L\u2019innesco delle cricche di fatica si localizzano solitamente sulla superficie del componente, in presenza preferibilmente di un difetto (microscopico o macroscopico) oppure di un punto di intensificazione delle tensioni, come la discontinuit\u00e0 rappresentata dalla cava di una chiavetta, una scanalatura, uno spigolo non raccordato, una filettatura (laddove nasce il cosiddetto \u201ceffetto di intaglio\u201d). Un esempio di cedimento per fatica \u00e8 rappresentato in Figura 1, in cui si mostra la superficie di rottura di un albero motore in AISI 4320; l\u2019innesco del fenomeno di fatica \u00e8 partito cedimento \u00e8 partito dalla cava della chiavetta in alto nei punti B e si \u00e8 propagato progressivamente come evidenziato dalle classiche striature parallele. <\/p>\n<p>Quando la sezione dell\u2019albero si \u00e8 ridotta al punto da non essere in grado di reggere il carico statico, \u00e8 avvenuto il cedimento del componente in modo plastico, nella zona C. Il fenomeno del cedimento per fatica \u00e8 particolarmente insidioso poich\u00e9 avviene, si \u00e8 detto, a carichi molto minori dei valori di guardia per il collasso statico, e inoltre il danneggiamento avviene internamente al componente ed \u00e8 pressoch\u00e9 invisibile a normali ispezioni visive. Gli unici modi per rilevare un danneggiamento da fatica in corso sono di tipo indiretto, ad esempio con l\u2019uso di radiografie, liquidi penetranti o misurando la risposta in frequenza. Si tratta comunque di procedure che implicano il fermo impianto per ispezioni programmate.<\/p>\n<p>Dal punto di vista della progettazione, l\u2019approccio <strong>\u201csafe life\u201d<\/strong> consiste nel dimensionare i componenti a fatica in modo tale che un loro eventuale cedimento non possa avvenire entro la durata di servizio prevista, consentendo con la manutenzione programmata, di sostituire i componenti critici con un ragionevole anticipo rispetto all\u2019eventualit\u00e0 di un danneggiamento in corso. Di contro, l\u2019approccio di progettazione \u201cfail safe\u201d prevede l\u2019impiego di pi\u00f9 componenti in configurazione ridondante, tale per cui un eventuale cedimento di uno di essi non pregiudichi il funzionamento del sistema, proprio grazie ad un altro componente omologo che entra in funzione al suo posto.<\/p>\n<h2><strong>Caratteristiche degli alberi<\/strong><\/h2>\n<p>L\u2019albero \u00e8 un elemento rotante delle macchine, di solito di sezione circolare, che trasmette potenza o movimento da un punto ad un altro, oppure da una macchina che genera potenza verso una macchina che assorbe potenza. \u00c8 uno degli elementi pi\u00f9 comuni e fondamentali utilizzati in varie modalit\u00e0 negli equipaggiamenti meccanici. Gli elementi collegati all\u2019albero producono sollecitazioni diverse, riconducibili a carichi di tipo flessionale, assiale e torsionale. L\u2019albero deve essere sufficientemente resistente per sopportare queste sollecitazioni, sia in campo statico sia dinamico, laddove possono intervenire effetti di amplificazione dovuti a vibrazioni o risonanze. Allo stesso modo, l\u2019albero deve resistere al cedimento per fatica, pertanto il processo di progettazione coinvolge varie fasi e spesso alcune iterazioni tra una fase e l\u2019altra. Le principali sono queste:<\/p>\n<ul>\n<li>Analisi dei requisiti di potenza e coppia<\/li>\n<li>Analisi delle specifiche degli elementi accoppiati all\u2019albero (ad esempio, il rapporto di trasmissione di ruote dentate)<\/li>\n<li>Definizione della geometria e del layout dell\u2019albero<\/li>\n<li>Studio delle sollecitazioni<\/li>\n<li>Selezione del materiale<\/li>\n<li>Dimensionamento statico e a fatica e definizione delle dimensioni preliminari<\/li>\n<li>Analisi della deformazione flessionale e torsionale (rigidezze dell\u2019albero)<\/li>\n<li>Studio del comportamento dinamico, analisi delle vibrazioni e determinazione delle velocit\u00e0 critiche di risonanza<\/li>\n<li> Selezione degli elementi collegati da catalogo (cuscinetti, chiavette, anelli elastici, etc.)<\/li>\n<li> Controllo finale, analisi delle tolleranze, prescrizione delle lavorazioni, eventuale simulazione con software specifici (analisi agli elementi finiti, FEA).<\/li>\n<\/ul>\n<h2><strong>Metodi di progettazione a fatica<\/strong><\/h2>\n<p>I metodi di progettazione a fatica prevedono il calcolo della durata del componente in numero di cicli (N), fino al cedimento in presenza di un certo livello di carico. I tre principali modelli di stima della durata di\u00a0 vita a fatica utilizzati nella progettazione meccanica sono il metodo \u201cstress-life\u201d, il metodo \u201cstrain-life\u201d e il metodo della frattura lineare elastica. Per la progettazione degli alberi si adotta il primo, di cui analizziamo le caratteristiche.<\/p>\n<p>L\u2019American Society for Testing and Materials (ASTM) definisce la \u201cresistenza a fatica\u201d (\u03c3<sub>f<\/sub>) come il valore di stress al quale si verifica il cedimento dopo N cicli di carico; definisce inoltre il \u201climite di fatica\u201d (\u03c3<sub>D<\/sub>) come il valore limite di stress al quale il cedimento si verifica soltanto con N molto grande, oppure al quale il cedimento non si verifica affatto. Possiamo intendere quindi che esista un limite al valore di tensione al di sotto del quale il componente manifesta vita infinita a fatica; tale limite \u00e8 proprio il limite di fatica. <\/p>\n<p>Sfortunatamente tale limite non risulta identificabile per tutti i materiali, e nemmeno per tutti i metalli. Acciaio, leghe ferrose e leghe di titanio hanno un valore definito del limite di fatica, che convenzionalmente viene identificato per durate almeno pari a N = 10<sup>6<\/sup> cicli. Altri metalli non ferrosi strutturali come alluminio e rame non presentano un limite di fatica definito, il che significa che il cedimento a fatica avverr\u00e0 comunque, anche per carichi molto bassi e per numero di cicli molto alto. Il numero di cicli a rottura per fatica (N) \u00e8 funzione di vari fattori, come si osserva da evidenze sperimentali, fra cui:<\/p>\n<ul>\n<li>il valore di tensione medio e alternato,<\/li>\n<li>il tipo di materiale,<\/li>\n<li>il trattamento termico e le condizioni superficiali del materiale,<\/li>\n<li>il profilo di durezza del materiale,<\/li>\n<li>la presenza di impurit\u00e0 nel materiale,<\/li>\n<li>il tipo di carico applicato (trazione, compressione, flessione, etc.),<\/li>\n<li>la temperatura di esercizio,<\/li>\n<li>la presenza di agenti corrosivi.<\/li>\n<\/ul>\n<h2><strong>Prove di fatica<\/strong><\/h2>\n<p>La resistenza alla fatica di un componente di una macchina pu\u00f2 essere determinata, seppur attraverso una procedura lunga, mediante test di fatica in laboratorio. Ci sono diversi tipologie, fra le pi\u00f9 comuni, di prove di fatica che si distinguono in prove ad alta e bassa frequenza, in prove a controllo di carico e a controllo di spostamento. \u00a0I test ad alta frequenza tendono ad essere abbinati a carichi ridotti, in regime elastico mentre i test a bassa frequenza generalmente coinvolgono deformazioni plastiche.<\/p>\n<p>Le prove di fatica prescritte dalle normative si riferiscono a condizioni di prova standard, che comprendono l\u2019uso di campioni predefiniti in forma, dimensioni e geometria. Attraverso queste prove standard e questi provini standard \u00e8 possibile ricavare le curve carico-durata (le cosiddette curve S-N) relative alla resistenza a fatica di un dato materiale. Le stesse curve S-N che si possono reperire su manuali e libri di testo catalogate per materiale, sono ottenute mediante le stesse prove normate. \u00c8 quindi corretto considerare queste curve come caratteristiche della durata a fatica del materiale, non del componente.<\/p>\n<p>Infatti, quando si considera uno specifico componente, caratterizzato da una geometria specifica e relativi gradienti di tensione, con particolari modalit\u00e0 di applicazione del carico e, magari, trattamenti specifici di natura tecnologica del materiale, la resistenza a fatica pu\u00f2 essere anche molto diversa da quella misurata sul provino standard. <\/p>\n<p>Esistono modelli che consentono di \u201ctrasferire\u201d le propriet\u00e0 di resistenza a fatica di un materiale alle corrispondenti propriet\u00e0 di un componente realizzato con lo stesso materiale; questi modelli considerano specialmente fattori peggiorativi come la rugosit\u00e0 superficiale, l\u2019effetto del tipo di carico agente sul componente, l\u2019effetto della scalatura dimensionale e gli effetti di intagli che intensificano localmente la tensione. Si tratta di modelli che estendono il carico monoassiale tipico delle prove standard di fatica a condizioni di carico multiassiale esistenti nel componente reale. Sebbene questi modelli (Sines, Crossland, e altri) siano un valido strumento per una prima stima della durata a fatica del componente, \u00e8 sempre consigliabile corroborarli con prove sperimentali eseguire direttamente sul componente stesso.<\/p>\n<p>Tornando ai provini standard delle prove normate, per la stima della resistenza a fatica, questi vengono sottoposti a carichi ripetuti di ampiezza specifica (nel caso delle prove a controllo di carico) fino alla rottura, contando il numero di cicli. Le prove possono avvenire imponendo flessioni ripetute (prova a flessione alterna) oppure mettendo in rotazione il provino con carico fisso (prova a flessione rotante) oppure con assetti diversi, sempre secondo normativa. <\/p>\n<p>Dopo aver eseguito un certo numero di prove per contemplare la natura statistica del fenomeno della fatica, \u00e8 possibile identificare il grafico S-N di resistenza a fatica o diagramma di W\u00f6hler. In questi grafici, solitamente rappresentati in scala doppio logaritmica, si riporta la curva di resistenza limite per diversi livelli di ampiezza di carico, con valore medio nullo. La sollecitazione utilizzata \u00e8 quindi di tipo \u201calterno simmetrico\u201d, ovvero tale da applicare una sollecitazione di trazione e una di compressione per met\u00e0 periodo ciascuna, come riportato in Figura 2.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131700\/2_SOLLECITAZIONE.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"750\" height=\"444\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131700\/2_SOLLECITAZIONE.png?resize=750%2C444&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40264\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131700\/2_SOLLECITAZIONE.png?resize=750%2C444&#038;ssl=1 750w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131700\/2_SOLLECITAZIONE-300x178.png 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131700\/2_SOLLECITAZIONE-696x412.png 696w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131700\/2_SOLLECITAZIONE-709x420.png 709w\" sizes=\"(max-width: 750px) 100vw, 750px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 2. Sollecitazione a fatica di tipo alterno simmetrico, in cui il rapporto R = \u03c3min\/\u03c3max = -1, utilizzata la determinazione del diagramma S-N.<\/figcaption><\/figure>\n<p>I parametri del ciclo di carico sono:<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"368\" height=\"118\" class=\"wp-image-40253\" style=\"width: 150px; display: inline; vertical-align: middle;\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131256\/1_FORMULA-3.png?resize=368%2C118&#038;ssl=1\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131256\/1_FORMULA-3.png?resize=368%2C118&#038;ssl=1 368w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131256\/1_FORMULA-3-300x96.png 300w\" sizes=\"(max-width: 368px) 100vw, 368px\" data-recalc-dims=\"1\"> Rapporto di tensione<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"380\" height=\"132\" class=\"wp-image-40254\" style=\"width: 150px; display: inline; vertical-align: middle;\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131301\/2_FORMULA-3.png?resize=380%2C132&#038;ssl=1\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131301\/2_FORMULA-3.png?resize=380%2C132&#038;ssl=1 380w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131301\/2_FORMULA-3-300x104.png 300w\" sizes=\"(max-width: 380px) 100vw, 380px\" data-recalc-dims=\"1\">\u00a0\u00a0 Rapporto di ampiezza<\/p>\n<p>con \u03c3<sub>max<\/sub> = tensione massima, \u03c3<sub>min<\/sub> = tensione minima, \u03c3<sub>m<\/sub> = tensione media, \u03c3<sub>a<\/sub> = ampiezza di tensione.<\/p>\n<p>Un esempio di diagramma S-N \u00e8 riportato in Figura 3, sia a livello qualitativo (a) sia sperimentale (b). Esistono grandi quantit\u00e0 di dati disponibili in letteratura relativamente ai diagrammi S-N, con grafici associati a pacchetti software per vari materiali. Come gi\u00e0 detto, non \u00e8 realistico pensare che il limite di resistenza a fatica di un componente strutturale ingegneristico corrisponda ai valori misurati in laboratorio su provini standard e ulteriori analisi sono comunque raccomandabili.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131709\/3_GRAFICI.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"750\" height=\"295\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131709\/3_GRAFICI-1024x403.jpg?resize=750%2C295&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40266\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131709\/3_GRAFICI-1024x403.jpg?resize=750%2C295&#038;ssl=1 1024w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131709\/3_GRAFICI-300x118.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131709\/3_GRAFICI-768x302.jpg 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131709\/3_GRAFICI-696x274.jpg 696w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131709\/3_GRAFICI-1068x420.jpg 1068w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131709\/3_GRAFICI.jpg 1424w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 3. Esempio qualitativo di curva di W\u00f6hler (o curva S-N) (a): \u00e8 possibile identificare una prima zona a \u201cbasso numero di cicli\u201d (low cycle fatigue, LCF) con alti valori di resistenza a fatica e una successiva zona ad \u201calto numero di cicli\u201d (high cycle fatigue, HCF) con valori di resistenza a fatica decrescenti. La durata N = 106 si considera convenzionalmente come spartiacque fra la \u201cdurata finita\u201d e \u201cvita infinita\u201d del materiale. Curva S-N sperimentale (b) relativa alla resistenza a fatica di due leghe metalliche; per l\u2019acciaio (1045 steel) si nota il tratto asintotico orizzontale della curva corrispondente al limite di fatica, mentre per la lega di alluminio (2024-T6 Al) questo limite non esiste e la curva prosegue in modo decrescente.<\/figcaption><\/figure>\n<p>La curva di W\u00f6hler pu\u00f2 essere identificata da un\u2019equazione semplificata, valida nell\u2019intervallo di durata fra 10<sup>3<\/sup> e 10<sup>6<\/sup> cicli, cos\u00ec definita:<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131306\/3_FORMULA-3.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131306\/3_FORMULA-3.png?resize=129%2C65&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40256\" width=\"129\" height=\"65\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131306\/3_FORMULA-3.png?resize=129%2C65&#038;ssl=1 222w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131306\/3_FORMULA-3-218x112.png 218w\" sizes=\"(max-width: 129px) 100vw, 129px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<p>in cui i coefficienti a, b si calcolano come<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131310\/4_FORMULA-2.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131310\/4_FORMULA-2.png?resize=143%2C87&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40258\" width=\"143\" height=\"87\"  data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131312\/5_FORMULA-2.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131312\/5_FORMULA-2.png?resize=227%2C85&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40259\" width=\"227\" height=\"85\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131312\/5_FORMULA-2.png?resize=227%2C85&#038;ssl=1 416w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131312\/5_FORMULA-2-300x113.png 300w\" sizes=\"(max-width: 227px) 100vw, 227px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<p>e in cui \u03c3<sub>1000<\/sub> \u00e8 la resistenza a fatica a N = 1000 cicli.<\/p>\n<h2><strong>Effetto di intaglio<\/strong><\/h2>\n<p>La geometria di un albero \u00e8 generalmente assimilabile a quella di un cilindro con diametro variabile. Queste variazioni di diametro sono necessarie per realizzare spallamenti che consentono il montaggio di componenti come ingranaggi, cuscinetti, pulegge e altri per vincolarne lo spostamento assiale. Queste variazioni locali di geometria, cos\u00ec come altre elementi quali scanalature, gole di scarico, fori e cave agiscono come zone di intensificazione (o amplificazione) della tensione e quindi come potenziali punti critici per la fatica (Figura 4). In prossimit\u00e0 di questi elementi dell\u2019albero lo stato di tensione risulta alterato a livello locale e si osserva un innalzamento dell\u2019intensit\u00e0 della sollecitazione e la comparsa di componenti di sforzo multiassiali.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29133817\/Fig.-4_VARIAZIONI.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"750\" height=\"191\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29133817\/Fig.-4_VARIAZIONI.jpg?resize=750%2C191&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40270\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29133817\/Fig.-4_VARIAZIONI.jpg?resize=750%2C191&#038;ssl=1 921w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29133817\/Fig.-4_VARIAZIONI-300x77.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29133817\/Fig.-4_VARIAZIONI-768x196.jpg 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29133817\/Fig.-4_VARIAZIONI-696x178.jpg 696w\" sizes=\"(max-width: 921px) 100vw, 921px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 4. Esempi di variazioni locali di geometria necessari per motivi funzionali e responsabili di effetto di intaglio ed intensificazione delle tensioni.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Un opportuno coefficiente, definito fattore di concentrazione delle tensioni in campo ciclico (k<sub>f<\/sub>) viene utilizzato per amplificare la tensione nominale in presenza di intagli. Questo fattore si calcola a partire dal fattore di intensificazione delle tensioni in campo statico (k<sub>t<\/sub>), che \u00e8 disponibile in appositi grafici in base alla geometria dell\u2019intaglio, al tipo di carico e alle dimensioni caratteristiche dell\u2019intaglio stesso. Si possono usare le seguenti relazioni:<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"412\" height=\"102\" class=\"wp-image-40260\" style=\"width: 170px;\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131314\/6_FORMULA-2.png?resize=412%2C102&#038;ssl=1\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131314\/6_FORMULA-2.png?resize=412%2C102&#038;ssl=1 412w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131314\/6_FORMULA-2-300x74.png 300w\" sizes=\"(max-width: 412px) 100vw, 412px\" data-recalc-dims=\"1\"> fattore di concentrazione delle tensioni in campo ciclico<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"224\" height=\"166\" class=\"wp-image-40261\" style=\"width: 100px; display: inline; vertical-align: middle;\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131317\/7_FORMULA-2.png?resize=224%2C166&#038;ssl=1\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131317\/7_FORMULA-2.png?resize=224%2C166&#038;ssl=1 224w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131317\/7_FORMULA-2-80x60.png 80w\" sizes=\"(max-width: 224px) 100vw, 224px\" data-recalc-dims=\"1\">\u00a0 sensibilit\u00e0 all\u2019intaglio secondo la formula di Neuber<\/p>\n<p>in cui \u03c1\u00a0\u00e8 una caratteristica del materiale e r\u00a0\u00e8 il raggio di gola dell\u2019intaglio. La sensibilit\u00e0 all\u2019intaglio q pu\u00f2 assumere valori variabili fra 0 (sensibilit\u00e0 nulla, k<sub>f<\/sub>=1) e 1 (sensibilit\u00e0 massima, k<sub>f<\/sub>=k<sub>t<\/sub>). Il valore della sensibilit\u00e0 all\u2019intaglio pu\u00f2 anche essere ricavata da grafici sperimentali come quelli di Figura 5.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131713\/Fig.-5_SPERIMENTALE.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"750\" height=\"521\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131713\/Fig.-5_SPERIMENTALE.jpg?resize=750%2C521&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-40267\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131713\/Fig.-5_SPERIMENTALE.jpg?resize=750%2C521&#038;ssl=1 870w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131713\/Fig.-5_SPERIMENTALE-300x208.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131713\/Fig.-5_SPERIMENTALE-768x533.jpg 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131713\/Fig.-5_SPERIMENTALE-100x70.jpg 100w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131713\/Fig.-5_SPERIMENTALE-218x150.jpg 218w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131713\/Fig.-5_SPERIMENTALE-696x483.jpg 696w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/06\/29131713\/Fig.-5_SPERIMENTALE-605x420.jpg 605w\" sizes=\"(max-width: 870px) 100vw, 870px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 5. Grafico sperimentale per la determinazione del fattore di sensibilit\u00e0 all\u2019intaglio (q) per diversi materiali e tipo di sollecitazione.<\/figcaption><\/figure>\n<h2><strong>Materiali<\/strong><\/h2>\n<p>La selezione di un materiale per una parte di macchina o un componente strutturale \u00e8 una delle decisioni pi\u00f9 importanti che il progettista \u00e8 chiamato a prendere. La selezione effettiva di un materiale per una particolare applicazione pu\u00f2 essere semplice oppure molto controversa. Per alberi e assali di trasmissione di potenza si utilizzano comunemente barre di acciaio al carbonio lavorate (AISI\/SAE 1020-1050) o leghe (AISI\/SAE 4140, 4145, 4150, 4340 e 8620) trafilate a freddo oppure rullati a caldo.<\/p>\n<p>Tipicamente, le barre in acciaio trafilate a freddo vengono utilizzate per alberi di dimensioni piccole, inferiori a 70 mm, mentre gli acciai rullati a caldo sono comunemente utilizzati per dimensioni pi\u00f9 grandi. La trafilatura a freddo migliora non solo la resistenza meccanica ma anche la lavorabilit\u00e0, la finitura superficiale e l\u2019accuratezza dimensionale. Gli alberi rullati a caldo sono spesso temprati e rinvenuti per una maggiore resistenza e successivamente rifiniti (torniti e levigatura e in seguito rettifica) per una migliore finitura e precisione dimensionale. Quando \u00e8 richiesta una maggiore resistenza, come per applicazioni ad alta velocit\u00e0, si utilizzano acciai legati con nichel, nichel-cromo o acciai al cromo-vanadio. Quando si desidera resistenza alla corrosione, vengono utilizzate alcune leghe di rame. La Tabella 1 elenca i materiali in acciaio al carbonio semplice comunemente utilizzati per la progettazione degli alberi e le loro propriet\u00e0 meccaniche.<\/p>\n<p>Tabella 1. Acciai tipicamente utilizzati per la fabbricazione di alberi per la trasmissione di potenza.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-table\">\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td>Materiale\u00a0 (AISI)<\/td>\n<td>Lavorazione: Rullatura a caldo (RC) Trafilatura a freddo (TF)<\/td>\n<td>Tensione di rottura (MPa)<\/td>\n<td>Tensione di snervamento (MPa)<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1020<\/td>\n<td>RC<br \/>TF<\/td>\n<td>380<br \/>470<\/td>\n<td>210<br \/>390<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1030<\/td>\n<td>RC<br \/>TF<\/td>\n<td>470<br \/>520<\/td>\n<td>260<br \/>440<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1035<\/td>\n<td>RC<br \/>TF<\/td>\n<td>500<br \/>550<\/td>\n<td>270<br \/>460<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1040<\/td>\n<td>RC<br \/>TF<\/td>\n<td>520<br \/>590<\/td>\n<td>290<br \/>490<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1045<\/td>\n<td>RC<br \/>TF<\/td>\n<td>570<br \/>630<\/td>\n<td>310<br \/>530<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1050<\/td>\n<td>RC<br \/>TF<\/td>\n<td>620<br \/>690<\/td>\n<td>340<br \/>580<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/figure>\n<h2><strong>Fattore di sicurezza<\/strong><\/h2>\n<p>Il fattore di sicurezza (FS, S) \u00e8 un coefficiente utilizzato per amplificare il valore del carico massimo atteso in una data applicazione a causa della impossibilit\u00e0 di determinare con certezza tutti gli effetti che possono presentarsi in modo imprevisto. A livello pratico, esso descrive la capacit\u00e0 di resistere a un carico oltre al valore atteso di progetto. Molti componenti sono realizzati appositamente in modo molto pi\u00f9 resistente rispetto a quanto necessario per un utilizzo normale proprio per fronteggiare in sicurezza situazioni di emergenza, carichi imprevisti, uso scorretto o deterioramento.<\/p>\n<h3>Come scegliere i fattori di sicurezza<\/h3>\n<p>La scelta del valore del coefficiente di sicurezza da utilizzare per una particolare applicazione \u00e8 una delle fasi pi\u00f9 importanti e delicate della progettazione. La difficolt\u00e0 della scelta risiede nel dover valutare le molteplici incertezze associate ai modelli usati per la progettazione nominale. Spesso occorre adottare una scelta di compromesso fra resistenza maggiorata, peso, costo, e altri fattori. Alcuni fattori da considerare nella scelta del fattore di sicurezza sono il grado di incertezza con cui sono noti i carichi esterni, le condizioni dell\u2019ambiente di lavoro, la accuratezza e ripetibilit\u00e0 delle misure delle propriet\u00e0 del materiale, le approssimazioni del metodo di calcolo. <\/p>\n<p>Nella pratica, il progettista deve cercare di considerare la variabilit\u00e0 di tutti i fattori che influenzano i risultati della progettazione. Se il fattore di sicurezza \u00e8 troppo basso, la possibilit\u00e0 di cedimento indesiderato pu\u00f2 diventare troppo elevata, ma se il fattore \u00e8 eccessivamente grande, il progetto risulta inutilmente sovradimensionato, antieconomico e non funzionale. Ad esempio, valori molto elevati possono avere un effetto inaccettabile sul peso di un velivolo. I valori del coefficiente variano tipicamente da 1.3 a 6, a seconda della confidenza dei vari fattori in gioco e della criticit\u00e0 dell\u2019applicazione, ovvero dal livello di rischio associato a un possibile cedimento. <\/p>\n<p>A meno di circostanze speciali, l\u2019uso di valori del coefficiente di sicurezza a fatica inferiori a 1.5 non \u00e8 accettabile. Un livello di compromesso che non mette a rischio la sicurezza \u00e8 pari a 3 per quanto riguarda la progettazione a fatica. Il progettista deve fare affidamento in primo luogo alle normative eventualmente esistenti per l\u2019ambito di progetto, in subordine a banche dati storiche a livello aziendale o di settore, e in caso di innovazioni senza particolari precedenti \u00e8 raccomandata una scelta cautelativa possibilmente supportata da evidenze sperimentali su prototipi.\u00a0<\/p>\n<h2><strong>Criteri generali<\/strong><\/h2>\n<p>In generale, i seguenti accorgimenti dovrebbero essere seguiti durante la progettazione di alberi per evitare cedimenti per fatica.<\/p>\n<p>Il calcolo teorico deve comprendere un adeguato fattore di sicurezza, specialmente dove si verificano concentrazioni di stress (ad esempio, chiavette, intagli e cambi di sezione) e dove le incertezze sui dati di progetto e sul modello utilizzato sono pi\u00f9 ampie.<\/p>\n<p>Adottare ampi raggi di raccordo nei cambi di sezione e in presenza di altri intagli dell\u2019albero, legati a motivi funzionali.<\/p>\n<p>Scegliere materiali, se possibile, che possiedono una tensione limite di fatica, come ad esempio la maggior parte degli acciai, e fare in modo che i livelli di sollecitazione rimangano al di sotto di tale limite.<\/p>\n<p>Prevedere opportune lavorazioni e trattamenti superficiali. Esempi efficaci sono la pallinatura, la nitrurazione e altri trattamenti che inducono stati di compressione superficiale. Sono invece da evitare quei trattamenti che al contrario determinato uno stato di tensione residua di trazione, come ad esempio l\u2019elettroplaccatura.<\/p>\n<p>Specificare finiture superficiali di qualit\u00e0 per gli operatori addetti alle lavorazioni.<\/p>\n<p>Evitare condizioni di lavoro in ambienti corrosivi.<\/p>\n<p>Quando possibile, eseguire misure sperimentali dello stato di tensione, specialmente per le saldature soggette a carichi ciclici e potenzialmente a cedimento per fatica.<\/p>\n<p class=\"has-background has-small-font-size\" style=\"background-color:#ebebeb\"><strong><em>Riferimenti<\/em><\/strong><br \/>S.K. Armah, Preliminary Design of a Power Transmission Shaft under Fatigue Loading Using ASME Code, American Journal of Engineering and Applied Sciences, 2018.<br \/>R.G. Budynas, J.K. Nisbett, 2016. Shigley\u2019s mechanical engineering design. Mechan. Eng.<\/p>\n<\/div>\n<p>L&#8217;articolo <a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/alberi-di-trasmissione-progettazione-a-fatica\/\">&lt;strong&gt;Alberi di trasmissione: progettazione a fatica&lt;\/strong&gt;<\/a> sembra essere il primo su <a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/\">Il Progettista Industriale<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/alberi-di-trasmissione-progettazione-a-fatica\/\">Vai alla fonte.<\/a><\/p>\n<p>Autore: Roberta Falco<\/p>\n<p class=\"wpematico_credit\"><small>Powered by <a href=\"http:\/\/www.wpematico.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">WPeMatico<\/a><\/small><\/p>\n<p><strong>_________________________________<\/strong><\/p>\n<p><strong>CFD FEA Service SRL<\/strong> &egrave; una societ&agrave; di servizi che offre <em>consulenza<\/em> e <em>formazione<\/em> in ambito <strong>ingegneria<\/strong> e <strong>IT<\/strong>. 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