{"id":23242,"date":"2024-05-31T03:41:21","date_gmt":"2024-05-31T01:41:21","guid":{"rendered":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2024\/05\/31\/nastri-trasportatori-progettazione-dinamica\/"},"modified":"2024-05-31T03:41:21","modified_gmt":"2024-05-31T01:41:21","slug":"nastri-trasportatori-progettazione-dinamica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2024\/05\/31\/nastri-trasportatori-progettazione-dinamica\/","title":{"rendered":"Nastri trasportatori: progettazione dinamica"},"content":{"rendered":"<div>\n<div style=\"margin: 5px 5% 10px 5%;\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29151803\/Conveyor-belt.jpg?resize=750%2C429&#038;ssl=1\" width=\"750\" height=\"429\" title=\"\" alt=\"\" data-recalc-dims=\"1\"><\/div>\n<div>\n<p><strong>I nastri trasportatori sono impiegati in tutto il mondo per il trasporto di passeggeri, merci generiche e materiali da circa 250 anni. Sono impiegati in larga misura nel settore minerario, in cementifici, centrali elettriche, produzione chimica e movimentazione industriale in genere. Negli ultimi decenni lo sviluppo delle tecnologie di progettazione dei nastri trasportatori ne ha accresciuto velocit\u00e0, portata e capacit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p><em>di Giorgio De Pasquale, Elena Perotti, Giorgio Avanzato<\/em><\/p>\n<p>Rispetto ad altri metodi di trasporto, i <strong>nastri trasportatori<\/strong> sono vantaggiosi nel caso di grandi volumi in modo rapido ed efficiente anche su lunghe distanze e in aree dove strade e infrastrutture ferroviarie sono insufficienti. Oggi sono utilizzati nastri trasportatori sia in ambito indoor sia come alternativa ai trasporti via terra in esterno. La maggior parte degli impianti ha lunghezza variabile fra 10 e 20.000 m e larghezza variabile fra 0.3 e 3.2 m. La velocit\u00e0 pu\u00f2 raggiungere i 9 m\/s e la portata pu\u00f2 superare le 40.000 t\/h. <\/p>\n<p>Il sistema \u00e8 normalmente basato su un nastro in polimero rinforzato da un\u2019anima tessile ed \u00e8 possibile adottare rinforzi longitudinali mediante cavi d\u2019acciaio per le applicazioni pi\u00f9 critiche. Come si vede in Figura 1a, il nastro \u00e8 montato fra due tamburi, uno motorizzato e uno trascinato; il nastro \u00e8 poi supportato per tutta la sua lunghezza da <strong>rulli rotanti<\/strong> che ne mantengono la planarit\u00e0 e sostengono il peso del materiale trasportato. Un dispositivo mobile, detto <strong>tensionatore<\/strong>, applica il precarico longitudinale sul nastro per consentire la trasmissione senza strisciamento fra nastro e rullo motore e per evitare l\u2019allentamento e abbassamento del nastro lungo la linea. Il nastro pu\u00f2 essere arrestato mediante lo stesso motore oppure mediante un freno di emergenza. Le rulliere possono avere forme concave per il trasporto di materiali non compatti (Figura 1b).<\/p>\n<p>Come per ogni sistema, anche per i nastri trasportatori l\u2019affidabilit\u00e0 complessiva \u00e8 data dalla combinazione delle affidabilit\u00e0 dei singoli componenti. Il malfunzionamento di uno dei componenti pu\u00f2 portare a costosi tempi di fermo in caso di arresto totale del sistema, fino all\u2019interruzione del processo di produzione dell\u2019impianto industriale.<\/p>\n<p>Il nastro rappresenta il componente con maggiore valore aggiunto del sistema (esso costituisce in media i 2\/3 del valore complessivo) ed \u00e8 anche il componente maggiormente soggetto a usura e deterioramento a causa del contatto con il materiale trasportato, alle sollecitazioni meccaniche e al contatto con i rulli per la trasmissione della potenza di avanzamento. Si evidenzia quindi, fin da subito, che l\u2019incremento dell\u2019affidabilit\u00e0 complessiva passa dalla implementazione di efficaci sistemi di monitoraggio dello stato di salute del nastro, i quali sono l\u2019oggetto principale delle attuali attivit\u00e0 di ricerca in questo settore, come quelle condotte presso lo <a href=\"http:\/\/www.s3laboratory.com\/\">Smart Structures and Systems Lab<\/a> del Politecnico di Torino (www.s3laboratory.com).<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29122338\/Screenshot-2024-05-29-122317.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"750\" height=\"180\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29122338\/Screenshot-2024-05-29-122317-1024x246.png?resize=750%2C180&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39858\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29122338\/Screenshot-2024-05-29-122317-1024x246.png?resize=750%2C180&#038;ssl=1 1024w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29122338\/Screenshot-2024-05-29-122317-300x72.png 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29122338\/Screenshot-2024-05-29-122317-768x184.png 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29122338\/Screenshot-2024-05-29-122317-696x167.png 696w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29122338\/Screenshot-2024-05-29-122317.png 1041w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 1. Schema costruttivo di un tipico impianto di nastro trasportatore (a), esempio costruttivo di rulliera con profilo concavo (b) (Fonte:<a href=\"http:\/\/www.rulmeca.com\/\"> www.rulmeca.com<\/a>).<\/figcaption><\/figure>\n<h2><strong>Evoluzione della progettazione e delle normative<\/strong><\/h2>\n<h3><em>Le prime norme per il calcolo di potenza e forze<\/em><\/h3>\n<p>Nel dopoguerra, nonostante l\u2019ampia diffusione dei nastri trasportatori, non esistevano norme condivise che definissero un metodo per il dimensionamento e la progettazione di questi impianti.<\/p>\n<p>Fu per prima la <em>Conveyor Equipment Manufacturer\u2019s Association<\/em> (CEMA) a sviluppare e pubblicare nel 1966 un documento che fornisse a tutto il mondo una guida per la progettazione dei trasportatori a nastro [1]. Essa consisteva in una serie di equazioni per il calcolo della potenza necessaria all\u2019impianto e delle forze in gioco sul nastro, in funzione delle dissipazioni che si sviluppano all\u2019interno del sistema quali, ad esempio, l\u2019attrito dovuto al rotolamento dei rulli, il cambio di quota del materiale e del nastro in caso di dislivelli, gli attriti nelle varie pulegge e tenditori.<\/p>\n<p>Successivamente in Europa furono diffuse altre due norme che indicavano procedure simili a quelle della CEMA. La prima fu la ISO 5048 nel 1979 e la seconda fu la DIN 22101 nel 1982. In queste norme il nastro viene considerato come un <strong>corpo rigido<\/strong>, pertanto, attraverso la dinamica del corpo rigido newtoniano, \u00e8 possibile determinare le forze scambiate con i sistemi con cui entra in contatto [2].\u00a0 L\u2019obiettivo \u00e8 quello di calcolare la forza necessaria per il moto del nastro attraverso una analogia elettrica. I punti di contatto del nastro con altri corpi, come ad esempio i rulli, o il dislivello da superare, rappresentano delle resistenze. Sommando tutte le resistenze si riesce a calcolare la forza massima per il movimento del nastro.<\/p>\n<p>Le norme citate hanno come obiettivo quello di determinare in primis la forza effettiva e la potenza del motore necessaria, per\u00f2 ci\u00f2 che le contraddistingue \u00e8 l\u2019uso differente dei coefficienti di attrito: la DIN utilizza un coefficiente globale mentre la CEMA dei coefficienti diversi per nastro, rulli e tamburi [3].<\/p>\n<h3><em>L\u2019estensione alla dinamica e agli elementi finiti<\/em><\/h3>\n<p>L\u2019approccio scelto dalle prime norme pu\u00f2 essere considerato come \u201cquasi-statico\u201d poich\u00e9 non prende in considerazione molti fenomeni dinamici che hanno luogo durante il normale funzionamento del nastro trasportatore. Nel caso di sistemi di piccole dimensioni e con bassi carichi, una ottica di progettazione di tale tipo pu\u00f2 essere considerata accettabile poich\u00e9 conduce a risultati in grado di descrivere discretamente il comportamento del sistema. In tutti gli altri casi sono invece presenti effetti che non \u00e8 possibile trascurare in fase di progettazione. <\/p>\n<p>Esempi di questi effetti sono, ad esempio, la variazione della coppia motrice e dell\u2019accelerazione che influenzano gli sforzi sul nastro, i disallineamenti del nastro che comportano un aumento della resistenza all\u2019avanzamento, il danneggiamento progressivo di alcuni componenti, le interruzioni non programmate del processo, etc. Per tutti questi casi, \u00e8 stato necessario integrare alle norme originarie anche gli aspetti dinamici del sistema, in modo da analizzarne meglio il funzionamento e soprattutto potendo simulare transitori di non-stazionariet\u00e0 come l\u2019avviamento o l\u2019arresto forzato del sistema che in alcuni casi sono proprio le fasi pi\u00f9 critiche.<\/p>\n<p>Nacque cos\u00ec la necessita di sviluppare dei modelli analitici dai quali fosse possibile estrarre informazioni pi\u00f9 dettagliate sugli effetti dinamici sul nastro. In Germania tra gli anni \u201870 e \u201880 del Novecento fu sviluppato un primo <a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/category\/software\/simulazione\/\">modello ad elementi finiti<\/a> [2]. La prima innovazione nel calcolo \u00e8 stata rappresentata dalla divisione del tratto di andata e ritorno del nastro, mediante una discretizzazione in due elementi. Da questa considerazione, parallelamente allo sviluppo di metodi di calcolo pi\u00f9 efficiente e rapidi, si osserv\u00f2 come la discretizzazione in pi\u00f9 elementi portasse a risultati pi\u00f9 accurati. I primi elementi erano monodimensionali e includevano sia le propriet\u00e0 elastiche sia quelle viscose del nastro. Essi possono essere rappresentati attraverso l\u2019analogia elettro-meccanica come una molla e uno smorzatore in parallelo [4].<\/p>\n<h3><em>Gli effetti trasversali sul nastro<\/em><\/h3>\n<p>I modelli monodimensionali citati erano in grado di interpretare gli effetti di deformazione statica e dinamica del nastro in direzione assiale, l\u2019unico grado di libert\u00e0 considerato. Altri effetti piuttosto importanti, come la flessione del nastro, la sua deformazione lungo il contatto con il tamburo, le sue vibrazioni in direzione trasversale sono stati studiati solo in seguito. Le vibrazioni trasversali del nastro possono ridurre le prestazioni del sistema o causare usura accelerata del nastro. Si comprende il notevole interesse nello sviluppo di modelli per la dinamica trasversale e per l\u2019analisi dei parametri di funzionamento del sistema che pi\u00f9 influenzino le vibrazioni trasversali del nastro [5].<\/p>\n<p>Altri studi volti al miglioramento della progettazione sono stati orientati alla trasmissione del moto tra nastro e tamburo e ai fenomeni che ne regolano il meccanismo. In particolare, \u00e8 stato notato che la trasmissione di potenza tra questi due elementi avviene grazie agli sforzi e alle deformazioni a taglio e non a causa di una semplice deformazione assiale come si pensava prima [6].<\/p>\n<p>Un interessante ambito di ricerca dell\u2019ultimo decennio \u00e8 l\u2019ottimizzazione energetica da affiancare alla progettazione. Dato l\u2019elevato utilizzo in termini orari degli impianti a nastro trasportatore all\u2019interno delle industrie, \u00e8 essenziale contenere al massimo i consumi tramite un miglioramento progressivo della efficienza del sistema. Di conseguenza, analizzare il funzionamento dei sistemi a nastro e definire le condizioni di lavoro che permettano di ridurre i consumi di energia, sono attualmente gli obiettivi primari.<\/p>\n<h2><strong>Modelli dinamici<\/strong><\/h2>\n<p>La progettazione dell\u2019impianto deve tenere conto degli aspetti inerenti la dinamica del sistema. Durante i transitori di avvio, arresto o sovraccarico, infatti si verificano le condizioni di lavoro pi\u00f9 critiche che possono causare scorrimento indesiderato nastro-tamburo, rotture del nastro o altri problemi di funzionamento.<\/p>\n<p>Per questo tipo di analisi, il progettista deve utilizzare modelli opportuni, basati su diagrammi di corpo libero di porzioni del sistema. Viene analizzato ogni elemento del sistema e la modalit\u00e0 attraverso cui avviene la trasmissione del moto tra un elemento e l\u2019altro, in modo da ricavare le leggi fisiche che ne governano le relazioni. L\u2019elemento pi\u00f9 complesso da analizzare \u00e8 sicuramente il nastro, poich\u00e9 esso rappresenta allo stesso tempo l\u2019elemento fondamentale del sistema, sia quello pi\u00f9 critico in fase di funzionamento.<\/p>\n<h3><em>Dinamica del tamburo motore<\/em><\/h3>\n<p>Per analizzare il comportamento dinamico dei tamburi e dei rulli, \u00e8 necessario costruire il loro diagramma di corpo libero. In Figura 2 \u00e8 rappresentato il diagramma di corpo libero del tamburo motore e del nastro avvolto su di esso. Nel diagramma sono riportati i carichi agenti sui due elementi, come di seguito dettagliato.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>F<sub>1<em>,tm<\/em><\/sub><\/strong> e<strong> F<sub>2<em>,tm<\/em><\/sub><\/strong>sono le tensioni relative a due sezioni del nastro. Con il pedice 1 si indica la forza \u201centrante\u201d, corrispondente al primo punto di contatto tra nastro e tamburo. Con il pedice 2 si indica la forza \u201cuscente\u201d, il nastro in tale sezione lascia il tamburo motore e si dirige verso l\u2019altro componente del sistema;<\/li>\n<li><strong>R<\/strong> \u00e8 la reazione vincolare al perno. Essa non \u00e8 centrata rispetto al tamburo e per tale ragione produrr\u00e0 un momento attorno al centro in verso opposto al verso di rotazione del tamburo. Tale coppia prodotta \u00e8 <strong>C<em><sub>att<\/sub><\/em><\/strong>;<\/li>\n<li><strong>F<em><sub>c<\/sub><\/em><\/strong><em> <\/em>\u00e8 la forza centrifuga agente sulla parte di nastro aderente al tamburo che ruota insieme ad esso con la medesima velocit\u00e0 angolare. Essa non genera una coppia rispetto al centro del tamburo ma influisce sul calcolo della reazione vincolare al perno;<\/li>\n<li><strong>C<em><sub>m<\/sub><\/em><\/strong><em> <\/em>\u00e8 la coppia motrice applicata al tamburo dal motore;<\/li>\n<li><strong>I<em><sub>tm<\/sub><\/em><\/strong><em> <\/em>\u00e8 l\u2019inerzia rotazionale del tamburo motore;<\/li>\n<li><strong>\u03b8<\/strong> \u00e8 l\u2019angolo di rotazione del tamburo motore;<\/li>\n<\/ul>\n<p>Dunque, l\u2019equazione di equilibrio alla rotazione rispetto al centro del perno \u00e8 la seguente:<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29124646\/1_FORMULA-2.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29124646\/1_FORMULA-2.png?resize=493%2C57&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39859\" width=\"493\" height=\"57\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29124646\/1_FORMULA-2.png?resize=493%2C57&#038;ssl=1 1002w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29124646\/1_FORMULA-2-300x35.png 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29124646\/1_FORMULA-2-768x89.png 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29124646\/1_FORMULA-2-696x81.png 696w\" sizes=\"(max-width: 493px) 100vw, 493px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Equazione 1<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p>Il termine <em>(F<sub>1,tm<\/sub>-F<sub>2,tm<\/sub>)r<sub>tm<\/sub><\/em> rappresenta la coppia trasmessa dal nastro al tamburo, che chiameremo <em>C<sub>n-tm<\/sub><\/em>.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29143134\/2_DIAGRAMMA.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29143134\/2_DIAGRAMMA.jpg?resize=445%2C344&#038;ssl=1\" alt=\"Diagramma di corpo libero del tamburo motore del nastro trasportatore\" class=\"wp-image-39867\" width=\"445\" height=\"344\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29143134\/2_DIAGRAMMA.jpg?resize=445%2C344&#038;ssl=1 604w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29143134\/2_DIAGRAMMA-300x232.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29143134\/2_DIAGRAMMA-543x420.jpg 543w\" sizes=\"(max-width: 445px) 100vw, 445px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 2. Diagramma di corpo libero del tamburo motore.<\/figcaption><\/figure>\n<h3><em>Dinamica del tamburo condotto<\/em><\/h3>\n<p>Le medesime considerazioni possono essere applicate agli altri componenti rotativi: il tamburo condotto e i rulli di supporto. Nel caso del tamburo condotto non vi \u00e8 nessuna coppia esterna che fornisce al tamburo la potenza necessaria alla rotazione, la quale viene conferita dal nastro, il quale aderisce alla circonferenza esterna del tamburo causandone la rotazione. Con riferimento alla Figura 3 si riconoscono i seguenti contributi.<\/p>\n<ul>\n<li>F<sub>1,tc<\/sub> e F<sub>2,tc<\/sub> sono le tensioni relative a due sezioni del nastro, in questo caso poich\u00e9 il nastro deve fornire una coppia concorde al verso di rotazione, la F<sub>2,tc<\/sub> \u00e8 la maggiore delle due;<\/li>\n<li>F<sub>c<\/sub> \u00e8 la forza centrifuga agente sulla parte di nastro aderente al tamburo che ruota insieme ad esso con la medesima velocit\u00e0 angolare;<\/li>\n<li>R \u00e8 la reazione vincolare al perno che genera la coppia di attrito C<sub>att<\/sub>;<\/li>\n<li>I<sub>tc<\/sub> \u00e8 l\u2019inerzia rotazionale del tamburo condotto.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L\u2019equazione di equilibrio dinamico alla rotazione attorno al centro del perno \u00e8 la seguente:<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29143318\/4_FORMULA-1.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29143318\/4_FORMULA-1.png?resize=322%2C56&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39869\" width=\"322\" height=\"56\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29143318\/4_FORMULA-1.png?resize=322%2C56&#038;ssl=1 690w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29143318\/4_FORMULA-1-300x52.png 300w\" sizes=\"(max-width: 322px) 100vw, 322px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29143138\/3_corpo_libero.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29143138\/3_corpo_libero.jpg?resize=423%2C345&#038;ssl=1\" alt=\"Diagramma di corpo libero del tamburo condotto del nastro trasportatore\" class=\"wp-image-39868\" width=\"423\" height=\"345\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29143138\/3_corpo_libero.jpg?resize=423%2C345&#038;ssl=1 605w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29143138\/3_corpo_libero-300x245.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29143138\/3_corpo_libero-514x420.jpg 514w\" sizes=\"(max-width: 423px) 100vw, 423px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 3. Diagramma di corpo libero del tamburo condotto.<\/figcaption><\/figure>\n<h2><strong>Nastro: modello ad elementi finiti<\/strong><\/h2>\n<p>Il nastro \u00e8 l\u2019elemento pi\u00f9 complesso del sistema. Mentre per gli elementi precedenti, semplici equazioni differenziali di equilibrio di forze e momenti sono sufficienti per descrivere le variazioni di carichi e velocit\u00e0 nel sistema, non \u00e8 cos\u00ec per il nastro. Infatti sono proprio le sue propriet\u00e0 reologiche ad influenzare notevolmente la dinamica del sistema.<\/p>\n<p>Nel corso degli anni tantissime analisi e metodi sono stati eseguiti per lo studio della fisica di questo elemento.\u00a0 I vari modelli utilizzati combinano sistemi di molle e smorzatori in serie e in parallelo, in modo da trovare la combinazione tra questi due elementi che meglio simuli il comportamento viscoelastico del materiale. Maggiore \u00e8 il numero di elementi inseriti, maggiore \u00e8 il numero di parametri, e quindi anche la complessit\u00e0 delle equazioni che ne derivano.<\/p>\n<p>La tipologia di modello del nastro da considerare varia in base agli obiettivi dell\u2019analisi che ci si pone. Si possono ad esempio considerare come trascurabili gli effetti flessioni e di taglio ed utilizzare un modello a due parametri composto da una molla e uno smorzatore in parallelo. \u00c8 il modello di \u201cKelvin-Voigt\u201d, il quale \u00e8 mostrato in Figura 4.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144300\/4_modello.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"750\" height=\"159\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144300\/4_modello-1024x217.jpg?resize=750%2C159&#038;ssl=1\" alt=\"Figura 4. Modello di \u201cKelvin-Voigt\u201d per il nastro trasportatore\" class=\"wp-image-39871\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144300\/4_modello-1024x217.jpg?resize=750%2C159&#038;ssl=1 1024w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144300\/4_modello-300x64.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144300\/4_modello-768x163.jpg 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144300\/4_modello-696x148.jpg 696w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144300\/4_modello-1068x227.jpg 1068w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144300\/4_modello.jpg 1305w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 4. Modello di \u201cKelvin-Voigt\u201d per il nastro.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Tale modello considera sia l\u2019effetto di una rigidezza assiale sia la dissipazione viscosa causato dal comportamento viscoelastico del nastro. In termini di forza, si pu\u00f2 calcolare quindi, ai capi del tratto di nastro cos\u00ec modellizzato:<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144337\/5_formula.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144337\/5_formula.png?resize=468%2C58&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39872\" width=\"468\" height=\"58\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144337\/5_formula.png?resize=468%2C58&#038;ssl=1 872w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144337\/5_formula-300x38.png 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144337\/5_formula-768x97.png 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144337\/5_formula-696x88.png 696w\" sizes=\"(max-width: 468px) 100vw, 468px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<p>in cui <em>k<sub>i<\/sub><\/em> rappresenta la rigidezza assiale del nastro, <em>c<sub>i<\/sub><\/em> il coefficiente di smorzamento assiale del nastro e <em>x<\/em> \u00e8 la coordinata assiale ai capi del tratto di nastro.<\/p>\n<p>Finora, non si \u00e8 fatto nessun riferimento alla massa del nastro, infatti i modelli precedenti erano relativi alla sola propriet\u00e0 viscoelastica. \u00c8 per\u00f2 consigliabile tenere in considerazione gli effetti inerziali della massa del nastro, per cui si pu\u00f2 affiancare all\u2019elemento visto prima una massa concentrata (<em>m<sub>i<\/sub><\/em>), riferita ad un punto del generico tratto di nastro i-esimo, come mostrato in Figura 5.<\/p>\n<p>Tale modello \u00e8 una sorta di \u201celemento finito\u201d con il quale \u00e8 possibile modellizzare un tratto di nastro con propriet\u00e0 identiche. \u00c8 altres\u00ec possibile affiancare pi\u00f9 elementi finiti di questo tipo ogni volta che si riscontrino differenti propriet\u00e0 di rigidezza, smorzamento o massa (del nastro ovvero del materiale trasportato dal nastro stesso). L\u2019equazione matematica differenziale dell\u2019elemento finito di nastro \u00e8 la seguente:<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144410\/6_formula.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144410\/6_formula.png?resize=201%2C58&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39873\" width=\"201\" height=\"58\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144410\/6_formula.png?resize=201%2C58&#038;ssl=1 374w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144410\/6_formula-300x87.png 300w\" sizes=\"(max-width: 201px) 100vw, 201px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144511\/5_elemento_finito.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"707\" height=\"262\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144511\/5_elemento_finito.jpg?resize=707%2C262&#038;ssl=1\" alt=\"Elemento finito utilizzabile per la descrizione di un tratto di nastro trasportatore\" class=\"wp-image-39874\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144511\/5_elemento_finito.jpg?resize=707%2C262&#038;ssl=1 707w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144511\/5_elemento_finito-300x111.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144511\/5_elemento_finito-696x258.jpg 696w\" sizes=\"(max-width: 707px) 100vw, 707px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 5. Elemento finito utilizzabile per la descrizione di un tratto di nastro.<\/figcaption><\/figure>\n<h2><strong>Coppia di attrito al perno<\/strong><\/h2>\n<p>Nel caso di funzionamento a regime del sistema, \u00e8 opportuno prendere in considerazione due fonti principali di attrito: l\u2019attrito Coulombiano e l\u2019attrito viscoso. Il primo non ha alcuna dipendenza dalla velocit\u00e0 ma solo dalla forza normale che si scambiano i due corpi in contatto. Il secondo \u00e8 invece legato alle propriet\u00e0 fisiche del lubrificante utilizzato, e produce una variazione del corrispondente coefficiente in base alle propriet\u00e0 fisiche del lubrificante stesso come la viscosit\u00e0. Il secondo contributo di dissipazione \u00e8 quindi funzione anche della velocit\u00e0 di scorrimento fra i corpi.<\/p>\n<p>Nel caso di modelli che debbano simulare fenomeni di transitorio, come ad esempio avvio, arresto o in generale condizioni di passaggio dalla condizione statica a una dinamica (o viceversa), entrano in gioco anche effetti di attrito a bassissime velocit\u00e0. Si parla in questo caso di \u201ceffetto Stribeck\u201d, il quale osserv\u00f2 sperimentalmente che, partendo da una condizione di attrito statico, il coefficiente progressivamente diminuisce fino al valore dell\u2019attrito di Coulomb per basse velocit\u00e0 di scorrimento. L\u2019unione dei tre fenomeni descritti, ovvero viscoso, Coulombiano e Stribeck, \u00e8 chiamato attrito di Stribeck.<\/p>\n<h2><strong>Modello per i transitori di funzionamento<\/strong><\/h2>\n<p>Un modello che sia in grado di descrivere la dinamica di un impianto deve essere costruito attorno al componente principale, ovvero il nastro. E\u2019 opportuno quindi rappresentare correttamente la complessit\u00e0 di questo componente, in particolare dal punto di vista dinamico. A tal fine \u00e8 molto efficace l\u2019approccio basato sul metodo degli elementi finiti impostato prima. Tutti gli altri componenti come tamburi e rulli possono essere considerati come fonte di sollecitazioni addizionali al nastro stesso, attraverso i punti di contatto; essi contribuiscono ad accrescere localmente l\u2019inerzia del sistema. L\u2019interazione tra nastro e tamburo pu\u00f2 essere descritta in maniera semplificata considerando uno scambio diretto di forze tra i due componenti.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144637\/6_sistema.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"750\" height=\"326\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144637\/6_sistema.jpg?resize=750%2C326&#038;ssl=1\" alt=\" Modello dinamico del sistema complessivo per la simulazione dell\u2019impianto a nastro trasportatore \" class=\"wp-image-39875\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144637\/6_sistema.jpg?resize=750%2C326&#038;ssl=1 903w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144637\/6_sistema-300x130.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144637\/6_sistema-768x333.jpg 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144637\/6_sistema-696x302.jpg 696w\" sizes=\"(max-width: 903px) 100vw, 903px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 6. Modello dinamico del sistema complessivo per la simulazione dell\u2019impianto a nastro trasportatore (Fonte: <a href=\"http:\/\/www.s3laboratory.com\/\">Smart Structures and Systems Lab<\/a>).<\/figcaption><\/figure>\n<p>Un esempio di modello dinamico del sistema complessivo \u00e8 riportato in Figura 6. Come si vede, in questo caso si \u00e8 scelto di utilizzare otto elementi finiti per la modellazione del nastro, ciascuno comprendente un valore specifico di massa, smorzamento e rigidezza, distribuiti nel seguente modo:<\/p>\n<ul>\n<li>un elemento per ogni tratto di nastro a contatto con tamburi e rulli (elemento 1, elemento 3, elemento 5, elemento 7);<\/li>\n<li>un elemento per ogni tratto di nastro libero compreso tra i componenti rotativi (elemento 2, elemento 4, elemento 6, elemento 8).<\/li>\n<\/ul>\n<p>La numerazione degli elementi parte dal tamburo motore e procede in senso antiorario fino al numero 8, corrispondente al tratto di nastro compreso tra i due tamburi.<\/p>\n<h3>I modelli matematici<\/h3>\n<p>Il modello matematico utilizzato per gli elementi non \u00e8 esattamente il medesimo per tutti. Per gli elementi di nastro liberi, ovvero non a contatto con altri elementi, l\u2019equazione di base \u00e8 quella riportata in precedenza (Eq. 4). Invece, per gli elementi di nastro a contatto con tamburo e rulli, si considera un contributo di sollecitazione aggiuntivo causato dalla forza scambiata (F<sub>sc<\/sub>) tra i due componenti. L\u2019equazione in questi casi diventa:<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144734\/7_formula.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144734\/7_formula.png?w=750&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39876\" width=\"-172\" height=\"-40\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144734\/7_formula.png?w=750&#038;ssl=1 496w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144734\/7_formula-300x70.png 300w\" sizes=\"(max-width: 496px) 100vw, 496px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<p>Come visto in precedenza, le forze agenti sul nastro dipendono dalle propriet\u00e0 reologiche del materiale di cui \u00e8 costituito e dalle dimensioni del tratto di nastro a cui esse si fa riferimento. L\u2019equazione di base per il calcolo di questa forza \u00e8:<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29150143\/formula8.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29150143\/formula8.png?resize=331%2C108&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39878\" width=\"331\" height=\"108\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29150143\/formula8.png?resize=331%2C108&#038;ssl=1 729w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29150143\/formula8-300x98.png 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29150143\/formula8-696x227.png 696w\" sizes=\"(max-width: 331px) 100vw, 331px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<p>Una volta scelti il numero di elementi finiti in cui suddivide il nastro, si pu\u00f2 passare al calcolo dei parametri <em>m<sub>i<\/sub>, c<sub>i<\/sub><\/em> e <em>k<sub>i<\/sub><\/em>. Il primo dato da calcolare \u00e8 la lunghezza a riposo (<em>L<sub>0,i<\/sub><\/em>) di ogni tratto di nastro i- esimo. Una volta sottoposto al carico di tensionamento, la deformazione del nastro si pu\u00f2 considerare in prima approssimazione costante in ogni tratto. I parametri di rigidezza e smorzamento possono essere calcolati come:<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144756\/9_formula.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144756\/9_formula.png?w=750&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39877\" width=\"-71\" height=\"-63\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144756\/9_formula.png?w=750&#038;ssl=1 308w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/05\/29144756\/9_formula-300x271.png 300w\" sizes=\"(max-width: 308px) 100vw, 308px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<p>In cui <em>\u03c1<sub>lin<\/sub><\/em> \u00e8 la densit\u00e0 lineare del nastro, <em>E<sub>n<\/sub><\/em> \u00e8 il modulo elastico in direzione assiale del nastro e <em>A<sub>n<\/sub><\/em> \u00e8 la sezione resistente del nastro.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo step, che conclude la definizione del modello dinamico, consiste nella definizione delle condizioni iniziali. Queste corrispondono all\u2019istante in cui il sistema \u00e8 gi\u00e0 stato pre-caricato e ha raggiunto una condizione di equilibrio. Una possibile definizione delle condizioni iniziali consiste nell\u2019utilizzare un sistema di riferimento ortogonale alla sezione trasversale del nastro e nel fissare lo zero in corrispondenza della posizione iniziale della massa dell\u2019elemento 1, ovvero quello a contatto con il tamburo motore.<\/p>\n<div class=\"is-layout-constrained wp-block-group has-background has-small-font-size\" style=\"background-color:#e0e0e0\">\n<div class=\"wp-block-group__inner-container\">\n<p><strong>Fonti<\/strong><\/p>\n<p>[1] CEMA. Belt conveyors for bulk materials. Conveyor Equipment Manufacturers Association, 1966.<\/p>\n<p>[2] Gabriel Lodewijks. \u00abTwo decades dynamics of belt conveyor systems\u00bb. In: Bulk Solids Handling 22.2 (2002), pp. 124\u2013132.<\/p>\n<p>[3] Iman Satria e Meifal Rusli. \u00abA comparison of effective tension calculation for design Belt conveyor between CEMA and DIN Standard\u00bb. In: MATEC Web of Conferences. Vol. 166. EDP Sciences. 2018, p. 01007.<\/p>\n<p>[4] Kevin T Andrews, Meir Shillor e S Wright. \u00abOn the dynamic vibrations of an elastic beam in frictional contact with a rigid obstacle\u00bb. In: Journal of elasticity 42 (1996), pp. 1\u201330.<\/p>\n<p>[5] Piotr Bortnowski, Lech G\u0142adysiewicz, Robert Kr\u00f3l e Maksymilian Ozdo- ba. \u00abModels of Transverse Vibration in Conveyor Belt\u2014Investigation and Analysis\u00bb. In: Energies 14.14 (2021), p. 4153.<\/p>\n<p>[6] TC Firbank. \u00abMechanics of the belt drive\u00bb. In: International Journal of Mechanical Sciences 12.12 (1970), pp. 1053\u20131063.\n<\/p><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>L&#8217;articolo <a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/nastri-trasportatori-progettazione-dinamica\/\">&lt;strong&gt;Nastri trasportatori: progettazione dinamica&lt;\/strong&gt;<\/a> sembra essere il primo su <a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/\">Il Progettista Industriale<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/nastri-trasportatori-progettazione-dinamica\/\">Vai alla fonte.<\/a><\/p>\n<p>Autore: Roberta Falco<\/p>\n<p class=\"wpematico_credit\"><small>Powered by <a href=\"http:\/\/www.wpematico.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">WPeMatico<\/a><\/small><\/p>\n<p><strong>_________________________________<\/strong><\/p>\n<p><strong>CFD FEA Service SRL<\/strong> &egrave; una societ&agrave; di servizi che offre <em>consulenza<\/em> e <em>formazione<\/em> in ambito <strong>ingegneria<\/strong> e <strong>IT<\/strong>. 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