{"id":22125,"date":"2023-02-21T05:51:02","date_gmt":"2023-02-21T04:51:02","guid":{"rendered":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2023\/02\/21\/additive-manufacturing-la-tecnologia-piu-disruptive\/"},"modified":"2023-02-21T05:51:02","modified_gmt":"2023-02-21T04:51:02","slug":"additive-manufacturing-la-tecnologia-piu-disruptive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/test.cfdfeaservice.it\/index.php\/2023\/02\/21\/additive-manufacturing-la-tecnologia-piu-disruptive\/","title":{"rendered":"Additive manufacturing, la tecnologia pi\u00f9 disruptive"},"content":{"rendered":"<div>\n<div style=\"margin: 5px 5% 10px 5%;\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.ilprogettistaindustriale.it\/files\/2023\/02\/8754DA21-9DB0-4F60-A697-135833574F6D.jpeg?resize=750%2C422&#038;ssl=1\" width=\"750\" height=\"422\" title=\"Open block of  3D printing cylinder petrol engine. \" alt=\"additive manufacturing\" data-recalc-dims=\"1\"><\/div>\n<div>\n<p><strong>Da una chiacchierata con Marco Zani, CEO e Fondatore di Mark One, sono nate importanti riflessioni su un mercato che ben conosciamo e che dimostra di essere in costante e continua evoluzione: l\u2019additive manufacturing.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 ormai innegabile che il connubio produzione in scala-linea produttiva sia ben radicato nelle nostre prospettive riguardo la manifattura. Sembrerebbe quasi che il metodo fordista non sia scalfibile dall\u2019immaginario collettivo. Pure l\u2019imprenditore pi\u00f9 visionario quando si deve immaginare un sito di produzione difficilmente vede qualcosa di diverso da macchinari e operai in azione. La lungimiranza e la capacit\u00e0 di guardare oltre per\u00f2 non devono sempre tramutarsi nell\u2019iniziativa del singolo, ma possono consistere in una spinta esterna, quando una tecnologia rivoluzionaria \u00e8 capace di rinvertire lo stereotipo. L\u2019idea di produrre in scala sfruttando tecnologie avveniristiche come la stampa 3D potrebbe ricordare in molti questo tipo di movimento. <strong>L\u2019additive manufacturing (AM)<\/strong>, che racchiude al suo interno la menzionata stampa 3D, si propone di permettere uno step in termini di <strong>malleabilit\u00e0, versatilit\u00e0 e adattabilit\u00e0 della prototipazione e\/o produzione nel settore manufatturiero<\/strong>. Per questa capacit\u00e0 anticipatoria e foriera di competitivit\u00e0 della filiera produttiva, vale sicuramente la pena esplorare le caratteristiche di questo nuovo mondo.<\/p>\n<h2><strong>Un necessario cambio di passo<\/strong><\/h2>\n<p>\u201cCi siamo accorti che il mondo sta cambiando, e le richieste aziendali stanno cambiando di pari passo\u201d. Cos\u00ec <strong>Marco Zani, CEO e Fondatore di Mark One<\/strong>, impresa pioniere in materia di Stampa 3D per applicazioni industriali. Tali cambiamenti non riguardano solo una crescente instabilit\u00e0 o la trasformazione digitale impellente. Essi vengono da nuovi modelli di creazione di valore, che richiamano ad una crescente necessit\u00e0 di personalizzazione del prodotto finale proveniente da ogni tipo di cliente. Infatti, lo stesso Zani non sdegna l\u2019affermare che in questo contesto storico, nell\u2019ambito manufacturing, <strong>il paradigma sta passando dalla \u201cMass production\u201d alla \u201cMass customization\u201d.<\/strong> E come si inserisce l\u2019additive manufacturing in tutto ci\u00f2?<\/p>\n<p>Definibile come \u201cl\u2019insieme di tecnologie di produzione e processi di trasformazione volti all\u2019ottenimento del volume e della geometria di un componente 3D modellato su CAD tramite la progressiva aggiunta di materiale\u201d, l\u2019additive manufacturing va separato concettualmente dal subtractive manufacturing. Il secondo \u00e8 infatti il ben pi\u00f9 tradizionale processo di rimozione di strati di materiale da un blocco gi\u00e0 definito di varia natura (barre di metallo, plastica\u2026) ad esempio con i classici metodi CNC (Computer Numerical Control), attraverso la rimozione effettuata sempre da modelli CAD o il taglio laser, per citarne alcuni.<\/p>\n<p>Tale distinzione pu\u00f2 apparire pressoch\u00e9 fuorviante in quanto le funzionalit\u00e0 in fondo potrebbero essere le stesse per il fine ultimo della lavorazione. Ma il vantaggio comparato che l\u2019additive manufacturing porta attiene una versatilit\u00e0 senza precedenti coadiuvata da una tecnologia in continuo raffinamento in termini di software, materiali e hardware di progettazione. Senza menzionare l\u2019aspetto della sostenibilit\u00e0 abilitato dall\u2019AM in quanto si risparmia sugli scarti di lavorazione tipici delle tecnologie subtractive.<\/p>\n<h2><strong>Incremento dell\u2019offerta<\/strong><\/h2>\n<p>Zani, a proposito, non nasconde il grande sforzo che Mark One porta avanti per il continuo raffinare della propria offerta. \u201cNel 2015, quando iniziammo a cercare i primi materiali, ve ne erano due sul mercato, limitando la capacit\u00e0 di soddisfare i bisogni delle imprese interessate a questa tecnologia\u201d. In questo senso, sicuramente, la storia del mercato additive non ha aiutato. Si pu\u00f2 testimoniarne l\u2019espansione del mercato nel 2010, con la scadenza dei brevetti che coprivano le tecnologie FDM (Stampa a filamento fuso). Da quel momento l\u2019hype intorno alla stampa 3D assicurava utilizzi quasi avveniristici, anche sull\u2019onda di un forte movimento open-source trainato da appassionati amatori, alcuni dei quali in futuro diventeranno imprenditori di successo. Essi hanno contribuito con decisione allo sviluppo della tecnologia, portandola all\u2019attenzione del pubblico generale e attirando conseguenzialmente investimenti e interesse dalle imprese. Purtroppo, la limitatezza delle tecnologie e materiali mescolati alla complessit\u00e0 e il know-how richiesto per utilizzarla nel tempo delusero le rosee aspettative, generando quasi un down trend tecnologico. La tendenza sub\u00ec un\u2019inversione nel momento in cui player di rilievo nella stampa tradizionale e altre grandi corporate si interessarono alla tecnologia sfruttando canali di distribuzione ben pi\u00f9 capillari.<\/p>\n<h2><strong>Prospettive di mercato e modello di business<\/strong><\/h2>\n<p>Le prospettive di mercato infondo sono adeguatamente esplicative di quanto oggigiorno il periodo negativo sia passato. \u201cStime confermano che il mercato additive nel 2020 nel mondo si attester\u00e0 intorno ai 7 miliardi di euro, con la prospettiva di raggiungere i 20 miliardi di euro nel 2025\u201d. Dati dell\u2019\u201dOsservatorio Additive Manufacturing\u201d nel proprio report del 2021 confermano un crescente interesse verso la materia da parte di molti imprenditori. Inoltre, al contrario di quanto ci si possa aspettare, l\u2019interesse verte sempre verso attivit\u00e0 di prototipazione. Tuttavia, una parte considerevole di imprese intervistate nell\u2019indagine dell\u2019osservatorio, il 31%, sembrerebbe interessato anche ad attivit\u00e0 di produzione, per ora in piccola scala, ma in futuro mirando all\u2019espansione verso la scalabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Gioco forza, per\u00f2, tanto lavoro per l\u2019espansione si effettua con nuove tecnologie, collaborazioni e un interesse spiccato verso la ricerca di nuove lavorazioni e\/o materiali da aziende specializzate. Perci\u00f2, come affermato da Zani, l\u2019attivit\u00e0 di imprese come Mark One si fonda su un paradigma di continuo testing e lancio di nuovi materiali o raffinazione del modello software\/hardware alla base delle proprie stampanti 3D. \u201cL\u2019innovazione nel nostro settore va vista come un\u2019attivit\u00e0 d\u2019insieme. Quando ci si rapporta con il cliente, noi non ci fermiamo allo stato dell\u2019arte. Dopo un processo iniziale di sviluppo di tecnologie per avere un valido portafoglio prodotti di base, abbiamo sfruttato ogni opportunit\u00e0 con i nostri clienti per migliorare la nostra offerta. Quando il cliente si rivolge a noi, infatti, lo fa attraverso progetti pilota e collaborazioni che vanno oltre una logica product-centered. Se il mercato segnala una necessit\u00e0, noi accogliamo la sfida e ci confrontiamo con nuovi materiali, nuove tecnologie e nuovi prodotti. Tutto ci\u00f2 in un processo iterativo che soddisfa il cliente e apre ogni giorno nuovi orizzonti\u201d. Ogni singolo progetto che si inizia non si limita ad applicare una serie di prodotti standard, ma comporta attivit\u00e0 di studio non solo su nuove tecnologie implementabili in funzione delle richieste del cliente, ma anche di approfondimenti su come tali soluzioni impatteranno sull\u2019organizzazione e sulle competenze richieste.<\/p>\n<p>In questo senso, la moltitudine di iniziative pionieristiche e settori impattati dalla scaleup sono esemplificativi di come nell\u2019additive manufacturing il progetto pilota porta a validare modelli soprattutto per la successiva applicazione su amplia scala. \u201cNon ci sentiamo di definire settori che potrebbero essere pi\u00f9 o meno impattati da tale tecnologia, perch\u00e9 ogni settore pu\u00f2 trovare immenso beneficio\u201d. Se si dovesse indicare settori che in questo momento pi\u00f9 vedono grande vantaggio in queste tecnologie sarebbero l\u2019automazione industriale, automotive, l\u2019aerospaziale e la robotica. Per quanto riguarda questi settori, l\u2019AM per ora si radica in attivit\u00e0 prevalentemente di prototipazione, sebbene i player del settore non manchino di catturare attenzione su come, per determinate produzioni, la scalabilit\u00e0 sia gi\u00e0 fatto acquisito. Pensiamo alla stampa di pezzi ad alta precisione che, seppure in scala, possono richiedere un grado di precisione del macchinario di altissimo livello. Oppure, al di l\u00e0 della scalabilit\u00e0, si tende a sottolineare come la disponibilit\u00e0 di stampa real-time di pezzi pronti all\u2019uso sia un esempio di use-case della stampa 3D. In tale prospettiva, \u00e8 di rilievo il caso del lavoro svolto dalla stessa MARK ONE con Kawasaki. La scaleup ha infatti introdotto per la prima volta al mondo una stampante 3D per la produzione real-time, dei componenti della moto, dentro ai box della Superbike. Utile notare come un progetto pilota poi abbia portato a una partnership consolidata con la casa giapponese, permettendo inoltre di approfondire tematiche rilevanti nell\u2019applicazione della stampa quali la logistica, la revisione dei processi e una conferma del vantaggio nell\u2019utilizzo dell\u2019additive nella manifattura.<\/p>\n<p>Tali conferme sono anche comprovate empiricamente da dati raccolti dalla scaleup di Marco Zani. \u201cIn certi casi, la riduzione del costo unitario di un pezzo stampato in 3D \u00e8 mediamente intorno 65-85%. Ma, in questo periodo di supply chain interrotte e dissipate in tutto il mondo, quanto \u00e8 pi\u00f9 apprezzato \u00e8 l\u2019immediata disponibilit\u00e0 del pezzo. A tal riguardo, con clienti di grande dimensione abbiamo portato a una riduzione del tempo di acquisizione dei componenti ad addirittura 230 giorni. Per non parlare del vantaggio, comunque importante, di permettere un collaudo pi\u00f9 veloce, prototipazione pi\u00f9 efficace o addirittura attivit\u00e0 di preproduzione del prodotto. Va ricordato inoltre, che non vendiamo solo una stampante, ma know-how sull\u2019ottimizzazione dei processi, feedback e tanto altro\u201d.<\/p>\n<h2><strong>La tecnologia<\/strong><\/h2>\n<p>Allargando la discussione a livello tecnico, \u00e8 giusto denotare la moltitudine di soluzioni che l\u2019AM fornisce ai suoi utilizzatori. Anzitutto, va fatta una premessa. Ogni applicazione non esclude anzi incentiva la complementarit\u00e0 di varie tecniche. Curiosamente il CEO di MARK ONE propone una visione molto ambiziosa, in cui capannoni industriali della stessa scale-up potranno avere una linea di stampanti 3D per fornire il proprio servizio alle imprese localizzate in quell\u2019area geografica.<\/p>\n<p>In tal senso, si possono classificare quattro macroaree di materiali: le tecnologie a filamenti plastici (FDM, tecnica di estrusione) con la creazione di componenti polimerici tramite la sovrapposizione del materiale con un macchinario in movimento; tecnologie a resina (SLA, tecnica prevalente nell\u2019ambito della Fotopolimerizzazione), che partendo da vasche di liquido in cui si proietta un fascio di luce porta all\u2019estrazione del componente per solidificazione del materiale; la tecnica della stampa per Sinterizzazione (SLS o SLM, area Powder Bed Fusion) che comprende anche l\u2019utilizzo non solo di materiali polimerici ma anche di materiali metallici tramite il consolidamento di materiale a mezzo termico a partire da polveri; infine, la tecnica del Material Jetting (tra cui il Nanoparticle Jetting e il drop-on-demand) che non si discosta dalle tecniche a inchiostro delle stampanti tradizionali e agisce con un fotopolimero termoindurente rilasciato e poi solidificato tramite luce ultravioletta.<\/p>\n<p>Dati dell\u2019Osservatorio Additive Manufacturing mostrano come la quota pi\u00f9 consistente di materiali che l\u2019impresa manufatturiera dovrebbe convertire a stampa 3D attiene polimeri e metalli. Allo stato attuale per la maggiore si utilizza materiali polimerici e tecniche a filamento o sinterizzazione, sebbene molti intervistati che riferiscono interesse nell\u2019AM vorrebbero integrare lavorazioni di materiali metallici. Infatti, gli stessi riferiscono che i propri prodotti potrebbero essere prevalentemente funzionali a tecniche FDM e Powder Bed Fusion, a segnalare un interesse verso tecnologie compatibili con materiali metallici e compositi. Senza ignorare la tendenza al \u201cmetal replacement\u201d, per cui imprese manufatturiere stanno valutando il passaggio da produzioni di materiali metallici a nuovi composti alternativi come i polimeri, adatti alla stampa 3D.<\/p>\n<h2><strong>Alcune barriere da superare<\/strong><\/h2>\n<p>Tuttavia, in un mercato in costante e continua evoluzione, tracciare dei trend e delle direzioni pu\u00f2 diventare fuorviante e non di meno riduttivo, per questo non procederemo oltre nello spiegare i metodi e le loro applicazioni. Per\u00f2, tale vastit\u00e0 non risolve una delle principali problematiche che limitano la diffusione dell\u2019additive manufacturing. \u00c8 giusto sottolineare uno dei dubbi che attanaglia imprenditori intenzionati a rinnovare la propria attivit\u00e0, cio\u00e8 la necessit\u00e0 di redesign del prodotto. \u00a0\u00c8 sconcertante notare come approssimativamente il 73% di coloro che abbiano introdotto tecniche di AM non abbiano ricevuto supporto nel re-design. Marco Zani a riguardo sottolinea che \u201cnon sempre \u00e8 necessario procedere in tal senso in quanto modelli usati precedentemente possono non richiedere sforzi per il loro adattamento alla stampa 3D; qualora fosse invece necessario, i nostri servizi includono un considerevole supporto all\u2019impresa in tal senso, per non lasciare il cliente nell\u2019incertezza\u201d.<\/p>\n<p>Gli innegabili vantaggi talvolta collidono con le difficolt\u00e0 nel comunicare il modello. Queste tecnologie si devono scontrare con varie barriere nella loro applicazione alle operazioni aziendali, rilevate in due ordini di problemi: culturale e di skills.<\/p>\n<p>Nel primo, l\u2019AM soffre storicamente di un\u2019asimmetria informativa difficilmente dipanabile. Infatti, la conoscenza delle tecniche non corrisponde necessariamente alla consapevolezza della loro applicabilit\u00e0. In tal senso risulta necessario uno stretto lavoro di collaborazione con i fornitori di soluzioni AM per comprendere la tecnologia e le sue applicazioni in modo circostanziato e non ambiguo. Societ\u00e0 come Mark One hanno compreso la necessit\u00e0 e forniscono adeguati servizi di consulenza e co-progettazione a tal fine. Inoltre, risulta difficile iniziare progetti di collaborazione se la prospettiva si basa solo su ROI e valori misurabili. Perci\u00f2, l\u2019impresa che si trova a interessarsi nell\u2019additive deve cambiare visione e testare la tecnologia per vedere i vantaggi indiretti quali una rivoluzione organizzativa e l\u2019abbracciare dinamiche lean. A ci\u00f2 si collega anche il secondo punto. L\u2019assenza di skills necessarie ad amministrare l\u2019additive manufacturing non deve essere una limitazione ma un\u2019opportunit\u00e0. Vi \u00e8 bisogno di un forte investimento culturale e non solo tecnico di apertura a nuove frontiere nella produzione e progettazione, di modo che non solo il decisore ma ogni fruitore nell\u2019organizzazione sia cosciente e disponibile ad integrarle. Per questo nuovi player innovativi e fornitori di servizi consulenziali si adoperano per colmare il divario conoscitivo e trasmettere non solo la necessaria consapevolezza tecnologica, ma una nuova visione d\u2019impatto ed opportunit\u00e0 dell\u2019AM.<\/p>\n<p>Per concludere, niente pu\u00f2 essere pi\u00f9 eloquente di un\u2019affermazione che ci ha colpito di Marco Zani, che pi\u00f9 di tutte descrive il perch\u00e9 l\u2019AM \u00e8 probabilmente la tecnologia pi\u00f9 disruptive sul mercato al momento. \u201cNell\u2019additive manufacturing, adozione comporta incertezza, un salto che molti potrebbero temere per la sua ambiguit\u00e0. Infatti, le tecnologie emergenti migliorano\/progrediscono grazie alla nascita di collaborazioni tra imprenditori attenti e visionari, con i quali si possono trovare nuove applicazioni. Questa spirale auto-rinforzante sar\u00e0 sempre e solo abilitata dalla lungimiranza e creativit\u00e0 caratteristica dell\u2019imprenditore.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<p>L&#8217;articolo <a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/additive-manufacturing-la-tecnologia-piu-disruptive\/\">Additive manufacturing, la tecnologia pi\u00f9 disruptive<\/a> sembra essere il primo su <a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/\">Il Progettista Industriale<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilprogettistaindustriale.it\/additive-manufacturing-la-tecnologia-piu-disruptive\/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=additive-manufacturing-la-tecnologia-piu-disruptive\">Vai alla fonte.<\/a><\/p>\n<p>Autore: Emanuela Bianchi<\/p>\n<p class=\"wpematico_credit\"><small>Powered by <a href=\"http:\/\/www.wpematico.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">WPeMatico<\/a><\/small><\/p>\n<p><strong>_________________________________<\/strong><\/p>\n<p><strong>CFD FEA Service SRL<\/strong> &egrave; una societ&agrave; di servizi che offre <em>consulenza<\/em> e <em>formazione<\/em> in ambito <strong>ingegneria<\/strong> e <strong>IT<\/strong>. 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