La riforma degli ordinamenti professionali torna al centro del dibattito istituzionale e segna un momento chiave per il futuro delle libere professioni tecniche. Dopo oltre un decennio dall’ultimo intervento organico, il legislatore avvia una revisione complessiva che punta a riallineare il sistema professionale alle trasformazioni del mercato dei servizi, all’evoluzione delle tecnologie digitali e alle nuove responsabilità legate a sicurezza, innovazione e qualità delle prestazioni. Un percorso che, secondo molti professionisti, risponde a esigenze da tempo espresse dal mondo tecnico.
Novità libere professioni tecniche: la riforma ridisegna equo compenso, competenze, formazione e Ordini, con effetti diretti su ingegneri e progettisti.
Il confronto prende forma con il Disegno di legge delega n. 1663, approvato dal Consiglio dei Ministri e attualmente all’esame del Senato. La delega interessa 14 professioni ordinistiche e coinvolge circa 1,6 milioni di professionisti, incidendo in modo diretto su ingegneri, architetti e altre figure ad alta specializzazione.
Equo compenso: una delle principali novità per le libere professioni
Tra le novità per le libere professioni, la revisione dell’equo compenso rappresenta uno degli snodi più rilevanti. Il principio cardine è il riconoscimento di una remunerazione proporzionata alla complessità, alla qualità e al contenuto tecnico della prestazione professionale, determinata attraverso parametri specifici per ciascun Ordine.
L’obiettivo è contrastare il dumping economico, fenomeno che nel settore tecnico incide direttamente su sicurezza delle opere, affidabilità dei progetti e responsabilità civile e penale, soprattutto nei rapporti meno strutturati con la committenza privata.
Competenze professionali e attività riservate: verso maggiore chiarezza
Un altro asse centrale della riforma riguarda il riordino delle competenze e delle attività professionali riservate. Il criterio guida è la coerenza tra titolo di studio, tirocinio, abilitazione ed esercizio della professione. Tutto ciò che non è esplicitamente attribuito resta libero, ma il legislatore delegato è chiamato a definire con maggiore precisione i perimetri operativi, coordinando le competenze condivise tra professioni affini.
Per il settore dell’ingegneria, questo passaggio è particolarmente delicato: incide sulle responsabilità progettuali, sul ruolo nei procedimenti amministrativi e, in ultima analisi, sulla tutela della pubblica incolumità.
Specializzazioni, formazione continua e accesso alla professione
La riforma introduce la possibilità di istituire specializzazioni professionali, su richiesta delle categorie interessate e previo parere vincolante dei Consigli Nazionali. I percorsi formativi potranno essere organizzati dagli Ordini, anche in collaborazione con le università, rafforzando il legame tra formazione accademica e pratica professionale.
Sul fronte della formazione continua e del tirocinio, il ddl punta a percorsi più aderenti alle esigenze del mercato del lavoro, tema che da anni anima il confronto tra università, Ordini e professionisti, ipotizzando anche uno snellimento dell’accesso alla professione.
Società tra professionisti e tutele: semplificazione e garanzie
Tra le novità normative rientra la revisione delle società tra professionisti (STP), con l’obiettivo di semplificare le procedure di iscrizione agli Albi professionali e al Registro delle imprese, favorendo modelli organizzativi più strutturati e competitivi.
La delega introduce inoltre sistemi di tutela per i professionisti in caso di mancati adempimenti dovuti a eventi gravi come infortuni, ricoveri ospedalieri, patologie invalidanti o maternità, riconoscendo la specificità del lavoro autonomo professionale.
Ordini professionali, governance e intelligenza artificiale
Il testo interviene anche sulla governance degli Ordini professionali, prevedendo la revisione dei sistemi elettorali, il rafforzamento della rappresentanza, il ricambio generazionale e la parità di genere. Centrale anche l’aggiornamento dei Codici deontologici, chiamati a disciplinare l’uso delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale.
Il principio indicato è quello di una professione antropocentrica, in cui gli strumenti tecnologici supportano l’attività professionale senza sostituire la responsabilità umana nella progettazione e nelle decisioni tecniche.
Le richieste del Consiglio Nazionale degli Ingegneri
Nel corso delle audizioni in Commissione Giustizia, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) ha avanzato osservazioni puntuali. Il presidente Angelo Domenico Perrini ha evidenziato la necessità di aggiornare le riserve di competenza, includendo anche l’ingegneria industriale e dell’informazione, oggi esposte a rischi di deregolamentazione.
Secondo il CNI, il rischio tecnologico e informatico deve essere equiparato a quello sismico e strutturale, considerando l’impatto di algoritmi di intelligenza artificiale, cybersecurity, infrastrutture critiche, robotica e sistemi industriali sulla sicurezza pubblica.
Da qui la richiesta di prevedere una riserva di competenza con obbligo di iscrizione all’Albo per tutte le attività che incidono su salute, sicurezza e gestione di dati sensibili. Forte anche l’attenzione sull’equo compenso nei rapporti con i privati, chiedendo che l’aggiornamento dei parametri professionali, oggi disciplinati dal D.M. 17 giugno 2016, venga affidato ai Consigli Nazionali in raccordo con il Ministero della Giustizia.
Una linea che, secondo gli ingegneri, rappresenta un investimento strategico su qualità del progetto, affidabilità tecnica e tutela dell’interesse pubblico, ma che richiederà passaggi attuativi coerenti per tradursi in effetti concreti.
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Autore: Mauro Melis
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