{"id":23136,"date":"2024-04-18T03:53:51","date_gmt":"2024-04-18T01:53:51","guid":{"rendered":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2024\/04\/18\/lo-studio-delluniversita-cattolica-di-brescia-per-una-formazione-sulla-sicurezza-di-qualita\/"},"modified":"2024-04-18T03:53:51","modified_gmt":"2024-04-18T01:53:51","slug":"lo-studio-delluniversita-cattolica-di-brescia-per-una-formazione-sulla-sicurezza-di-qualita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2024\/04\/18\/lo-studio-delluniversita-cattolica-di-brescia-per-una-formazione-sulla-sicurezza-di-qualita\/","title":{"rendered":"LO STUDIO DELL\u2019UNIVERSIT\u00c0 CATTOLICA DI BRESCIA PER UNA FORMAZIONE SULLA SICUREZZA DI QUALIT\u00c0"},"content":{"rendered":"<div>\n<p>Il <strong>Dipartimento di Psicologia dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del S. Cuore<\/strong> ha in corso uno <strong>studio <\/strong>teso a raccogliere e sistematizzare le evidenze scientifiche che consentono di caratterizzare i <strong>concetti di qualit\u00e0 ed efficacia della \u201cformazione sulla sicurezza\u201d<\/strong>, analizzando il tema nel suo complesso, anche con riferimento alle diverse modalit\u00e0 e strumenti che possono essere messi adottati.<\/p>\n<p>Pubblichiamo di seguito il contributo delle Prof.ssa Diletta Gazzaroli e Prof.ssa Laura Galuppo che sintetizza il lavoro fin qui svolto e le prime evidenze dello studio in corso.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>PER UNA FORMAZIONE DI QUALIT\u00c0: COME INVESTIRE \u201cIN SICUREZZA\u201d<\/strong><\/h2>\n<p>A cura di: <em>Diletta Gazzaroli e Laura Galuppo \u2013 <\/em>Dipartimento di Psicologia \u2013 Universit\u00e0 Cattolica del S. Cuore<\/p>\n<p>La valutazione della qualit\u00e0 della formazione alla salute e sicurezza sul lavoro \u00e8 tema delicatissimo e di centrale importanza oggi. Il dibattito sul nuovo Accordo Stato-Regioni, previsto per il 2022 ed ancora non definitivo, rappresenta un indicatore importante della crucialit\u00e0 di questo argomento, su cui trovare convergenze e linee guida definitive ed affidabili rappresenta una partita sempre aperta.<\/p>\n<p>Alle numerose e approfondite valutazioni sul tema aggiungiamo in questa sede un ulteriore punto di vista, che viene da una recente ricerca sul campo. Lo studio, avviato entro il Dipartimento di Psicologia dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica a gennaio 2024, ha avuto come obiettivo la messa a fuoco e sistematizzazione delle evidenze scientifiche ad ora disponibili sulla qualit\u00e0 e l\u2019efficacia della formazione alla SSL, e l\u2019approfondimento di quali specificit\u00e0 oggi in particolare abbia la formazione digitale sul tema. Da gennaio a marzo 2024, un\u2019analisi della letteratura internazionale pi\u00f9 recente, integrata con interviste in profondit\u00e0 a figure esperte nel panorama italiano, ha offerto diverse evidenze<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.vegaengineering.com\/#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> su quali siano oggi le sfide per la formazione alla SSL e su quali criteri debbano essere presi in esame per valutare la qualit\u00e0 di una proposta formativa, sia essa in presenza o online<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.vegaengineering.com\/#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. Di seguito presentiamo alcuni snodi critici emersi dallo studio, che ci sembra possano fornire indicazioni interessanti per una scelta di valore.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>DI QUALE SALUTE E SICUREZZA PARLIAMO\u2026<\/strong><\/h2>\n<p>Una prima evidenza emersa nella letteratura e nelle interviste \u00e8 che scegliere una buona formazione alla SSL richieda uno sforzo di progettazione accurata, che parta da una adeguata \u201cdefinizione\u201d di salute e sicurezza. Se \u00e8 vero che la formazione alla salute e sicurezza ha infatti questi due costrutti come oggetto, cosa questi significhino apre a molteplici possibili interpretazioni, spesso implicite, e da sempre tema ampiamente dibattuto. Promuovere una performance sicura sul lavoro pu\u00f2 infatti indicare lavorare per sviluppare, incoraggiare, rinforzare\u2026 una grande variet\u00e0 di comportamenti, ma anche di atteggiamenti, motivazioni, competenze individuali e collettive.<\/p>\n<p>Dunque, da questo punto di vista, le proposte di formazione non sono tutte uguali. Molte si limitano infatti a lavorare sul piano della <em>conoscenza<\/em> dei rischi e delle procedure di sicurezza specifiche per un certo settore; altre si assestano su un obiettivo di promozione della \u201csafety awareness\u201d, cio\u00e8 della <em>capacit\u00e0 di individuare<\/em> situazioni di rischio nel proprio contesto e di identificare, anche in situazioni nuove o inedite, procedure e comportamenti sicuri. Altre proposte, rivolte soprattutto ai preposti o ai datori di lavoro, mirano a sviluppare non solo conoscenze, ma <em>competenze<\/em>: la capacit\u00e0 di comunicare adeguatamente rischi e di motivare alla messa in atto di comportamenti sicuri; la capacit\u00e0 di monitorare e supportare i colleghi in un corretto reporting; la capacit\u00e0 di sostenere climi e culture di lavoro in cui la sicurezza rappresenti un valore strategico. Si tratta di obiettivi corretti e fondati; tuttavia, non tutti hanno la stessa crucialit\u00e0 ed importanza. La letteratura consultata sottolinea ad esempio che tanto pi\u00f9 la formazione \u2013 ai lavoratori come ai preposti o ai datori di lavoro \u2013 si discosta dalla pura trasmissione di concetti e regole, ma si propone di impattare sugli atteggiamenti, sulle relazioni, sulle competenze trasversali, tanto pi\u00f9 essa ha potenzialit\u00e0 di incidere nelle prassi quotidiane, creando un clima di accettazione e di valorizzazione diffusa della sicurezza e della salute.\u00a0 Per formare davvero alla sicurezza, pertanto, pu\u00f2 non bastare attivare un percorso di apprendimento di nuove conoscenze e tecniche, ma serve accedere anche a nuove dimensioni: il piano delle motivazioni, delle relazioni, degli atteggiamenti professionali, della leadership e della comunicazione tra colleghi. Questo allargamento \u00e8 coerente con l\u2019idea enfatizzata in diverse interviste di una \u00abformazione diffusa\u00bb: azione di sistema, che incide a pi\u00f9 livelli, che si integra sinergicamente con altre proposte (es. formazione alla leadership o alle soft skills) e che con pi\u00f9 probabilit\u00e0 pu\u00f2 influenzare la creazione di una cultura che valorizzi la SSL e non la consideri un mero adempimento. Identificare bene di quale sicurezza e di quale salute si parli nelle proposte formative in cui ci si imbatte, \u00e8 dunque un primo criterio per stabilire quanto largo o quanto stretto sar\u00e0 il perimetro di potenziale impatto della formazione stessa.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>LA CENTRALIT\u00c0 DELLA PROGETTAZIONE PER UNA FORMAZIONE CHE COINVOLGA E CHE CREI \u201cDISSONANZA\u201d<\/strong><\/h2>\n<p>Letteratura e interviste concordano nel sottolineare che, per quanto possa sembrare uno dei fondamentali \u201cdati per scontato\u201d, la progettazione \u00e8 ancora spesso deficitaria quando si parla di formazione alla SSL, soprattutto per quanto riguarda la possibilit\u00e0 di un effettivo trasferimento nei comportamenti quotidiani. Pertanto, chi \u00e8 chiamato a progettare cos\u00ec come i fruitori della formazione dovrebbero evitare quanto pi\u00f9 possibile l\u2019adozione di un approccio settoriale o di una logica strumentale di massimizzazione del rapporto costi-profitti; pena progettazioni e proposte formative con minore salienza rispetto alla realt\u00e0 del lavoratore e una rilevanza residuale dei contenuti a livello personale e organizzativo. Tradotto in termini operativi questo significa elaborare progetti in cui, oltre all\u2019analisi di aspetti tecnici, sia dedicato un adeguato tempo anche ad una entry level analysis (e rilevare eventuali learning gap), basata sulla valutazione di fattori individuali (quali bisogni, stile apprendimento, motivazione, ruolo) ed organizzativi (nei termini formazioni pregresse e alla possibilit\u00e0 di integrare con programmi di intervento a livello strutturale). Nella progettazione, inoltre, al fine di identificare obiettivi adeguati e modalit\u00e0 di lavoro coerenti, si pone la necessit\u00e0 di dare attenzione a chi saranno i destinatari (in quale ambito operano? quale ruolo\/i hanno? quale seniority?) e al contesto organizzativo (quale cultura organizzativa? \u00e8 possibile ricevere supporto con azioni di comunicazione e mission statements? quali DVR e misure di prevenzione e protezione specifiche?). Ne consegue che anche la scelta del formatore dovrebbe essere in coerenza con le specificit\u00e0 del contesto e delle sue esigenze. Non \u00e8 infatti sufficiente proporre contenuti quanto pi\u00f9 possibile chiari ed ingaggianti o accattivanti, ma \u00e8 necessario che essi siano anche sufficientemente specifici perch\u00e9 i fruitori della formazione possano identificarsi con essi e ancorarli alla propria esperienza professionale. Rispetto alla possibilit\u00e0 di \u201cancoraggio\u201d alla propria realt\u00e0 professionale, pu\u00f2 infine giocare un ruolo decisivo la creazione di momenti di \u00abdissonanza\u00bb, ovvero, occasioni che possano consentire ai discenti di rivedere conoscenze pregresse e\/o assunti personali scorretti. In tal senso una formazione di qualit\u00e0 non pu\u00f2 limitarsi a promuovere l\u2019interazione tra partecipanti o tra partecipanti e formatore, quando possibile, ma anche facilitare il confronto con messaggi spiazzanti e controintuitivi, o aprire momenti di contradditorio per stimolare riflessione critica. A tale scopo sono di qualit\u00e0 proposte formative che riescono a combinare differenti modalit\u00e0 di lavoro, come momenti frontali e trasmissivi insieme a situazioni di analisi di caso e problem solving; osservazioni di video e discussioni su real-life situations (anche con simulazioni in VR); forum e momenti di confronto con figure esperte; attivit\u00e0 di peer education; fino alla formazione fuori dall\u2019aula (es. nella modalit\u00e0 della creazione e animazione asincrona di comunit\u00e0 di pratica). In questo senso, pi\u00f9 che la specifica modalit\u00e0 con cui la formazione viene erogata, es. in presenza, o elearning, ci\u00f2 che conta \u00e8 la sua coerenza con gli obiettivi di apprendimento proposti; la sua ricchezza e capacit\u00e0 di ancorarsi ai contesti e bisogni specifici, la sua multimodalit\u00e0.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>UNA VALUTAZIONE AUTENTICA (E DI \u201cSOSTANZA\u201d)<\/strong><\/h2>\n<p>In continuit\u00e0 e come parte integrante della progettazione, un ultimo tema critico appare quello della valutazione degli apprendimenti e dell\u2019impatto della formazione. Il dibattito su cosa e come valutare la formazione \u00e8 ampio e annoso. Come apprezzare un cambiamento invisibile, che riguarda il piano del sapere e degli atteggiamenti, prima che quello dei comportamenti? L\u2019approccio in generale pi\u00f9 utilizzato, o almeno caldeggiato, \u00e8 anche in questo caso un paradigma di \u201ccomplessit\u00e0\u201d, che prevede una valutazione coerente con gli obiettivi di apprendimento (siano conoscitivi, o relativi ad atteggiamenti e competenze), a pi\u00f9 fasi e a pi\u00f9 livelli. Una valutazione, in altre parole, che non si limiti ad un test di comprensione finale, eminentemente nozionistico, ma che confronti gli esiti di apprendimento con una baseline di conoscenze e atteggiamenti (pretest-post test); che valuti non solo le ricadute della formazione sul piano cognitivo, ma anche su quello affettivo e relazionale (<em>come la formazione ha modificato il mio rapporto con la sicurezza? La mia sensibilit\u00e0? La mia propensione a mettere in atto comportamenti sicuri?<\/em>); e che consenta dei follow up in grado di apprezzare l\u2019eventuale trasferimento degli apprendimenti nel contesto di lavoro quotidiano (a mezzo ad es. di check list). Un secondo aspetto da tenere in considerazione riguarda la necessit\u00e0 che il momento di valutazione rappresenti anche un\u2019occasione di apprendimento, di consolidamento o di ulteriore sensibilizzazione ai contenuti proposti nella formazione. Buone pratiche in questa direzione sono test che costringono al ripasso di alcuni contenuti non ancora appresi, o da cui si accede a momenti di consulenza su temi specifici; prove di verifica che consentono di valutare non solo elementi nozionistici ma competenze, come esercizi di problem solving su casi o check list comportamentali da utilizzare in una logica di auto o etero monitoraggio; follow up multipli che consentono di richiamare o ridiscutere alcuni contenuti a distanza di tempo.<\/p>\n<p>Scegliere un prodotto formativo di valore significa dunque accertarsi che la valutazione sia presente, ben curata, e soprattutto non gestita solo come adempimento formale ma, in coerenza con la proposta di apprendimento, come ulteriore momento formativo e di rinforzo al trasferimento di quanto appreso nella quotidianit\u00e0 lavorativa.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>RIFLESSIONI FINALI<\/strong><\/h2>\n<p>In sintesi, per disegnare (e dunque scegliere) una formazione di qualit\u00e0 i criteri verso cui ci appare sempre pi\u00f9 necessario orientarsi sono: una definizione chiara e accurata dei risultati attesi di apprendimento; una progettazione il pi\u00f9 possibile basata sui bisogni formativi \u00a0e sulle caratteristiche specifiche del target; l\u2019imprescindibilit\u00e0 del coinvolgimento e della interazione con e tra partecipanti come leve per la motivazione e per la finalizzazione nella pratica; la qualit\u00e0 e adeguata articolazione dei metodi di valutazione. Oltre alla necessaria qualit\u00e0 degli aspetti tecnico\/procedurali, dunque, la letteratura e gli esperti nel settore ci sembrano suggerire l\u2019importanza di ritornare ad un confronto pi\u00f9 profondo sul senso strategico della formazione e sulla necessit\u00e0 di non standardizzare eccessivamente la sua progettazione e design, pena una riduzione pericolosa della sua capacit\u00e0 di impatto.<\/p>\n<p>Certo, restano aperte questioni di sostenibilit\u00e0 economica, di controllo dell\u2019effettiva fruizione e partecipazione alle proposte, cos\u00ec come il dibattito su aspetti tecnici, quali il numero di h minime o le modalit\u00e0 \u2013 es. in presenza o elearning- migliori per l\u2019erogazione dell\u2019azione formativa. Tuttavia, specie su questo ultimo piano, le evidenze di ricerca e le opinioni degli intervistati paiono concordi nel sottolineare come non tanto il canale di erogazione, ma la qualit\u00e0 complessiva della proposta, la narrazione valoriale che essa veicola, la sua capacit\u00e0 di adattarsi alla variet\u00e0 dei contesti professionali che incontra, siano elementi di prioritaria importanza, rintracciabili (o meno) tanto in presenza quanto a distanza.<\/p>\n<p>Quella delineata \u00e8 certamente una prospettiva ambiziosa e sfidante; riteniamo per\u00f2 sia anche un passaggio obbligato per garantire alla formazione standard di qualit\u00e0 sempre pi\u00f9 elevati, in modo che la SSL diventi parte integrante della vita organizzativa e dell\u2019esperienza delle persone al lavoro oggi.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\">\n<p><a href=\"https:\/\/www.vegaengineering.com\/#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> \u00a0\u00a0\u00a0 Nota metodologica: la ricerca in letteratura \u00e8 stata condotta da gennaio a marzo 2024, sul database internazionale Scopus Elsevier, che raccoglie le principali pubblicazioni scientifiche di riviste nazionali ed internazionali in diversi settori disciplinari. La ricerca si \u00e8 focalizzata su articoli pubblicati negli anni dal 2013 al 2023, ed ha previsto una selezione progressiva di pubblicazioni, da una base iniziale di circa 850 documenti ad una selezione di circa 60 pubblicazioni nazionali ed internazionali. Per avere un quadro pi\u00f9 contestualizzato e specifico, sono state condotte anche 10 interviste a testimoni privilegiati del panorama italiano in materia di formazione alla SSL, scelti tra esperti del mondo dell\u2019industria, degli organismi di vigilanza, delle relazioni industriali, della legislazione e della consulenza in materia di salute e sicurezza. Le riflessioni qui presentate sono l\u2019esito di una analisi aggregata delle evidenze scientifiche e delle interviste.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.vegaengineering.com\/#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> \u00a0\u00a0\u00a0 Con formazione online si intende sia in modalit\u00e0 videoconferenza che e-learning.<\/p>\n<p>L&#8217;articolo <a href=\"https:\/\/www.vegaengineering.com\/news\/lo-studio-dell-universita-cattolica-di-brescia-per-una-formazione-sulla-sicurezza-di-qualita\/\">LO STUDIO DELL\u2019UNIVERSIT\u00c0 CATTOLICA DI BRESCIA PER UNA FORMAZIONE SULLA SICUREZZA DI QUALIT\u00c0<\/a> proviene da <a href=\"https:\/\/www.vegaengineering.com\/\">Vega Engineering<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.vegaengineering.com\/news\/lo-studio-dell-universita-cattolica-di-brescia-per-una-formazione-sulla-sicurezza-di-qualita\/\">Vai alla fonte.<\/a><\/p>\n<p>Autore: Vega Engineering<\/p>\n<p class=\"wpematico_credit\"><small>Powered by <a href=\"http:\/\/www.wpematico.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">WPeMatico<\/a><\/small><\/p>\n<p><strong>_________________________________<\/strong><\/p>\n<p><strong>CFD FEA Service SRL<\/strong> &egrave; una societ&agrave; di servizi che offre <em>consulenza<\/em> e <em>formazione<\/em> in ambito <strong>ingegneria<\/strong> e <strong>IT<\/strong>. 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