Il diritto al lavoro, riconosciuto come diritto umano nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 e la Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966, è oggi minacciato da fenomeni sempre più diffusi e strutturali: molestie e violenze nei luoghi di lavoro. Questi comportamenti, spesso sottovalutati o normalizzati, rappresentano non solo una violazione della dignità della persona, ma anche un fattore di rischio per la salute fisica e mentale dei lavoratori e delle lavoratrici.
L’INAIL, nel numero di febbraio 2025 del periodico DATI INAIL, scaricabile gratuitamente in fondo a questa news, affronta il tema con un’analisi approfondita basata su dati statistici, ricerche nazionali e indagini di percezione, confermando l’urgenza di adottare misure di prevenzione efficaci e sistemiche in ambito lavorativo.
UN FENOMENO DIFFUSO, TRASVERSALE E IN CRESCITA
Secondo l’elaborazione dell’Inail, le forme di violenza più comuni nei luoghi di lavoro sono la violenza verbale (56%), il mobbing (53%) e l’abuso di potere (37%). Seguono, con percentuali minori ma significative, la violenza fisica (10%), lo stalking (6%) e la violenza online (2%).
Il 60% delle persone intervistate ha dichiarato di essere a conoscenza di episodi di violenza sul proprio luogo di lavoro, mentre il 42% ha riferito di aver assistito o averli vissuti direttamente. Particolarmente rilevante il fenomeno delle micro-aggressioni, spesso difficili da riconoscere ma capaci di minare profondamente il benessere lavorativo: il 70% degli intervistati ha assistito o subito atteggiamenti sessisti o discriminatori.
I NUMERI DEGLI INFORTUNI: +8,6% NEL 2023, COLPITE SOPRATTUTTO LE DONNE E IL NORD ITALIA
Nel 2023, gli infortuni riconosciuti dall’Inail come correlati ad aggressioni e violenze sul lavoro sono stati 6.813, con un aumento dell’8,6% rispetto all’anno precedente. L’incremento è stato del 14,6% per le donne, contro il 3,8% degli uomini. In termini assoluti, il 48% degli infortuni ha riguardato lavoratrici, una quota in costante crescita.
La maggioranza di questi episodi (61%) è causata da soggetti esterni all’organizzazione, come clienti, pazienti o utenti, soprattutto nei settori sanità, assistenza sociale e trasporti. Tuttavia, una parte non trascurabile riguarda anche conflitti interni tra colleghi.
L’analisi territoriale degli infortuni da aggressione evidenzia una concentrazione marcata nel Nord Italia, dove si registra quasi il 60% dei casi. Lombardia (18,2%), Emilia-Romagna (13,8%) e Veneto (9,0%) sono le regioni con il maggior numero di eventi. Seguono il Centro (quasi 20%) e dal Mezzogiorno e isole con il restante 20%, riflettendo la densità occupazionale nelle aree geografiche.
I SETTORI E LE PROFESSIONI PIÙ ESPOSTE
Il 43% degli infortuni per aggressione sul lavoro avviene nel settore della sanità e assistenza sociale. Seguono i trasporti (15%) e i servizi di supporto alle imprese (10%). Le donne risultano particolarmente esposte nella sanità, dove si concentrano il 70% delle aggressioni subite da lavoratrici, in particolare tra infermiere e operatrici socio-sanitarie e dei servizi personali.
Tra le professioni più colpite si segnalano:
- Infermieri e OSS (oltre l’80% donne)
- Autisti, conducenti e capi treno
- Addetti alla vigilanza e alle pulizie
- Vigili urbani
- Insegnanti, in particolare della scuola primaria
- Addetti alle vendite
CONSEGUENZE SULLA SALUTE E SULLE CARRIERE LAVORATIVE
Le conseguenze delle violenze sul lavoro possono essere particolarmente gravi: il 37% delle donne ha sperimentato burnout, mentre ansia, depressione, stress post-traumatico e perdita di autostima sono tra gli effetti più comuni. Il 25% del campione intervistato ha lasciato il lavoro e il 14% è stato licenziato dopo aver subito episodi di violenza.
Le conseguenze di questa tipologia di infortuni, per la stragrande maggioranza sono senza postumi invalidanti permanenti (oltre il 90%). In termini di diagnosi clinica, le contusioni rappresentano il 56% dei casi denunciati, seguite da lussazioni (19%) e fratture (11%). La parte del corpo più colpita è la testa (30% dei casi), seguita dagli arti superiori (25%).
LA VALUTAZIONE DEI RISCHI IN OTTICA DI GENERE
Un altro elemento centrale che emerge dal documento dell’Inail è la necessità di integrare la valutazione dei rischi con una prospettiva di genere. Il progetto “Valutazione dei rischi in ottica di genere” dell’INAIL fornisce ai datori di lavoro strumenti tecnici e applicativi per identificare e prevenire i rischi specifici, tra cui quelli legati a molestie e violenze che possono manifestarsi in diverse forme ed essere di tipo verbale, fisico o psicologico.
Le principali misure di prevenzione e protezione raccomandate includono:
- Adozione di codici etici e disciplinari chiari
- Politiche aziendali di tolleranza zero verso molestie e discriminazioni
- Incoraggiamento al personale a segnalare prontamente episodi di aggressioni
- Sistemi efficaci di segnalazione e risposta
Anche la formazione e la sensibilizzazione continua del personale devono essere attuate affinché i lavoratori siano in grado di riconoscere tempestivamente le situazioni potenzialmente violente o moleste, comprendere i meccanismi psicologici e relazionali alla base di tali episodi e conoscere gli strumenti, le procedure e i canali a loro disposizione per prevenirli, segnalarli e ottenere supporto in modo efficace.
L’articolo MOLESTIE E VIOLENZE SUL LAVORO: L’ANALISI DELL’INAIL SULLE AGGRESSIONI PROFESSIONALI proviene da Vega Engineering.
Autore: Vega Engineering
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