La Legge 231 è diventata, nel tempo, uno dei riferimenti più rilevanti quando si parla di compliance aziendale e responsabilità d’impresa. Il suo impatto non riguarda soltanto il piano giuridico, ma investe direttamente l’organizzazione interna delle aziende e il modo in cui vengono gestiti i rischi penali. Comprendere il perimetro del Decreto Legislativo 231/2001, i reati presupposto e il sistema delle sanzioni significa oggi dotarsi di strumenti concreti per operare con maggiore consapevolezza. In questo articolo analizziamo il quadro normativo e il ruolo del Modello 231 e dell’Organismo di Vigilanza, con uno sguardo pratico alle logiche di prevenzione adottate dalle imprese più strutturate.

  1. Decreto Legislativo 231/2001: cosa prevede la normativa
  2. Sanzioni previste dalla Legge 231
  3. Il Modello 231 come strumento di tutela
  4. Reati presupposto: un catalogo in continua evoluzione
  5. Responsabilità amministrativa degli enti: chi è coinvolto
  6. Come ottenere l’esonero dalla responsabilità amministrativa
  7. Struttura e funzionamento del Modello 231
  8. Vantaggi competitivi e nuove professionalità
  9. Le sanzioni e il ruolo strategico della prevenzione
  10. Sei un ingegnere? La tua professione richiede un aggiornamento continuo?

Guida al D.Lgs 231/2001, tra responsabilità d’impresa, sanzioni, modello organizzativo, organismo di vigilanza e nuove opportunità di prevenzione e tutela.

La Legge 231 ha segnato un passaggio decisivo nel modo in cui l’ordinamento italiano affronta la responsabilità penale d’impresa, introducendo un sistema di sanzioni che coinvolge direttamente le organizzazioni che traggono beneficio da reati commessi da dirigenti, amministratori o dipendenti nello svolgimento delle proprie funzioni. La ratio della norma è chiara: incentivare le aziende a dotarsi di strumenti strutturati di prevenzione, superando una visione che attribuiva la colpa esclusivamente alla persona fisica.

Decreto Legislativo 231/2001: cosa prevede la normativa

Il Decreto Legislativo 231/2001 ha introdotto nel sistema giuridico italiano la responsabilità amministrativa degli enti per specifici fatti di reato. Prima della sua entrata in vigore, il principio sancito dall’articolo 27 della Costituzione, secondo cui la responsabilità penale è personale, impediva di attribuire conseguenze dirette alle società per i comportamenti illeciti dei propri rappresentanti. Con la nuova disciplina, invece, anche l’ente può essere chiamato a rispondere quando il reato è commesso nell’interesse o a vantaggio dell’organizzazione.

Sanzioni previste dalla Legge 231

L’impianto sanzionatorio previsto dalla normativa è particolarmente incisivo. Le sanzioni pecuniarie possono arrivare fino a 1,5 milioni di euro, alle quali si affiancano misure interdittive come la sospensione o l’interdizione dell’attività, il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, l’esclusione da contributi e finanziamenti, il divieto di pubblicizzare beni o servizi, la confisca dei profitti e la pubblicazione della sentenza di condanna. Effetti che, nella pratica, possono compromettere in modo significativo la continuità operativa e la reputazione aziendale.

Il Modello 231 come strumento di tutela

L’unica reale possibilità di attenuare o escludere la responsabilità dell’ente è rappresentata dall’adozione di un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo, costruito per prevenire la commissione dei reati previsti dal decreto. Un modello efficace consente all’azienda di dimostrare di aver adottato misure idonee a prevenire comportamenti illeciti, riducendo in maniera concreta il rischio sanzionatorio.

Reati presupposto: un catalogo in continua evoluzione

Il catalogo dei reati previsti nel D.Lgs 231/2001 si è progressivamente ampliato nel tempo e oggi comprende fattispecie molto diverse tra loro. Si va dai reati contro la pubblica amministrazione alla corruzione, dalle frodi informatiche ai reati societari, fino alla criminalità organizzata, al riciclaggio, ai reati ambientali, alle violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, ai reati fiscali, al contrabbando, alla violazione del diritto d’autore, allo sfruttamento del lavoro, ai fenomeni di razzismo e xenofobia, fino ai reati transnazionali. L’ambito di applicazione riguarda tutte le imprese, indipendentemente da dimensioni e settore di appartenenza.

Responsabilità amministrativa degli enti: chi è coinvolto

La responsabilità amministrativa degli enti non si limita alle società dotate di personalità giuridica, ma si estende anche ad associazioni e organizzazioni prive di tale qualifica. Restano esclusi lo Stato, gli enti pubblici territoriali e gli organismi che svolgono funzioni di rilievo costituzionale. Per ciascun reato, le sanzioni pecuniarie possono arrivare fino a 550.000 euro, oltre alle misure interdittive temporanee e alla confisca.

In questo contesto, le aziende possono essere considerate co-responsabili rispetto all’autore materiale del reato, subendo conseguenze dirette per fatti commessi al proprio interno. Non sorprende, quindi, che le politiche di prevenzione siano oggi centrali nelle strategie di governance e risk management.

Come ottenere l’esonero dalla responsabilità amministrativa

Per ottenere l’esonero dalla responsabilità amministrativa, l’impresa deve dimostrare di aver adottato un sistema strutturato di controllo. Ciò comporta la predisposizione di un Modello Organizzativo, l’istituzione di un Organismo di Vigilanza indipendente, la definizione di un codice etico e comportamentale, l’attivazione di procedure di controllo periodico e la formazione continua di dipendenti e collaboratori. Tutte queste misure devono essere tracciabili e dimostrabili in sede giudiziaria.

Struttura e funzionamento del Modello 231

Il Modello 231 rappresenta una vera e propria mappa dei processi aziendali sensibili, pensata per individuare le aree a rischio e introdurre presidi di controllo efficaci. Se applicato correttamente, consente all’ente di dimostrare la propria diligenza organizzativa e di ridurre in modo significativo il rischio di sanzioni.

La struttura del modello si articola generalmente in tre componenti: una parte generale, che descrive l’assetto dell’organizzazione e i principi di riferimento; una parte speciale, dedicata ai reati rilevanti e alle attività sensibili; un codice etico accompagnato da un sistema disciplinare. Centrale è il ruolo dell’Organismo di Vigilanza, incaricato di verificare l’effettiva applicazione del modello e di curarne l’aggiornamento costante.

Vantaggi competitivi e nuove professionalità

Pur non essendo obbligatorio, il Modello 231 rappresenta oggi un concreto vantaggio competitivo. Oltre a costituire una causa di esonero o attenuazione della responsabilità, rafforza l’affidabilità dell’impresa nei rapporti con partner e istituzioni, migliora il rating di legalità e contribuisce alla costruzione di una reputazione solida e credibile.

Parallelamente, cresce la domanda di figure specializzate. Per diventare Auditor o Esperto del Modello 231 è previsto un percorso di certificazione professionale, che comprende un corso di formazione di almeno 24 ore e il superamento di un esame finale, necessario per l’iscrizione agli albi di riferimento.

Le sanzioni e il ruolo strategico della prevenzione

Le sanzioni previste dal D.Lgs. 231/2001, aggiornate nel tempo, confermano la severità dell’impianto normativo. Ammende elevate, interdizioni, revoche di autorizzazioni e divieti di accesso alla pubblica amministrazione rappresentano un rischio concreto per le organizzazioni prive di adeguati sistemi di controllo.

Per questo motivo, adottare un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo e affidarne la supervisione a un Organismo di Vigilanza qualificato non è più una scelta opzionale, ma una decisione strategica per tutelare l’impresa e garantirne la sostenibilità nel lungo periodo.

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L’articolo Il decreto legislativo 231/2001 e la responsabilità d’impresa: guida aggiornata per aziende ed enti proviene da Unione Geometri.

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Autore: Mauro Melis

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