{"id":23125,"date":"2024-04-12T10:14:27","date_gmt":"2024-04-12T08:14:27","guid":{"rendered":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2024\/04\/12\/alberi-di-trasmissione\/"},"modified":"2024-04-12T10:14:27","modified_gmt":"2024-04-12T08:14:27","slug":"alberi-di-trasmissione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2024\/04\/12\/alberi-di-trasmissione\/","title":{"rendered":"Alberi di trasmissione"},"content":{"rendered":"<div>\n<div style=\"margin: 5px 5% 10px 5%;\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11123801\/3_alberi.jpg?resize=750%2C468&#038;ssl=1\" width=\"750\" height=\"468\" title=\"Figura 3. Esempio di albero di distribuzione automobilistico con camme integrate (fonte: www.autoappassionati.it)\" alt=\"\" data-recalc-dims=\"1\"><\/div>\n<div>\n<p><strong>Analizziamo i criteri per la progettazione statica e dinamica degli alberi di trasmissisone e alcuni accorgimenti costruttivi<\/strong><\/p>\n<p><em>di Giorgio De Pasquale<sup>1<\/sup>, Elena Perotti<sup>2<\/sup>, Giorgio Avanzato<sup>1<\/sup><\/em><\/p>\n<p><em><sup>1<\/sup> Smart Structures and Systems Lab, Dip. di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale, Politecnico di Torino.<\/em><\/p>\n<p><em><sup>2<\/sup> Senior data analyst.<\/em><\/p>\n<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>Come noto, il termine \u201calbero\u201d comunemente denota un elemento strutturale cilindrico in grado di ruotare e trasmettere potenza da una fonte motrice, come ad esempio un motore o un\u2019altra unit\u00e0, all\u2019interno di una macchina. La funzione principale degli alberi \u00e8 quella di trasferire il moto rotatorio e la potenza attraverso meccanismi come ruote dentate, pulegge e catene o altri. In alternativa, un albero pu\u00f2 essere progettato per connettersi a un altro albero mediante l\u2019impiego di accoppiamenti specifici. In applicazioni differenti, \u00e8 possibile trovare anche alberi che rimangono in condizioni stazionarie mentre supportano un elemento rotante: \u00e8 il caso ad esempio di alberi di ridotta lunghezza utilizzati per supportare ruote non motrici di veicoli [1].<\/p>\n<p>La progettazione degli alberi di trasmissione richiede di considerare alcuni aspetti fondamentali, tra cui possiamo citare: (a) il dimensionamento, il posizionamento e il montaggio dei componenti nell\u2019assieme complessivo considerando le rispettive tolleranze di lavorazione, (b) la scelta dei materiali e i loro trattamenti, (c) la rigidezza e la inflessione sotto carico (legate al concetto di linea elastica, momento flettente, momento torcente, accoppiamento taglio-flessione, inclinazione ai cuscinetti), (c) le sollecitazioni interne (resistenza statica, fatica, affidabilit\u00e0), (d) il comportamento dinamico, (e) i vincoli di fabbricazione [1].<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124750\/1_geometria-2.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"750\" height=\"451\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124750\/1_geometria-2.jpg?resize=750%2C451&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39551\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124750\/1_geometria-2.jpg?resize=750%2C451&#038;ssl=1 906w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124750\/1_geometria-2-300x180.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124750\/1_geometria-2-768x462.jpg 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124750\/1_geometria-2-696x419.jpg 696w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124750\/1_geometria-2-698x420.jpg 698w\" sizes=\"(max-width: 906px) 100vw, 906px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 1. Esempi delle varianti costruttive pi\u00f9 comune degli alberi di trasmissione [2].<\/figcaption><\/figure>\n<p><em>2.1. Geometria<\/em><\/p>\n<p><strong>2. Varianti costruttive e di progetto<\/strong><\/p>\n<p>Gli alberi di trasmissione sono ovviamente elementi centrali nella progettazione di sistemi meccanici e di conseguenza possono presentare configurazioni molto complesse nella loro forma, con sequenze di spallamenti, variazioni di diametro e sezione, spostamento del baricentro, e altro. Questi dettagli costruttivi servono molto spesso a fornire un riferimento geometrico per il montaggio e un riscontro fisico per supportare carichi assiali, come nel caso del montaggio di cuscinetti. Spesso per\u00f2 la geometria dell\u2019albero serve a ospitare elementi costruttivi con funzioni pi\u00f9 specifiche, come elementi per il montaggio di ruote dentate (si impiegano chiavette o linguette per prevenire movimenti relativi indesiderati), di guarnizioni o tenute per il lubrificante, di elementi scanalati, di elementi filettati, etc. In Figura 1 si riportano alcuni esempi dei pi\u00f9 comuni alberi di trasmissione.<\/p>\n<p>La progettazione dell\u2019albero deve garantire che la sua deformata flessionale (in primo luogo) sia mantenuta entro livelli accettabili. Flessioni eccessive potrebbero impattare negativamente sulle prestazioni degli ingranaggi, generando disturbi acustici e vibrazioni indesiderate. Il valore massimo consentito per la flessione di un albero \u00e8 generalmente determinato da vincoli legati alla velocit\u00e0 critica, ai disallineamenti massimi tollerati dalle ruote dentate per il loro corretto ingranamento e i requisiti specifici dei cuscinetti. In generale, si raccomanda che la flessione dell\u2019albero non causi una separazione fra i denti degli ingranaggi superiore a 0.13 mm e un disallineamento fra i loro assi superiore a 0.03\u00b0 [1].<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la eccessiva rotazione della sezione dell\u2019albero, conseguente a deformazione flessionale, in corrispondenza dei cuscinetti, \u00e8 anch\u2019essa fonte di potenziali problemi. In questi casi, il disallineamento non dovrebbe mai superare lo spessore del film d\u2019olio presente tra i corpi volventi del cuscinetto. In generale, sempre come dato di riferimento, \u00e8 bene che il disallineamento della sezione in corrispondenza dei cuscinetti non superi i 0.04 gradi. Per prevenire problemi di questo tipo \u00e8 piuttosto consigliabile ricorrere a cuscinetti orientabili, in grado di lavorare entro un range di inclinazione angolare fra anello interno ed esterno.<\/p>\n<p>Gli alberi, nell\u2019ambito delle trasmissioni meccaniche, vengono sottoposti a una combinazione di carichi assiali, flessionali e torsionali. Tali carichi possono variare nel tempo e generare complesse condizioni dinamiche. In particolare, un albero in rotazione adibito alla trasmissione di potenza \u00e8 solitamente soggetto a una coppia torcente costante abbinata a una sollecitazione flessionale che produce invece tensioni alterne variabili nel tempo. Si genera quindi una sollecitazione torsionale costante e una flessionale alternata.<\/p>\n<p>Nel corso della progettazione dell\u2019albero, \u00e8 importante ricordare questi principi di base:<\/p>\n<ul>\n<li>Ottimizzare la lunghezza degli alberi, mantenendoli il pi\u00f9 corti possibile, con i cuscinetti posizionati in prossimit\u00e0 dei carichi applicati. Questa strategia mira a ridurre la deformata flessionale dell\u2019albero, i momenti flettenti e a incrementare le velocit\u00e0 critiche.<\/li>\n<li>Quando possibile, collocare gli spallamenti e altre fonti di intensificazione delle tensioni lontano dalle zone dell\u2019albero pi\u00f9 sollecitate. Utilizzare raggi di raccordo pi\u00f9 ampi possibile in presenza di intagli, finiture superficiali lisce e processi di rinforzo superficiale del materiale.<\/li>\n<li>In situazioni in cui il peso proprio dell\u2019albero diventa rilevante, sia in termini statici sia dinamici, considerare l\u2019utilizzo di alberi cavi per ottimizzare le prestazioni.<\/li>\n<\/ul>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124301\/2_esempio-1.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"576\" height=\"191\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124301\/2_esempio-1.jpg?resize=576%2C191&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39545\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124301\/2_esempio-1.jpg?resize=576%2C191&#038;ssl=1 576w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124301\/2_esempio-1-300x99.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 576px) 100vw, 576px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 2. Esempio di errato ingranamento fra ruote dentate causato da eccessiva deformazione flessionale dell\u2019albero [3].<\/figcaption><\/figure>\n<p><em>2.2. Velocit\u00e0 critiche di funzionamento<\/em><\/p>\n<p>La progettazione degli alberi deve evitare se possibile il funzionamento alla velocit\u00e0 critica o in prossimit\u00e0 di essa. Tale obiettivo si pu\u00f2 solitamente ottenere mediante una adeguata rigidezza flessionale, affinch\u00e9 la velocit\u00e0 critica pi\u00f9 bassa sia sensibilmente superiore all\u2019intervallo di velocit\u00e0 operative. Nel caso di fluttuazioni di coppia motrice, ovvero di sollecitazioni torsionali, tipiche degli alberi motore, le frequenze naturali di tipo torsionale dell\u2019albero devono essere il pi\u00f9 possibile distanti dalla frequenza torsionale in ingresso. In questo caso, il requisito progettuale pu\u00f2 essere ottenuto incrementando la rigidezza torsionale dell\u2019albero e garantendo che la frequenza naturale pi\u00f9 bassa dell\u2019albero sia notevolmente superiore alla frequenza torsionale di ingresso pi\u00f9 alta.<\/p>\n<p><em>2.3. Montaggio dei cuscinetti<\/em><\/p>\n<p>Gli alberi in rotazione richiedono solitamente di essere supportati tramite cuscinetti per garantirne il posizionamento, la stabilit\u00e0 e la corretta funzionalit\u00e0. Nella maggioranza dei casi \u00e8 consigliabile utilizzare cuscinetti di supporto in due soli punti dell\u2019albero, impiegando quindi solamente due set di cuscinetti. Se, in casi molto particolari, fosse necessario supportare l\u2019albero in pi\u00f9 di due punti, diviene estremamente importante fornire un preciso allineamento di tutti i cuscinetti e garantire che tale allineamento permanga durante l\u2019esercizio. L\u2019assorbimento dei carichi assiali e il corretto posizionamento assiale dell\u2019albero sono tipicamente gestiti attraverso l\u2019applicazione di un singolo cuscinetto assiale (detto \u201creggispinta\u201d). Una coppia di cuscinetti reggispinta non \u00e8 idonea in tutti i casi in cui l\u2019albero pu\u00f2 andare incontro a dilatazioni termiche per variazione di temperatura in esercizio. \u00c8 di fondamentale importanza che gli elementi strutturali responsabili del supporto dei cuscinetti siano caratterizzati da una sufficiente resistenza e rigidezza.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124330\/4_tipologie.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"706\" height=\"578\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124330\/4_tipologie.jpg?resize=706%2C578&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39546\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124330\/4_tipologie.jpg?resize=706%2C578&#038;ssl=1 706w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124330\/4_tipologie-300x246.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124330\/4_tipologie-696x570.jpg 696w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124330\/4_tipologie-513x420.jpg 513w\" sizes=\"(max-width: 706px) 100vw, 706px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 4. Principali tipologie di collegamento mediante elemento interposto.<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>3. Collegamenti albero-mozzo<\/strong><\/p>\n<p>Tutti i componenti necessari per la trasmissione di potenza, come ingranaggi, pulegge e catene, richiedono un montaggio sicuro sugli alberi e un preciso posizionamento assiale rispetto agli altri componenti ad essi accoppiati. Allo stesso tempo, \u00e8 essenziale garantire una sicura trasmissione della coppia, ovvero senza scorrimenti relativi indesiderati e senza sovraccarichi locali delle superfici a contatto, tra l\u2019albero e il componente. Il componente a diretto contatto con l\u2019albero \u00e8 denominata \u201cmozzo\u201d e pu\u00f2 essere realizzata in modo solidale all\u2019albero stesso (\u201cdi pezzo\u201d), oppure vincolata all\u2019albero mediante chiavette, linguette, perni, viti senza testa, accoppiamento a pressione e a caldo, nonch\u00e9 tramite scanalature e boccole coniche. In alternativa ai metodi di accoppiamento descritti \u00e8 possibile realizzare in componente in modo integrato sull\u2019albero, come nel caso delle camme di un albero di distribuzione (Figura 3).<\/p>\n<p>Per l\u2019accoppiamento di ruote dentate, una soluzione efficace si ottiene prevedendo uno spallamento sull\u2019albero e un distanziale dal lato opposto, utilizzando una chiavetta o linguetta per la trasmissione della coppia. Esistono diverse configurazioni per le chiavette, tra cui ad esempio le chiavette quadrate, quelle piatte e quelle tonde, come evidenziato in Figura 4. Le sedi opportune devono essere realizzate con le dimensioni e le tolleranze previste da normativa su albero e mozzo (UNI 6604, DIN 6885).<\/p>\n<p>Per trasmettere carichi leggeri in modo pi\u00f9 semplice ed economico, \u00e8 possibile impiegare spine e varie tipologie di perni. Un approccio pratico ed economico per garantire la corretta posizione assiale di mozzi e cuscinetti sugli alberi \u00e8 l\u2019utilizzo degli anelli elastici.<\/p>\n<p>Un esempio di connessione albero-mozzo che si distingue per la sua semplicit\u00e0 \u00e8 rappresentato dall\u2019accoppiamento per interferenza, nel quale il foro del mozzo ha un diametro leggermente inferiore al diametro dell\u2019albero. L\u2019assemblaggio pu\u00f2 essere ottenuto mediante pressatura o mediante espansione termica del mozzo a seguito di riscaldamento in forno e successiva contrazione termica mediante l\u2019utilizzo di azoto liquido.<\/p>\n<p>Gli accoppiamenti scanalali, invece, si basano su dentature parallele all\u2019asse dell\u2019albero e del mozzo realizzate su entrambi i componenti che entrano in presa in modo da distribuire il carico in modo molto efficace. Essi rappresentano uno dei metodi pi\u00f9 robusti per la trasmissione della coppia. Sia le scanalature che le chiavette possono essere progettate per consentire lo scorrimento assiale lungo l\u2019albero, garantendo ulteriore versatilit\u00e0 dell\u2019applicazione.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124511\/5_giunti.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124511\/5_giunti.jpg?resize=450%2C472&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39547\" width=\"450\" height=\"472\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124511\/5_giunti.jpg?resize=450%2C472&#038;ssl=1 900w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124511\/5_giunti-286x300.jpg 286w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124511\/5_giunti-768x806.jpg 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124511\/5_giunti-696x730.jpg 696w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124511\/5_giunti-400x420.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 5. Giunti rigidi per collegamento solidale di alberi di trasmissione. (Fonte: www.eurotras.com)<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>4. Accoppiamenti tra alberi<\/strong><\/p>\n<p>Per trasferire coppia e rotazione in modo efficiente da un albero all\u2019altro \u00e8 possibile utilizzare diversi tipi di accoppiamento rigido, flessibile o a frizione. Gli accoppiamenti rigidi sono progettati per stabilire una connessione tra due alberi tale da evitare qualsiasi movimento relativo tra di essi (Figura 5). Questa tipologia si dimostra particolarmente idonea quando \u00e8 essenziale mantenere un preciso allineamento tra due alberi. Tuttavia, in presenza di significativi disallineamenti radiali o assiali, potrebbero generarsi sollecitazioni elevate, con conseguente rischio di cedimenti localizzati.<\/p>\n<p>Gli accoppiamenti flessibili sono concepiti per trasmettere la coppia consentendo contemporaneamente un certo grado di disallineamento assiale, radiale e angolare. In commercio esistono diverse configurazioni di accoppiamenti flessibili, consultabili nei cataloghi dei produttori. Ciascun accoppiamento \u00e8 progettato per trasmettere una specifica coppia limite. In generale, gli accoppiamenti flessibili sono in grado di tollerare disallineamenti angolari fino a 3 gradi e disallineamenti assiali fino a 0.75 mm, a seconda della loro progettazione [1]. In situazioni in cui \u00e8 necessario gestire disallineamenti pi\u00f9 significativi, pu\u00f2 essere impiegato un giunto cardanico. Le frizioni sono sistemi pi\u00f9 complessi, composti da elementi elastici come molle a tazza o ad elica, ed elementi di attrito. Quando la frizione \u00e8 innestata, gli elementi di attrito sono sottoposti al carico dei corpi elastici e trasmettono la coppia attraverso la frizione stessa. Al contrario, quando viene disinnestata, ingresso e uscita diventano indipendenti e svincolati e i due alberi collegati non sono pi\u00f9 in comunicazione.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124547\/6_collegamenti.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"498\" height=\"474\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124547\/6_collegamenti.jpg?resize=498%2C474&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39548\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124547\/6_collegamenti.jpg?resize=498%2C474&#038;ssl=1 498w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124547\/6_collegamenti-300x286.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124547\/6_collegamenti-441x420.jpg 441w\" sizes=\"(max-width: 498px) 100vw, 498px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 6. Esempi di collegamenti flessibili tra alberi: giunto a soffietto (in alto), giunto flessibile (al centro), giunto Oldham (in basso). (Fonte: www.ruland.com)<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>5. Velocit\u00e0 critiche e deformata dinamica<\/strong><\/p>\n<p><em>5.1. L\u2019equilibrio dinamico<\/em><\/p>\n<p>Un corpo in rotazione, come ad esempio un disco calettato su un albero supportato da cuscinetti alle estremit\u00e0, presenta un centro di massa che non coincide con il centro geometrico nominale del sistema. Questo avviene a causa soprattutto di disallineamenti di montaggio e di tolleranze costruttive legate ai processi di fabbricazione. Inoltre, la forza centrifuga che interessa il corpo in rotazione induce una spinta verso l\u2019esterno proporzionale alla massa coinvolta e genera di conseguenza una curvatura flessionale dell\u2019albero. L\u2019entit\u00e0 di questa curvatura \u00e8 direttamente proporzionale all\u2019eccentricit\u00e0 costruttiva del sistema e alla forza centrifuga risultante. Si definiscono per ogni sistema alcune velocit\u00e0 critiche di rotazione; in particolare, al di sotto della pi\u00f9 bassa velocit\u00e0 critica, la forza centrifuga \u00e8 efficacemente bilanciata dalla forza elastica legata alla rigidezza dell\u2019albero e si determina un equilibrio che definisce una determinata inflessione dell\u2019albero.<\/p>\n<p>L\u2019entit\u00e0 di questa inflessione viene mantenuta a livelli contenuti dagli effetti dissipativi interni ed esterni al sistema rotante. Fenomeni come la dissipazione energetica nei cuscinetti (in cui avvengono fenomeni di attrito viscoelastico fra i corpi volventi), l\u2019isteresi interna al materiale soggetto a deformazione, altre perdite per attrito che determinano producono un effetto smorzante che limita l\u2019entit\u00e0 della inflessione dinamica dell\u2019albero. Al raggiungimento della velocit\u00e0 critica di rotazione, invece tale inflessione pu\u00f2 raggiungere livelli elevati, tali da causare la rottura dell\u2019albero, danneggiare i cuscinetti e generare vibrazioni distruttive nell\u2019intera macchina. Pertanto, \u00e8 fondamentale determinare accuratamente le velocit\u00e0 critiche di funzionamento, le relative deformazioni flessionali dell\u2019albero e valutarne attentamente le possibili conseguenze. Strumenti come il \u201cdiagramma di Campbell\u201d sono utilizzati per analisi di questo tipo.<\/p>\n<p>La velocit\u00e0 critica di rotazione pu\u00f2 essere stimata a partire dalla frequenza propria flessionale dell\u2019albero. Questa frequenza si pu\u00f2 misurare \u201ccolpendo\u201d l\u2019albero fermo con un martello e monitorando la frequenza di vibrazione risultante. Per tutti gli alberi, ad eccezione di quelli con massa concentrata singola, le velocit\u00e0 critiche si manifestano anche a frequenze pi\u00f9 elevate. Questo fenomeno sottolinea l\u2019importanza di una progettazione attenta e di una valutazione dettagliata delle dinamiche strutturali per garantire il corretto funzionamento degli alberi in vari contesti applicativi.<\/p>\n<p><em>5.2. Velocit\u00e0 critiche e velocit\u00e0 operative<\/em><\/p>\n<p>Alla prima velocit\u00e0 critica, l\u2019albero si deforma secondo il modo pi\u00f9 elementare possibile, corrispondente alla prima deformata flessionale. Alla seconda velocit\u00e0 critica assumer\u00e0 una configurazione elementare successiva. Ad esempio, le modalit\u00e0 di deformazione dell\u2019albero alle prime due velocit\u00e0 critiche (o modi di vibrare) per un albero supportato alle estremit\u00e0 con due masse sono illustrate nella Figura 7.<\/p>\n<p>In determinate circostanze, potrebbe essere complicato progettare l\u2019albero in modo da innalzare la prima frequenza naturale del sistema al di sopra della frequenza di lavoro. In questi casi, sempre che il controllo della macchina in questione lo consenta, si pu\u00f2 procedere ad accelerare la rotazione rapidamente per superare la velocit\u00e0 critica, senza lasciare il tempo che le vibrazioni indotte dalla risonanza possano accumulare ampiezze significative. In questo modo, il sistema ha la possibilit\u00e0 di \u201cattraversare\u201d la velocit\u00e0 critica e di continuare a operare al di sopra di essa. Lo stesso accorgimento dovr\u00e0 essere adottato anche nella fase di riduzione della velocit\u00e0 ed occorre prestare attenzione a non incontrare velocit\u00e0 critiche superiori alla prima per evitare problemi analoghi di risonanza. Questo scenario \u00e8 particolarmente rilevante nelle turbine a vapore e a gas, dove le dimensioni considerevoli delle turbomacchine e dei generatori impongono una bassa frequenza naturale, ma ci si trova nella necessit\u00e0 di farle operare ad alte velocit\u00e0 per ragioni di efficienza.<\/p>\n<p>L\u2019esecuzione di una completa analisi delle frequenze naturali di un albero pu\u00f2 essere condotta mediante l\u2019utilizzo di software di simulazione agli elementi finiti, per mezzo di \u201canalisi modali\u201d. Tale approccio fornisce un\u2019ampia gamma di frequenze naturali in tre dimensioni, partendo dalla frequenza fondamentale. Sebbene questo \u00e8 senz\u2019altro un approccio sensato per sistemi complessi, \u00e8 opportuno sottolineare pu\u00f2 essere condotta una stima pi\u00f9 rapida per sistemi semplici allo scopo di facilitare il processo di progettazione. Vediamo qualche considerazione utile in tal senso.<\/p>\n<p>La velocit\u00e0 critica di un albero con una sola massa collegata pu\u00f2 essere approssimata come:<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11123332\/1_formula-1.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"288\" height=\"150\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11123332\/1_formula-1.png?resize=288%2C150&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39536\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<p>in cui w<sub>cr<\/sub> \u00e8 la velocit\u00e0 critica (rad\/s), <em>g<\/em> \u00e8 l\u2019accelerazione di gravit\u00e0 (m\/s<sup>2<\/sup>) e <em>y<\/em> \u00e8 la freccia (o inflessione) in corrispondenza della massa concentrata (m).<\/p>\n<p>La determinazione della prima velocit\u00e0 critica di un albero che sostiene varie masse concentrate pu\u00f2 essere approssimata attraverso l\u2019utilizzo dell\u2019equazione di Rayleigh-Ritz, come descritto nell\u2019equazione (2). Le inflessioni dinamiche di un albero sono solitamente una grandezza incognita. La metodologia di Rayleigh si basa su una stima della linea elastica (ovvero della curva di inflessione) che rispetta le condizioni al contorno specifiche, ovvero i vincoli presenti sull\u2019albero. Il metodo si basa sulla curva di flessione statica, derivante dal peso proprio dell\u2019albero e dal peso dei componenti collegati. In questa analisi vengono esclusivamente considerati i carichi interni generati dalla forza di gravit\u00e0, senza tener conto dei carichi esterni.<\/p>\n<p>Il risultato di questo calcolo fornisce un valore leggermente superiore rispetto alla frequenza naturale effettiva dell\u2019albero, con una deviazione percentuale che pu\u00f2 variare. Tale approccio offre una base solida per la valutazione preliminare della prima velocit\u00e0 critica di un sistema albero-masse, pur mantenendo una consapevolezza della sua limitata precisione. Inoltre, l\u2019assenza di carichi esterni si riferisce ad una condizione ideale che, nella pratica, pu\u00f2 essere affrontata con tecniche di correzione e di adattamento per migliorare la precisione del risultato finale.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11123414\/2_formula-1.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"456\" height=\"170\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11123414\/2_formula-1.png?resize=456%2C170&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39537\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11123414\/2_formula-1.png?resize=456%2C170&#038;ssl=1 456w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11123414\/2_formula-1-300x112.png 300w\" sizes=\"(max-width: 456px) 100vw, 456px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<p>in cui w<sub>cr<\/sub> \u00e8 la velocit\u00e0 critica (rad\/s), <em>g<\/em> \u00e8 l\u2019accelerazione di gravit\u00e0 (m\/s<sup>2<\/sup>), <em>y<\/em> \u00e8 la freccia (o inflessione) in corrispondenza della massa <em>W<sub>i<\/sub><\/em> (m).<\/p>\n<p>Una alternativa all\u2019equazione di Rayleigh-Ritz per la stima della velocit\u00e0 critica \u00e8 l\u2019equazione di Dunkerley:<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11123441\/3_formula.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"626\" height=\"154\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11123441\/3_formula.png?resize=626%2C154&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39538\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11123441\/3_formula.png?resize=626%2C154&#038;ssl=1 626w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11123441\/3_formula-300x74.png 300w\" sizes=\"(max-width: 626px) 100vw, 626px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><\/figure>\n<p>in cui w<sub>1<\/sub> \u00e8 la velocit\u00e0 critica del sistema nel caso in cui fosse presente solo la massa 1, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Sia l\u2019equazione di Rayleigh-Ritz sia l\u2019equazione di Dunkerley sono approssimazioni della prima frequenza naturale di vibrazione dell\u2019albero con masse calettate su di esso (rappresentati per esempio ruote dentate, pulegge, dischi, etc.), che si assume essere quasi uguale alla velocit\u00e0 critica. L\u2019equazione di Dunkerley tende a sottostimare il valore della velocit\u00e0 critica, mentre l\u2019equazione di Rayleigh-Ritz tende a sovrastimarne il valore. Pertanto, un valido approccio potrebbe essere quello di calcolare entrambi i valori e metterli a confronto: la reale velocit\u00e0 critica sar\u00e0 compresa fra le due.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124623\/7_deformata.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"750\" height=\"161\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124623\/7_deformata.jpg?resize=750%2C161&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-39549\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124623\/7_deformata.jpg?resize=750%2C161&#038;ssl=1 864w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124623\/7_deformata-300x65.jpg 300w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124623\/7_deformata-768x165.jpg 768w, https:\/\/static.tecnichenuove.it\/ilprogettistaindustriale\/2024\/04\/11124623\/7_deformata-696x150.jpg 696w\" sizes=\"(max-width: 864px) 100vw, 864px\" data-recalc-dims=\"1\"><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 7. Prima e seconda deformata modale di un albero con due masse concentrate [1].<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>6. Scelta del materiale<\/strong><\/p>\n<p>La scelta del materiale per una componente costruttivo della macchina rappresenta una delle decisioni pi\u00f9 critiche per il progettista. Gli alberi di trasmissione sono comunemente realizzati mediante lavorazione di barre in acciaio al carbonio semplice (AISI\/SAE 1020-1050) o acciaio legato (AISI\/SAE 4140, 4145, 4150, 4340 e 8620), nelle varianti trafilato a freddo o laminato a caldo.<\/p>\n<p>Tipicamente, gli acciai trafilati a freddo sono utilizzati per alberi di dimensioni ridotte, inferiori a 70 mm, mentre gli acciai laminati a caldo sono comunemente utilizzati per dimensioni maggiori. Il processo di trafilatura a freddo non solo migliora la resistenza meccanica, ma anche la lavorabilit\u00e0, la finitura superficiale e l\u2019accuratezza dimensionale. Gli alberi in acciaio laminati a caldo sono spesso temprati e rinvenuti per ottenere una maggiore resistenza e successivamente rifiniti (torniti o rettificati e lucidati) per migliorare la finitura e l\u2019accuratezza dimensionale. Quando \u00e8 richiesta una resistenza superiore, come nel caso di macchinari ad alta velocit\u00e0, si utilizzano acciai legati come nichel, nichel-cromo o acciai al cromo vanadio. Quando \u00e8 richiesta anche una buona resistenza alla corrosione, si ricorre a leghe di rame<\/p>\n<p><strong>7. Fattore di sicurezza<\/strong><\/p>\n<p>Il coefficiente (o fattore) di sicurezza (CdS) \u00e8 un termine che descrive la capacit\u00e0 di carico di un sistema, indipendentemente dai valori attesi o effettivi delle sollecitazioni. Di fondamentalmente importanza, esso identifica quantitativamente la sovra-resistenza di un sistema rispetto alle sue condizioni nominali di lavoro previste. In ambito progettuale, si opera dimensionando i componenti in modo che siano pi\u00f9 resistenti rispetto a quanto richiesto sarebbe necessario per un utilizzo normale, al fine di sopportare anche situazioni di emergenza, carichi inaspettati, usi impropri o degrado.<\/p>\n<p>La scelta del CdS per una particolare applicazione \u00e8 una delle attivit\u00e0 ingegneristiche pi\u00f9 importanti. Il problema consiste nel valutare le molte incertezze associate ai modelli che si utilizzano nella progettazione, a quelle legate alle propriet\u00e0 dei materiali e al livello di danno associato a un potenziale cedimento. La valutazione finale deve essere espressa considerando elementi quali, appunto, sicurezza, normativa di riferimento, peso, presenza di ridondanze, etc.<\/p>\n<p>Elementi determinanti per la valutazione del CdS sono il grado di conoscenza dei carichi effettivi, dell\u2019ambiente operativo, delle propriet\u00e0 di resistenza dei materiali, delle approssimazioni del metodo di calcolo. I valori del CdS tipicamente variano da 1.3 a 6, a seconda degli elementi elencati o dalle imposizioni delle normative del settore di riferimento. A meno di circostanze speciali, valori di CdS inferiori a 1.5 non sono consigliati. Di contro, valori troppo elevati potrebbero compromettere il funzionamento del sistema (si pensi ad esempio al peso di un velivolo).<\/p>\n<p><strong>References<\/strong><\/p>\n<p>[1]\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Childs, P., &amp; Childs, P. R. N. (2013). Mechanical design engineering handbook. Elsevier Science &amp; Technology.<\/p>\n<p>[2]\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Reshetov, D. N., &amp; Weinstein, N. (1978). Machine design.<\/p>\n<p>[3]\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Saxena, A., Parey, A., Chouksey, M. Effect of shaft misalignment and friction force on time varying mesh stiffness of spur gear pair, Engineering Failure Analysis, Volume 49, 2015.\n<\/p><\/div>\n<p>L&#8217;articolo <a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/alberi-di-trasmissione\/\">&lt;strong&gt;Alberi di trasmissione&lt;\/strong&gt;<\/a> sembra essere il primo su <a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/\">Il Progettista Industriale<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/alberi-di-trasmissione\/\">Vai alla fonte.<\/a><\/p>\n<p>Autore: Emanuela Bianchi<\/p>\n<p class=\"wpematico_credit\"><small>Powered by <a href=\"http:\/\/www.wpematico.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">WPeMatico<\/a><\/small><\/p>\n<p><strong>_________________________________<\/strong><\/p>\n<p><strong>CFD FEA Service SRL<\/strong> &egrave; una societ&agrave; di servizi che offre <em>consulenza<\/em> e <em>formazione<\/em> in ambito <strong>ingegneria<\/strong> e <strong>IT<\/strong>. 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